Il complesso archeologico del Monte Zuccon è ubicato nel territorio di Nimis, nel Friuli orientale, a ca. 20 km a nord di Cividale. Si sviluppa su un’area di modeste dimensioni (inferiore a un ettaro), posta lungo la dorsale di un’altura isolata (ca. 450 m slm) e articolata in pianoro sommitale, a nord, da cui si protende verso sud-est una stretta fascia semipianeggiante. Grazie alla sua morfologia e agli affioramenti di roccia che circondano i margini della dorsale, il sito gode di un’efficace protezione naturale e di un’ampia visuale sul territorio circostante, caratteristiche che lo hanno reso storicamente come un luogo favorevole per la difesa e il controllo del territorio.
L’esistenza di un antico “castello” in quest’area (il “Cjscjel di San Zorz”) era nota da sempre a livello locale, grazie ai resti di fortificazioni visibili presso i ruderi di una chiesetta, dedicata per l’appunto a San Giorgio, abbandonata agli inizi del XIX secolo. Ma fu soltanto alla fine degli anni ’80 che venne avviato un progetto di esplorazione archeologica del luogo, nell’ambito di una serie di ricerche, guidate dalle ricognizioni di superficie di Tito Miotti, che miravano a individuare il “castrum Nemas”, menzionato da Paolo Diacono tra i luoghi fortificati del Friuli al tempo dell’invasione àvara.
Le indagini, condotte nei mesi estivi del 1987-1988 dal Centro regionale di catalogazione e restauro del Friuli Venezia Giulia, sotto la guida di G.C. Menis, interessarono i due pianori situati, rispettivamente, alle estremità nord e sud-est del rilievo (aree A, B), dove furono praticati in totale 19 saggi a trincea, nei punti in cui gli strati di humus e la fitta vegetazione lasciavano affiorare resti più cospicui di strutture.
Seguì poi lo scavo dell’area della chiesa, al centro della dorsale (area C), con l’esplorazione dell’edificio e l’apertura di tre saggi al suo esterno. Queste ricerche hanno evidenziato come l’area A, costituita da una piazzola di m 33 x 24 ca. a 469 m slm, avesse ospitato un importante insediamento tra l’età del Bronzo finale e la prima età del Ferro, come testimoniato dal ritrovamento, in giacenza secondaria, di diverse centinaia di frammenti di ceramica (olle, vasi, ciotole) attribuibili a quel periodo. Non sono emerse, invece, evidenze strutturali relative a questo insediamento che, in ogni caso, sfruttò le caratteristiche difensive naturali del luogo. Almeno a giudicare dall’assenza di reperti nelle altre aree di scavo, inoltre, sembra che la frequentazione del colle in età protostorica fosse limitata a questa zona, di fatto il punto più elevato e meglio protetto della dorsale.
torlanIn seguito, dopo una lunga lacuna documentaria che, almeno allo stato attuale delle ricerche, fa supporre come il monte Zuccon non ospitasse insediamenti umani per circa un millennio, si assiste alla rioccupazione dell’altura intorno al V secolo d.C., un periodo in cui le particolari contingenze storiche spinsero a una generale riorganizzazione della rete difensiva in tutto l’arco alpino. In questa nuova fase insediativa i tratti più esposti della dorsale, ma forse l’intero profilo del colle, vennero fortificati con una cinta muraria larga circa un metro, costruita in pietrame legato da malta: ne furono rimessi in luce lunghi tratti, conservati per poche decine di centimetri in alzato, in cui i primi filari andavano per lo più a impostarsi sulle creste rocciose che delimitano l’area. I numerosi materiali rinvenuti, soprattutto contenitori ceramici (con la consueta prevalenza di olle), oggetti d’uso quotidiano (coltelli, fibbie…) e alcune punte di freccia, documentano la lunga vita del “castrum”, almeno fino al pieno Medioevo, senza però fornire elementi probanti per identificarlo con lo storico “castrum Nemas”.
L’articolazione interna dell’insediamento tardoantico-altomedievale non è stata sufficientemente chiarita, sia per il cattivo stato di conservazione delle strutture che per la limitata estensione delle indagini; tracce di strutture d’uso, insieme con una maggiore presenza di reperti, fanno comunque ritenere che le attività si concentrassero nelle aree centrale e meridionale del nucleo fortificato. Nell’area C, infatti, è stato individuato un piccolo edificio abitativo dotato di focolare, pressappoco coevo all’opera di fortificazione; esso conobbe una seconda fase edilizia caratterizzata da un muro curvilineo, nel quale si è voluto riconoscere l’abside di un sacello cristiano (Menis). Tra l’VIII e il X secolo d.C., al di sopra di questo edificio si impostò un’aula di culto rettangolare di m 7,90 x 4,90 (mis. interne), incuneata tra i due margini della scarpata, in senso trasversale rispetto all’andamento della dorsale; l’edificio, cui fu aggiunta in seguito un’abside a ferro di cavallo, era forse già in origine dedicato a S. Giorgio, sebbene tale intitolazione sia nota a partire dal XIII secolo.
Nella propaggine meridionale della dorsale (area B) sono emerse labili tracce di un edificio di forma quadrangolare, addossato al lato interno della cinta muraria, di cui non è stata chiarita la funzione – forse collegata all’apparato difensivo – né la cronologia. Mentre il pianoro meridionale e l’area della chiesa hanno restituito testimonianze materiali che dimostrano una perdurante occupazione fino alla tarda età rinascimentale, sembra che il rilievo settentrionale, più difficilmente accessibile, venisse progressivamente abbandonato intorno al Mille. Anche per le aree che mostrano una protratta continuità di vita, comunque, non si può parlare probabilmente di una presenza umana stanziale, soprattutto nelle fasi più tarde, quando tutte le attività si concentrarono intorno all’edificio di culto che subì rifacimenti e restauri tali da garantirne la sopravvivenza fino al XVIII secolo.

I passi di Paolo Diacono nei quali si fa riferimento a un “castrum Nemas” (Hist. Lang., IV, 37; V, 22) dove le popolazioni trovarono rifugio al tempo delle scorrerie àvare agli inizi del VII sec. e presso cui sarebbe morto il duca Arnefrit, sono riferibili solo ipoteticamente al castrum di San Giorgio. Le fonti documentarie certamente attinenti il sito riguardano quasi esclusivamente la chiesa, a partire dal 1281, quando l’edificio compare tra i beneficiari del testamento di un canonico cividalese (Bertolla-Comelli, p. 118), fino alla sua parziale demolizione nel 1819, a favore della nuova chiesa di Monteprato che ne utilizzò i materiali da costruzione (ibidem, p. 157).
Da notizie d’archivio si apprende che nel ‘500 sull’altura si svolgeva annualmente una fiera in onore del santo eponimo (ibidem, p. 155), ma già all’epoca la zona doveva essere praticamente disabitata, se nel 1512 il monte di San Giorgio veniva concesso in affitto a un abitante di Cergneu, con il patto che curasse l’illuminazione della chiesa e vi facesse celebrare messa almeno una volta al mese (ibidem, p. 118). La frequentazione del colle in questo periodo e durante i secoli successivi era legata alla chiesa, che serviva l’abitato di Torlano e le campagne circostanti, ed era sede curaziale per le popolazioni di etnia slava (“vicariatus Sclaborum”) (ibidem, 155-156).

Fonte: www.ipac.regione.fvg.it

Info:
http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/I-SISTEMI-DIFENSIVI-DEI-DUCATI-LONGOBARDI-il-ducato-del-Fr%E2%80%A6.pdf
Via Borgo Cecchin 9, Nimis
Da via Borgo Cecchin si seguono le indicazioni dei sentieri per raggiungere la chiesa, 1 ora e mezza o più di camminata.

Ulteriori notizie:
NIMIS (Ud), Castrum Nemas e la chiesa di San Giorgio.
Punto di partenza per questo sito è sicuramente il Tractus Italiae Circa Alpes e i Claustra Alpium Iuliarum. Questi due termini indicano un sistema fortificatorio nato come embrione dalla creazione nel 170 d.C. da parte dell’Imperatore Marco Aurelio della praetentura Italiae et Alpium, una sorta di prefettura straordinaria per contenere l’invasione da parte dei Quadi e dei Marcomanni.
Nel corso dei secoli subì varie modifiche per giungere, infine, agli inizi del V secolo alla Notitia Dignitatum, documento che mostra un’Italia stilizzata in una città fortificata con alle spalle le Alpi intervallate da piccole fortificazioni, forse la città di Aquileia con Forum Iulii e Iulium Carnicum (attuali Cividale del Friuli e Zuglio).
Il successivo Regno d’Italia degli Ostrogoti e la lunga guerra greco gotica non porta ad una cessazione nell’utilizzo di queste strutture, anzi, nel 610 d.C. Paolo Diacono cita ancora alcune di queste fortificazioni come le uniche che sono state capaci di resistere all’invasione dei temuti Avari della Pannonia.
Uno di questi castra citati porta il nome di Nemas castrum, probabilmente da identificare con la località di Nimis, se il luogo dove fosse ubicato è pressoché certo, di certo non lo si può dire per quanto concerne l’esatta ubicazione del sito fortificato. Le ricerche verso la sua identificazioni si fanno risalire agli anni ‘70 con molti studiosi friulani, tra cui Tito Miotti, che nel corso di moltissime ricognizioni mapparono il territorio con rilievi dotati di coordinate geografiche indicando qualsiasi ritrovamento di struttura muraria. Nonostante l’accuratezza delle loro indagini, spesso non si può dire lo stesso dell’interpretazione che ne fu data: ad esempio una bressana costruita nel 1930 di cui si è ipotizzato avere tracce di fondazioni tardoantiche, la costruzione stessa di una bressana prevede lo sbancamento intero di una collina e questo in ogni caso avrebbe disturbato eventuali strati antichi.
Sul finire degli anni ‘80 si svolsero due campagne di scavo in località Cjscjel di San Zorz nei pressi della dorsale del Monte Zuccon. Gli scavi interessarono i due rilievi situati nelle estremità nord, definito A, e sud est, definito B, interessando anche la chiesa e un’area ad essa attigua. Complessivamente il rilievo è posto tra i 431 e i 471 metri sul livello con un ridotto pianoro di circa 35×25 metri.
Otto saggi esplorativi hanno dimostrato come il pianoro sommitale settentrionale “A”, fosse stato delimitato da cinte murarie sui lati nord, est e ovest, restando apparentemente aperto verso sud. Le murature erano costituite da pietre locali di medie e grandi dimensioni cementate con malta assai tenace. Lo scavo ha inoltre restituito consistenti tracce antropiche, risultando maggiori le evidenze d’epoca protostorica relative al bronzo finale e alla prima età del ferro. Il periodo tardoantico altomedievale risulta rappresentato da un numero inferiore di reperti tra cui spiccano frammenti di Late Roman 1 e 2, olle e catini-coperchi e alcune punte di freccia.
L’area del pianoro denominata “B” invece si configura come una stretta fascia circondata da pareti scoscese. Gli scavi hanno evidenziato ulteriori tracce di mura di fortificazione con allineamenti di pietre cementati con malta. Inoltre è stata evidenziata un’articolazione interna con resti di acciottolato e una struttura rettangolare pavimentata. I reperti si possono collocare al periodo tardoantico altomedievale con un probabile calo nelle evidenze attorno all’anno mille. Per lo più alcuni coltelli in ferro, punte di freccia e contenitori in ceramica comune.
La chiesa risulta attestata in un documento scritto a partire dal 1281, tuttavia gli scavi all’interno dell’edificio hanno messo in luce forme ceramiche relative alle fasi più antiche che portano ad inquadrare l’insediamento di San Giorgio tra V-VII secolo d.C. Tra la dimissione del primo edificio e la fondazione della chiesa non dev’essere passato molto tempo poiché alcuni frammenti di ceramica grezza, del tutto simili a quelli utilizzati nel riempimento di una fossa pertinente all’edificio più antico, sono stati trovati sotto al pavimento. Questa fase di edificazione si può datare quindi all’VIII-X secolo d.C. In seguito, una generale ristrutturazione comportò la ricostruzione dei muri perimetrali e l’aggiunta di un’abside lungo il lato orientale in un’epoca databile tra XI e XII secolo.
Ulteriori saggi sono stati praticati all’esterno dell’edificio, per verificare, senza esito, l’esistenza di un sepolcreto.

Autore testo e fotografie: William Sambo

Fonte:
tesi di laurea in Conservazione dei beni culturali del dott. William Sambo: Le_fortificazioni_tardoantiche_in_Friuli

Info:
per raggiungere il sito archeologico imboccare il sentiero posto a non molta distanza al civico 9 in via Borgo Cecchin, Nimis. Il sito archeologico si raggiunge dopo circa 4 km di camminata pari a un’ora o un’ora o mezza. Si può scegliere di tornare indietro per lo stesso percorso, oppure di raggiungere Monteprato e quindi attraverso Vallemontana tornare alla propria auto; si consiglia di posteggiare presso la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, oppure di continuare lungo i sentieri che portano a Cergneu o Pecolle e tornare a Nimis seguendo la strada. Con la prima variante si percorrono in totale 15 km, seguendo la seconda si allunga la strada di circa 3 km.

Periodo Storico: Alto Medioevo
Localizzazione Geografica