
Percorrendo la strada cha da San Giorgio della Richinvelda conduce a Spilimbergo si incontra Gradisca, la frazione più a sud del capoluogo.
Il toponimo di Gradisca deriva da grad, termine di origine slava che significa “città” ma anche “luogo cintato”, “fortificazione”.
Dalla strada non si nota nulla, ma è proprio grazie (anche) alla strada che questa “fortezza”, nascosta per lunghi secoli, è venuta alla luce. Era il 1880 quando, durante gli scavi per la costruzione della strada che da Provesano porta a Spilimbergo, vennero recuperati numerosi reperti. Tali ritrovamenti proseguirono anche nel 1893, quando ci furono i lavori per la costruzione della linea ferroviaria Casarsa-Spilimbergo. Dai due scavi emersero frammenti di ceramica e diversi reperti in bronzo di ottima fattura e conservazione: asce ad alette, cuspidi di lancia, falci messorie, spilloni, fibule e oggetti ornamentali di bronzo informe. Purtroppo, le suddette opere viarie, pur consentendo queste straordinarie scoperte, rovinarono irrimediabilmente l’opera che le conteneva.
Ci si era imbattuti in un castelliere, più precisamente in quello che sarà definito castelliere di Gradisca. Esso era un villaggio fortificato, fondato verso la fine del XI-metà X secolo a.C., posto su uno sperone terrazzato fluvioglaciale tra la confluenza del torrente Cosa e del fiume Tagliamento. Era cinto a scopo difensivo da alti argini (aggeri), di circa 6 metri di altezza, costituiti da ghiaia, ciottoli di fiume e terra. La sua pianta era verosimilmente quadrata o rettangolare e con i vertici arrotondati. Questa forma originaria è deducibile osservando il rilievo planimetrico fatto dal Quarina nel 1943 e considerando sia l’effetto erosivo del torrente Cosa nel lato sud-ovest, che lo sbancamento effettuato sul lato est per la costruzione delle opere viarie citate prima.
Dell’antico terrapieno difensivo restano oggi visibili soltanto dei resti lungo il lato settentrionale (sezione M-N indicata sul rilievo del Quarina) ed uno spezzone lungo quella occidentale: su questo lato, negli anni ’60, gran parte dell’aggere venne abbattuto per ottenere poche centinaia di metri quadrati di terreno, terreno quasi sterile poiché costituito prevalentemente da ghiaia.
Tra i diversi castellieri che si contano in Friuli questo di Gradisca è tra i più noti ed estesi. Citato da illustri studiosi fin dalla fine dell’Ottocento, solo fra il 1987 e il 1992 fu studiato in maniera sistematica da archeologi dell’Università degli Studi di Trieste. Questo sito ebbe anche una straordinaria continuità abitativa, visto che fu frequentato fino alla fine del III-IV/V sec. d.C.
Tale rilevanza è probabilmente dovuta alla posizione in cui era costruito, tanto da assicuragli un ruolo commerciale di rilevo oltre che un punto di controllo strategico. Era una sorta di avamposto, posizionato quasi specularmente al castelliere sorto sulla riva opposta del fiume Tagliamento (vicino a Bonzicco di Dignano), a controllo delle vie di traffico est-ovest e nord-sud (lungo il Tagliamento) che si intrecciavano in questo punto.
Con il passare del tempo, alla funzione di presidio si affiancò quella produttiva di manufatti di metallo e di smistamento di merci, anche pregevoli.
All’interno di questo villaggio protostorico doveva esserci una fervente attività: oltre alle abitazioni c’erano le officine metallurgiche e le botteghe, mentre, addossati al terrapieno interno, si trovavano dei magazzini per le derrate alimentari e le stalle.
Per farsi un’idea di come doveva essere la vita in questo villaggio si può fare una visita al Museo Archeologico del Friuli Occidentale – Castello di Torre: oltre ai reperti ritrovati nel sito, si possono vedere delle ricostruzioni di alcuni ambienti, come le abitazioni e l’officina metallurgica.
Le forme di fortificazione del sito cambiarono nel tempo; le prime furono costituite da una palizzata, successivamente rimpiazzata, fra l’età del bronzo finale e l’età del ferro (metà-fine X sec. a.C.), da un basso terrapieno di terra e ciottoli fluviali irrobustito da file di pali, con lo scavo di un fossato interno.
Verso la fine del X secolo a.C. il castelliere venne dotato di una nuova cinta, costituita da un sistema di cassoni lignei riempiti da ghiaie e falde di limo e sabbia completata sul colmo da una doppia palizzata.
Dopo la fine dell’VIII sec. a.C., in seguito ad un incendio che distrusse in più punti l’opera, il villaggio venne abbandonato, per essere poi rioccupato nel corso del VII sec. a.C. inoltrato, dove vennero anche ripristinati tratti di aggere e i vani-magazzini.
Nel VI-V sec. a.C. il castelliere ebbe un buon periodo di sviluppo grazie al commercio, soprattutto con gli empori greco-etruschi del delta del Po, come dimostra un frammento di ceramica greca a vernice nera.
Successivamente tale sviluppo subì un brusco arresto alla fine del V sec. a.C., come successe ad altri castellieri della pianura friulana.
Il castelliere di Gradisca venne abbandonato nella seconda metà del IV sec. a.C. per essere rioccupato in epoca romana (tra il I sec. a.C. – I sec. d.C. e tra la fine del III-IV/V sec. d.C.) ed in epoca tardoantica e nel Medioevo.
Proprio nel Medioevo (fine X sec.), a seguito delle devastanti incursioni degli Ungari, questi territori vennero ripopolati da coloni di etnia slava chiamati dal patriarca di Aquileia, da qui l’origine slava del toponimo Gradisca.
Fonti:
– AA.VV., Cjastelirs, Tumbaris, Mutaris … viaggio tra i contadini-guerrieri di un Friuli protostorico, Comune di Mereto di Tomba, Alessandro D’Osvaldo Editore, 2018
– L Quarina, Castellieri e tombe a tumulo in prov di Udine, in “Ce Fastu” Bollettino della S.F.F., Anno XIX – n. 1 – 2 Aprile 1943
– https://www.protostoriainfriuli.it/…/castelliere-di…/
– Eagle FVG – Banca dati cartografica del Friuli-Venezia Giulia. https://eaglefvg.regione.fvg.it/
– https://museoarcheologico.comune.pordenone.it/
Bibliografia:
– AA.VV. La vita quotidiana nei villaggi protostorici: La vita quotidiana nei villaggi protostorici a cura di Federica Zendron, Francesca Ciroi, Susi Corazza, Giovanni Tasca.
– AA.VV. VENETO E FRIULI VENEZIA GIULIA, Guide Archeologiche – Preistoria e protostoria in Italia – n. 7 – Gradisca di Spilbergo (loc. Castellieri) (Pn), al XIII Congresso Int. Scienze Preistoriche e Protostoriche, Forlì 1996, Edizioni ABACO, pp. 207-213.7
Vedi anche: L Quarina, Castellieri e tombe a tumulo in prov di Udine, in “Ce Fastu” Bollettino della S.F.F., Anno XIX – n. 1 – 2 Aprile 1943.
Vedi anche: https://www.protostoriainfriuli.it/siti/castelliere-di-gradisca-sul-cosa/




