colloredo

Al centro dell’abitato si trova la Parrocchiale, dedicata ai Santi Nicolò e Giorgio, la cui data di fondazione è incerta, ma si ha una certa notizia di sacerdoti officianti in paese fin dalla metà del trecento.
La prima indicazione si riferisce al 1422, nel Catastico Urbanis, quando, sotto la pieve di Santa Margherita del Grugno, viene indicata una lista di filiali e fra queste quella di “Villa de Colloreto de Prato”.
colloredoIl nome dei titolari compare per la prima volta nel 1474 nell’atto di nomina a Cappellano di Giacomo d’Aulea.
A metà del diciassettesimo secolo fu rilevata la necessità di procedere ad un primo ampliamento della struttura con l’innalzamento dei muri perimetrali e l’apertura di due finestre.
Dopo pochi decenni, a causa dell’incremento della popolazione, la chiesa divenne insufficiente. Si pensò quindi di ricostruirla completamente.
I lavori ebbero inizio nel 1698 e solo nel 1765 venne dichiarata la fine dei lavori.
L’interno è di particolare pregio artistico, in particolare il battistero, l’altar maggiore, il tabernacolo ed il presbiterio.
La navata unica, di pianta rettangolare, con angoli di facciata smussati, misura internamente m. 20,95 per 12,30 ed è coperta da un soffitto a vela non affrescato. La superficie delle pareti laterali è interrotta da due nicchie per parte.
colloredoNelle più avanzate sono collocati, uno di fronte all’altro, gli altari marmorei della Madonna a sinistra e di S. Antonio a destra. Quest’ultimo contiene una tela d’autore ed epoca imprecisati, ma quasi certamente non anteriore al XIX secolo, raffigurante i Santi Antonio Abate, Antonio da Padova e Floriano.
L’elemento di maggior interesse dell’aula è rappresentato dal battistero, posto a sinistra dell’ingresso, in prossimità della bussola, e delimitato da un recinto di colonnine di pietra d’Istria. I pregi principali dell’opera stanno nella buona fattura e nell’effetto cromatico creato dall’accostamento dei materiali. Il basamento che sorregge la vasca e la vasca stessa sono stati ricavati da blocchi di Vallemontana di Nimis, gli specchietti intarsiati sono di marmo giallo di Serre di Rapolano (Siena), l’agile e tornita statuetta del Battista si trova al vertice è di marmo bianco di Massa Carrara.
Il presbiterio, in posizione sopraelevata rispetto all’aula, separato da essa per mezzo della consueta balaustra, ha forma quadrata con lato di m. 9,40. Sul soffitto a crociera sono effigiati San Giovanni Bosco con Domenico Savio, l’Annunciazione, i Santi Cosma e Damiano e S. Pio X, mentre nella lunetta di fondo vi è la Crocefissione.
Al centro si trova l’altar maggiore, massiccio ma ben proporzionato, in marmo di differenti colori, sul quale oltre alle statue dei protettori fa bella mostra di sé il tempietto del tabernacolo, impreziosito dall’immagine della Vergine e da alcuni putti, con al culmine la figura libra del Cristo benedicente appoggiato sulla volta di una corona molto elaborata. Completano il presbiterio i pregevoli scranni del coro.
I locali di servizio sono composti dalla sacristia, arredata con mobili di buona qualità, e, al piano superiore, da un deposito.
Il campanile, addossato al fianco Nord della chiesa, in corrispondenza del coro, venne innalzato con ogni probabilità contemporaneamente al primo edificio di culto. Nessun documento però ne fa menzione. Le notizie ricavabili dagli archivi risalgono a tempi abbastanza recenti. Scopriamo in tal modo che, nel 1773, a causa delle precarie condizioni, subì il primo restauro. L’unico intervento realizzato nell’Ottocento fu l’installazione dell’orologio (1828); nel Novecento, subì altri tre interventi. La costruzione, visibile a lunga distanza grazie alla collocazione su un terrapieno rialzato rispetto al piano stradale, ha pianta quadrata con lato di m. 4,30 ed un’altezza di circa m. 30. La struttura è divisa in tre sezioni: l’inferiore, a quattro piani, in pietra a vista; la cella campanaria con bifore ai quattro lati e, il tamburo ottagonale coperto dalla cupola a cipolla.

Autore: Feliciano Della Mora

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica