Il Titolare e patrono della chiesa parrocchiale di Prodolone è San Martino Vescovo di Tours la cui festa si celebra la domenica seguente l’undici novembre.
Nel 1302 Fulcherio del fu Gurizio di Prodolone “in Cortina de Prodolone ante eccllesia in S. Martini vendette per 600 marche di denari aquileiesi a Duringo di Mels il castello di Prodolone coi borghi, fratta, mansi, molini, braide, cereali, prati, selve, rogge, corsi d’acqua, diritti di cacci e di pesca ecc… fino alle strade pubbliche”.
Si tratta di un documento doppiamente importante in quanto conferma la preesistenza del castello al 1366 e il fatto che a Prodolone, oltre al castello, esisteva almeno dal 1302 una centa o cortina attorno alla chiesa di San Martino. E’ possibile che alla primitiva cinta, costruita con la chiesa probabilmente intorno alla metà del Duecento e nella quale era presente una casaforte, si fosse sostituito nella seconda metà del Trecento un castello munito di torri e di un fossato così come appare nelle rappresentazioni cartografiche settecentesche. Della centa, che doveva trovarsi attorno alla chiesetta di San Martino, così come del castello, non sussiste alcuna traccia.
Lo stile della facciata, il rosone, alcuni archetti ornamentali deteriorati dal tempo ed il coro di stile romanico hanno portato a ritenere che la costruzione dell’edificio precedente sia da collocarsi attorno al 1100.
Si hanno notizie della consacrazione della chiesa nel 1349. L’edificio venne distrutto o gravemente danneggiato nel 1412, quando il paese fu quasi totalmente incendiato dai veneti, e da un altro incendio avvenuto l’anno successivo. La chiesa venne riparata e consacrata nel 1448.
Nel 1584, durante una visita apostolica Mons. Cesare de Nores, vescovo di Parenzo, registrò nella chiesa la presenza di sette altari, di cui solo tre consacrati, quello maggiore dedicato a San Martino, quello del SS. Sacramento e quello di Santa Maria Elisabetta. Egli dispose che gli altri altari, di S. Giuseppe, S. Gottardo, S. Floreano e della SS. Trinità fossero demoliti.
Nel 1600 venne eretto un nuovo altare maggiore e nel 1732 un tabernacolo di pietra. Nell’aprile del 1833 un fulmine cadde sulla chiesa e sul campanile provocando molti danni. Durante i lavori di restauro, iniziati nel 1857, il corpo centrale fu sopraelevato di un metro, furono aggiunte due cappelle, le finestre ogivali vennero sostituite da finestre a mezza luna e l’interno della navata venne trasformato in stile rinascimentale.
Nel 1909 il Vescovo manifestò il desiderio di vedere sorgere una nuova chiesa in grado di accogliere l’accresciuta popolazione. Verso la fine del 1948, il parroco don Antonio D’Andrea, constatato che non era possibile provvedere alla costruzione di una nuova chiesa, sia per l’insufficienza dei fondi che per le conseguenze delle due guerre mondiali, decise di affidare al sig. Antonio Michelin da Portogruaro il compito di ritinteggiare la vecchia chiesa. Alla prima raschiatura della vecchia tinta, apparvero pregevoli affreschi che vennero sottoposti ad una semplice pulitura.
Nel 1951 la chiesa venne restaurata, eliminando la cappella prospicente la piazza, trasformandone un’altra in ambienti ad uso sacrestia e per le attività parrocchiali. Venne rimesso in luce il fregio della facciata e riaperte le finestre ogivali. Nel 1973 venne messo a nuovo il portale d’ingresso e a destra della porta venne tolta una lapide al di sotto della quale emerse una nicchia che conferma l’antichità della chiesa di S. Martino. Consiste in uno scavo di forma rettangolare con copertura ad arco, praticato nello spessore del muro che veniva usato per custodire una lanterna ad olio che veniva accesa di notte per indicare ai viaggiatori il luogo sacro in cui potevano trovare rifugio e riposo alla notte.
Oggi la chiesa si presenta con facciata a capanna con un rosone che sovrasta il portone principale. Il campanile che interrompe la facciata è alto 27 metri ma originariamente era più basso e venne rialzato nel 1871-1872. L’ambiente interno, ad aula unica, è coperto da un soffitto a capriate mentre la zona del coro presenta una volta a crociera. Ai lati dell’abside si trovano due cappelle e la sacrestia.
Dell’antica chiesa rimangono certamente il coro e un muro perimetrale. All’esterno, sulla parete destra dell’aula e nell’abside sono visibili gli affreschi emersi negli anni cinquanta del secolo scorso.
Gli affreschi più antichi presenti nella chiesa sono attribuiti ad Andrea Bortolotti detto il Bellunello, chiamato così perché nato a Belluno verso il 1430. Il pittore, di cui si sa poco, si stabilì a San Vito nel 1455 dove operò fino al 1494, anno della sua morte.
All’esterno, la parete frontale conserva tracce di un S. Cristoforo, quella laterale un affresco, gravemente mutilo e assai corroso dalle intemperie, che rappresenta la Madonna seduta in trono con Bambino. Per motivi stilistici e per la somiglianza con altre opere del pittore, quest’ultimo è stato attribuito al Bellunello e datato attorno al 1490.
Allo stesso pittore è riferita anche una Trinità presente sulla parete sud dell’aula. Sulla stessa parete compaiono anche altri affreschi: una Madonna seduta con il bambino in braccio e ai lati S. Francesco e S. Antonio; un altro santo e un San Martino a cavallo. Seguono una serie di lacerti poco leggibili tra cui un angioletto in atto di bere da una brocca. Al di sotto si colloca la Trinità attribuita al Bellunello. Più oltre, vicino alla porta principale, si vede un’altra Madonna con il Bambino e S. Pietro ed altri santi, in gran parte poco leggibili. Questa serie di dipinti, collocati in riquadri delineati da cornici fanno pensare che un tempo gli affreschi ricoprissero tutta la parete.
Anche il coro doveva essere completamente affrescato, anche se quel che rimane è frammentario a causa dei danni provocati dal tempo, dalle modifiche alle finestre e dall’apertura di due aule che si affacciano direttamente sul coro. Sulla volta a crociera, in quattro scomparti, sono dipinti gli Evangelisti e i Padri della chiesa, seduti e con un libro aperto in mano. In basso, più piccoli, i simboli degli evangelisti e quattro piccole scene, scarsamente leggibili, della vita di Gesù: Natività, Infanzia, Battesimo e Resurrezione.
Nella parete di fondo, lesionata anche dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, vi è una Crocifissione molto deteriorata. Ai piedi della croce sono ancora visibili le figure delle pie donne e della Madonna, così come la Maddalena che abbraccia la croce. Ai lati del Cristo si vedono le croci dei due ladroni. Tutto attorno si affollano i soldati romani a piedi e a cavallo. Tutte queste figure sono abbigliate alla moda medievale e sono molto stilizzate nella forma.
Anche le altre due pareti del coro presentano resti di affresco, interrotti da finestre rotonde e, in basso, dall’accesso alle due aule adiacenti. Sulla parete destra si vede una scena di Resurrezione nella lunetta e al di sotto una serie di figure di santi, interrotte dalla cappella della misericordia. Sulla parete sinistra la decorazione, che doveva essere speculare, è in gran parte perduta. Nell’intradosso dell’arco vi sono, racchiuse in formelle, dieci figure di sante e martiri della chiesa. In basso, a completamento dell’arco ed a grandezza naturale vi sono le figure di San Bartolomeo, con la propria pelle in spalla, e di un Santo Pontefice.
Gli affreschi del coro e delle pareti sono attribuiti alla scuola di pittura sanvitese e, eccetto per quelle non attribuite direttamente al Bellunello, a Giovanni Pietro Albanese più noto come Pietro da San Vito (1495-1529).
Il pittore, che fu probabilmente allievo dello stesso Bellunello, nacque a San Vito al Tagliamento nel 1470 morì nel 1545 circa. La sua attività, di autore di opere su tela e ad affresco, ma anche di statue e ancone in legno, è documentata in varie chiese del Friuli dal 1492 al 1544. Solo parte delle opere allo stesso attribuite sono confermate da documentazione e Pietro viene ritenuto un pittore minore, divulgatore di motivi appresi dai maestri maggiori come il Bellunello o Gianfrancesco da Tolmezzo.
La pala di San Martino dipinta dal sanvitese Antonio Zuccaro (1854), un tempo collocata sull’altare maggiore, così come la Pala con la Visitazione dipinta da Gaspare Diziani (1743) e quella detta di San Gottardo, sono oggi collocate sulle pareti laterali.

Fonti:
– Bergamini Giuseppe e Tavano Sergio. Storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia. Chiandetti Editore, Reana del Rojale 1991
– De Benvenuti Angelo. I Castelli Friulani. Camera di Commercio, Industria e Agricoltura di Udine, 1950.
– Garofalo Paolo. Prodolone tra arte e natura. Un percorso storico e naturalistico. Tip. Sagittaria. Concordia Sagittaria 2007
– Giuseppe. Prodolone parrocchia 1300-1970. Arti Grafiche Friulane – Udine 1977
– Miotti Tito – Castelli del Friuli 4 Feudi e Giurisdizioni del Friuli Occidentale. Del Bianco Editore 1980
– Rizzi Aldo. Profilo di Storia dell’arte in Friuli. 2 Il Quattrocento e il Cinquecento. Del Bianco Editore. 1979.
– Rizzi Aldo Contributo agli studi sul Bellunello In: Ce fastu?, a. 33-35(1957-1959), n.1-6
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=65746
https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/bellunello-andrea-andrea-di-bertolotto-a-di/
https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/pietro-da-san-vito/

Info:
San Vito al Tagliamento – Piazzale della Chiesa, 33078 Prodolone, San Vito al Tagliamento PN
La chiesa è aperta in occasione delle celebrazioni.

Data ultima verifica: maggio 2021

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon.

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica