marcorina

L’opera di escavazione del canale principale I della bonifica del Brancolo intercettò casualmente presso il ponte della Marcorina due monumenti sepolcrali romani, l’epigrafe di C. Bassius Collinus, e la stele di due donne, Optata Fadia e Statia (Fadia?).
Dalla ricerca d’archivio si può ricostruire la storia del rinvenimento e della successiva collocazione di entrambi: secondo Luisa Bertacchi (1) e Claudio Zaccaria (2) fu rinvenuta nel 1931, mentre Giovanni Battista Brusin (3) , il primo a riportare la notizia, non indica l’anno, ma, leggendo documenti dell’epoca, si può confermare la data proposta (4) e apprendere che la prima venne murata nella chiesa parrocchiale di San Canzian d’Isonzo, mentre la seconda venne portata al Museo di Aquileia dove è esposta ancora oggi.

marcolinaLa lastra rettangolare in calcare per Gaio Bassio Collino, che ricoprì la carica di quattuorviro, si colloca tra il 26 e il 50 d.C..
marcolinaLa stele, dei primi decenni del I sec. d.C., è del tipo ad edicola; all’interno di due arcate sono inserite le immagini di due donne, raffigurate fino al di sotto della vita. Quella a sinistra di chi guarda indossa una tunica a maniche corte ed un mantello, del quale stringe con la mano sinistra un lembo, mentre nella destra tiene un ramo di melograno.
Quella a destra indossa tunica, stola e un mantello che le copre il capo, del quale stringe un lembo con la mano destra, mentre nella sinistra ha una mela.
Al di sotto delle due figure si legge il testo epigrafico in latino che ricorda che l’area sepolcrale è anche di Lucio Vallio Rufo, Lucio Vallio Nammo (?) e Marco Vallio Mar(…).

Bibliografia essenziale:
– G. BRUSIN, San Canziano d’Isonzo. Lapidi sepolcrali, “Atti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei. Notizie degli Scavi di Antichità”, Roma 1933, p. 118, fig. 1, pp. 118-121, fig. 2.
– L. BERTACCHI, Presenze archeologiche romane nell’area meridionale del territorio di Aquileia, “Antichità Altoadriatiche”, XV(1), 1979, pp. 280-281.
– H. PFLUG, Römische Porträtstelen in Oberitalien. Untersuchungen zur Chronologie, Typologie und Ikonographie, Mainz am Rhein, 1989, pp. 192-193 n. 91, taf. 19,3.
– G. BRUMAT DELLASORTE, Le “Acque Gradate” e il vico dei Santi Canziani, in ‘Ad Aquas Gradatas’. Segni romani e paleocristiani a San Canzian d’Isonzo, Udine 1991, p. 27, fig. 37.
– C. ZACCARIA, San Canzian d’Isonzo: testimonianze epigrafiche di età romana, in ‘Ad Aquas Gradatas’. Segni romani e paleocristiani a San Canzian d’Isonzo, Udine 1991, p. 39, p. 40 note 9 e 15, pp. 42-43 n. 3, fig. 3, p. 59; pp. 50-51 n. 10, fig. 10.
– V.M. HOPE, Constructing Identity: The roman Funerary Monuments of Aquileia, Mainz and Nimes, BAR, Int.S. 960, Oxford 2001, p. 145.
– G. LETTICH, Itinerari epigrafici aquileiesi. Guida alle iscrizioni esposte nel Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, (“Antichità Altoadriatiche”, L), Trieste 2003, p. 111, n. 128, fig. 128.
– G. BRUMAT DELLASORTE, I segni della storia a San Canzian d’Isonzo. Itinerario storico-archeologico, Monfalcone 2004, pp. 4, 6.
– G. BRUMAT DELLASORTE, Aquileia e San Canzian, Venezia 2005, pp. 81, 82, figg. 121, 122.
– J. ORTALLI, Simbolo e ornato nei monumenti sepolcrali romani: il caso aquileiese, Antichità Altoadriatiche LXI 2005, p. 255.
– A. GARGIULO, Appunti inediti di Monsignor Giovanni Battista Falzari sulle testimonianze archeologiche di San Canzian d’Isonzo, Tesi di diploma, Università degli Studi di Trieste, Scuola di Specializzazione in Archeologia.
– A. GARGIULO, Mogli, madri e figlie: le donne romane attraverso i ritratti e i testi di alcune iscrizioni della X Regio, 2012, p. 3; pubblicato on line sul sito www.archeofriuli.it.
– A. GARGIULO, Due iscrizioni di S. Canzian d’Isonzo, Bollettino della Società Friulana di Archeologia, n. 3, anno XVI, Novembre 2012, p. 8.
– P. VENTURA – A. GIOVANNINI, Sorelle, spose, madri. Il mondo al femminile nei monumenti funerari di Aquileia, in Cult and Votive Monuments in the Roman Provinces 2015, pp. 350-351.
– F. CILIBERTO, Stele di Optata Fadia, in Volti di Palmira ad Aquileia, a cura di Marta NOVELLO e Cristiano TIUSSI 2017, pp. 111-112 n. 21.
– HD026881.
– EDR 073217, EDR007119.
www.ubi-erat-lupa.org

Foto dal sito: www.ubi-erat-lupa.org

Autore: Alessandra Gargiulo

Note:
(1) – Bertacchi 1979, p. 281.
(2) – Zaccaria 1991, pp. 39, 42.
(3) – Brusin 1933, p. 118. Giovanni Battista Brusin nel suo articolo non specifica l’anno del ritrovamento, ma dice solo che il recupero è avvenuto in quell’estate, forse intendendo l’estate del 1933.
Leggendo il registro d’entrata del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia dove è scritto che la stele di Optata Fadia, fu trovata nel 1932, si potrebbe pensare che l’estate in questione sia quella del 1932, ma grazie ad una lettera del 1931 dello stesso Giovanni Battista Brusin riguardante la proprietà dei due monumenti, si ha la conferma che i due reperti erano già stati rinvenuti nel 1931 (Lettera del 4/9/1931, p. 1 (Archivio della Soprintendenza per i Beni Archeologici del F.V.G. sede di Trieste)).
Da una lettera di don Trampus, allora parroco di San Canzian d’Isonzo, si viene a sapere che il 14 luglio 1931 fu rinvenuta una lapide romana e quindi, visto che l’anno è lo stesso, si può ipotizzare che si tratti proprio della lastra di G. Bassio Collino (Lettera del 15/7/1931, p. 1 (Archivio della Soprintendenza per i Beni Archeologici del F.V.G. sede di Trieste)), mentre da un’epistola di Giovanni Battista Brusin dello stesso periodo si apprende che, nel 1931, vennero trovati vari frammenti di monumenti funerari (Lettera del 16/7/1931, p. 1 (Archivio della Soprintendenza per i Beni Archeologici del F.V.G. sede di Trieste)).
Grazie ad una lettera di Giovanni Battista Brusin, si viene a sapere che un monumento funerario spettava allo Stato e l’altro al Consorzio di Bonifica; per questo motivo lo studioso, dopo aver ricordato che il Museo Archeologico di Aquileia ha scelto la stele di Optata Fadia perché non è in buone condizioni, invita il Consorzio a cedere la lastra di G. Bassio Collino al comune di San Canzian d’Isonzo affinché la collochi nel muro della chiesa (Lettera del 4/9/1931, p. 1 (Archivio della Soprintendenza per i Beni Archeologici del F.V.G. sede di Trieste)).
Dal registro d’entrata del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia si apprende che la stele fu inventariata il 25 agosto 1944 (n. inv. 51459).
Nell’archivio fotografico del museo sono presenti anche due fotografie del monumento. (nn. negativi 1754 e 1718).

 

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica