
Durante i lavori di dragaggio eseguiti nel 1932 per la regolarizzazione del corso del Locavaz, emersero dal letto del fiume alcuni blocchi squadrati di calcare, accompagnati da pietre a forma di cuneo — probabilmente pertinenti all’arcata di un ponte — e da un frammento di pietra scolpita. Uno dei quattro blocchi (0,92 × 0,40 × 0,34 m) presentava, presso il margine destro, un incastro in piombo ed una rozza iscrizione incisa con la dicitura LEG XIII. Gli altri tre blocchi mostravano lungo la loro superficie un solco a sezione curvilinea (largh. 14 cm; prof. 7 cm), interpretabile come solco carraio, indizio di un antico selciato stradale. Il frammento di pietra scolpita, probabilmente reimpiegato nella costruzione del ponte, raffigurava in rilievo un delfino, di cui era riconoscibile soltanto la testa (Bertacchi 1979).
Nelle vicinanze del ponte venne inoltre rinvenuto un asse romano (Schmid 1979).
Nel 1978, ricognizioni condotte da Schmid sulla riva destra del Locavaz portarono alla scoperta di un puntale di anfora brindisina e di un orlo di Dressel 6A.
Il ponte, situato lungo il tracciato della strada Aquileia–Tergeste / Aquileia–Tarsatica, fu costruito in epoca augustea per consentire l’attraversamento del Locavaz. L’iscrizione incisa su uno dei blocchi appartenenti all’arcata sembrerebbe riferirsi alla Legio XIII Gemina, dalla quale la strada — menzionata nella Tabula Peutingeriana e nell’Itinerarium Antonini — avrebbe tratto il proprio nome.
La realizzazione del ponte romano permise di abbreviare il percorso, evitando la necessità di aggirare il corso del Locavaz, che in origine doveva essere attraversato in corrispondenza dell’attuale raccordo autostradale. Questo tracciato più antico superava il fiume nel punto in cui la valle si restringe, presso il mulino di Moschenizze o di Sablici, oggi scomparso. Il toponimo Moschenizze — derivante da most, “ponte” — sembra conservare la memoria di tale attraversamento, riferendosi esclusivamente all’area del mulino e non al medio corso del Locavaz, dove sorgeva invece il ponte romano.
In base alle fonti documentarie, la struttura doveva essere composta da due arcate.
In epoca patriarcale il ponte fu ricostruito o restaurato, come attesta un decreto del 1371 che affidava i lavori al fiorentino Stefano Bonaquisti (Kandler, Codice Diplomatico Istriano, IV A, 1351–1450, Trieste, 1847–1849).
Fonte: https://patrimonioculturale.regione.fvg.it
Bibliografia:
– R. AURIEMMA/ V. DEGRASSI/ P. DONAT/ D. GADDI/ S. MAURO/ F. ORIOLO/D. RICCOBONO 2008, Terre di mare: paesaggi costieri dal Timavo alla penisola muggesana, in Terre di mare. L’archeologia dei paesaggi costieri e le variazioni climatiche, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Trieste, 8-10 novembre 2007), Trieste – Pirano.
– L. BERTACCHI 1979, Presenze archeologiche romane nell’area meridionale del territorio di Aquileia, in «Antichità Alto Adriatiche», 15, Udine.
– A. SCHMID 1979, Vecchie e nuove scoperte lungo l’antica rete stradale del Timavo, in «Alpi Giulie. Itinerari alpinistici dell’Ottocento», 62, Gorizia.
– L. BOSIO 1974, L’Istria nella descrizione della Tabula Peutingeriana, in «Atti e Memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria», 74, Trieste.
– A. DEGRASSI 1934, Monfalcone, avanzi di un ponte costruito dalla Legione XIII Gemina, in «Notizie degli Scavi di Antichità», 10, Roma.
Immagine:
Uno dei quattro blocchi emersi durante i lavori di pulizia del Locavaz (da Degrassi 1934).
L’iscrizione ricorda la Legione tredicesima Gemina, che curò la costruzione del ponte in età augustea e che diede il nome alla via di collegamento con Trieste (fonte: https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/wpcontent/themes/friuli/viewer/web/viewer.html?file=https%3A%2F%2Fcatalogazionepatrimonioculturale.regione.fvg.it%2Fsamira%2Fapi%2Fprint%2Fcard%2F549590%3Fprofile%3DSTAMPA_PDF_PORTALE)
Autore: Lorenzo Rossi




