odorico

La semplice, ma armoniosa facciata della chiesa della Beata Vergine del Carmine a Udine si affaccia, un po’ arretrata, sulla via Aquileia. Venne costruita agli inizi del Cinquecento (1525) con annesso monastero per ospitare i monaci Carmelitani che, nel corso del sei-settecento, la arricchirono di opere notevoli. Nel 1770 vi si trasferirono i frati francescani che, in cambio, lasciarono la chiesa e convento di S. Francesco al Comune per l’ampliamento dell’ospedale. Per effetto delle leggi napoleoniche la chiesa e il convento di via Aquileia vennero demanializzati e i francescani dovettero abbandonarli. Riconsacrata nel 1831 la chiesa divenne parrocchia. Il convento venne distrutto da un bombardamento nell’ultima guerra.
Quando nel 1771 i francescani si spostarono in borgo Aquileia trasferirono nella chiesa del Carmine anche le spoglie del confratello Beato Odorico Mattiussi da Pordenone assieme all’artistica arca marmorea che le conteneva. Il corpo del Beato, tolto dalla sua arca per evitare possibili profanazioni da parte dei soldati che occuparono il convento, nel 1806 venne portato di nascosto nel Duomo e solo parecchi anni dopo venne ricollocato nella chiesa del Carmine.
Secondo la tradizione Odorico Mattiussi nacque a Villanova (presso Pordenone) attorno all’anno 1265. Entrò giovanissimo tra i frati minori del convento di San Francesco in Udine dove prese gli ordini. Di lui si sa che trascorse del tempo come eremita, rifiutò incarichi nel convento e si dedicò alla predicazione. Ad un certo punto chiese di partire per il leggendario Catai, l’attuale Cina, allora sotto il dominio dei Mongoli.
Nel 1330, dettò le memorie del suo viaggio, l’“Itinerarium o Relatio”. Sappiamo così che durante il suo lungo viaggio toccò Ceylon, Sumatra, Giava, il Borneo e probabilmente l’arcipelago filippino. Durante il viaggio predicò, battezzò ed organizzò numerose comunità religiose. Pericoli, torture e rischi di ogni genere costellarono il suo viaggio verso la Cina che raggiunse nel 1324. Dopo tre anni di permanenza e apostolato nell’attuale Pechino (1325-1328), l’arcivescovo Giovanni da Montecorvino gli ordinò di tornare a casa per chiedere al papa l’invio di altri frati.
Nel viaggio di ritorno Odorico attraversò Tibet, Pamir, Afghanistan, Persia e Armenia. Giunto a Venezia nel 1330 partì diretto alla sede papale di Avignone. A Pisa però si ammalò e la tradizione riferisce che gli apparve San Francesco che gli ordinò di tornare al convento di Udine. Qui muore poco dopo il suo arrivo il 14 gennaio 1331.
odoricoLa salma rimase esposta per giorni e fin da subito gli vennero attribuiti numerosi miracoli, annotati ai fini della sua canonizzazione per ordine del patriarca di Aquileia, Pagano della Torre. I documenti andarono però perduti e fu solo il 2 luglio 1755 che Benedetto XIV ne riconobbe il culto. Alla vita del Beato venne dedicato un ciclo di affreschi nella chiesa di San Francesco a Udine, realizzati da un pittore di formazione giottesco padovana intorno al 1435.
Già poco dopo la morte Odorico divenne oggetto di venerazione così la città di Udine decise di accollarsi i costi della realizzazione di un’arca per custodirne le spoglie. I committenti fecero ricorso allo scultore veneziano Filippo de Santi che scolpì l’arca nella sua bottega nella laguna mentre l’installazione fu affidata a maestranze locali. L’arca venne trasportata via mare ad Aquileia e da qui via terra a Udine, dove, nel 1332, venne assemblata nella chiesa di San Francesco.
Il sepolcro si erge oggi nella cappella sinistra della chiesa del Carmine, dove nel 1931 venne ricomposta in occasione del sesto centenario della morte del Beato Odorico, secondo un disegno precedente al trasferimento dalla chiesa di S. Francesco (1771). All’epoca era stata trasformata in altare, le quattro colonne erano andate disperse e recuperate solo in seguito mentre il bassorilievo posteriore staccato rischiò, a fine dell’Ottocento, di essere venduto ad un antiquario.
Oggi la tomba si compone di una cassa sostenuta da quattro robuste colonne con base moderna e capitelli scolpiti. Sui lati del sarcofago figure e scene a rilievo in marmo si alternano a specchiature in alabastro screziato, mentre al di sopra corre una larga cornice fogliata, secondo una tradizione precipuamente veneziana.
Su quella che è oggi la fronte dell’arca appaiono alle estremità due statue, San Francesco riconoscibile dal saio e dalle stimmate e una santa martire. Al centro, in un riquadro orizzontale vi è la raffigurazione del corpo del Santo calato nella tomba tramite un lenzuolo sorretto da due angeli. Dietro il corpo si allineano un chierico, il patriarca Pagano della Torre, tre frati minori e un laico identificato nel castaldo di Udine, Benadiggi, che aveva promosso la realizzazione dell’arca. Più in basso il santo è rappresentato a mezzo busto con le braccia tese a impugnare due stendardi un tempo ornati da croci guelfe, con sotto gli stemmi dei della Torre e, quasi cancellato, quello dei francescani. Ai lati sono due angeli a mezzo busto, oranti e con le ali spiegate.
odoricoIl viso di Odorico si ritiene sia stato realizzato seguendo la descrizione che del Beato davano le fonti antiche “aveva il volto pallido per i rigori dell’ascesi; una lunga barba gli scendeva dal mento, dividendosi poi in due corni, rossastra ma con venature di bianco” (Tomasi 2008).
Sul lato lungo opposto (non visibile in quanto l’accesso all’interno della cappella non risulta consentito), al centro Odorico è figurato mentre predica ad una folla variegata e compie guarigioni miracolose. Alle due estremità si trovano due statue, un angelo e Maria, che compongono un’Annunciazione. Sui lati corti sono rappresentati da un lato un santo francescano e dall’altro San Ludovico di Tolosa con le insegne vescovili. Rimangono tracce della colorazione che un tempo ricopriva il monumento.
Dotato di notevole abilità tecnica, Filippo de Santi (che secondo la critica si avvalse di numerosi aiuti) si mostra tipico esponente della scultura veneta dell’epoca, richiamata dal contrasto cromatico tra il candido marmo e l’alabastro, con alcuni i richiami all’arte toscana come nelle forme leggermente curvate delle statue poste agli angoli del cassone.

Autore: Marina Celegon

Bibliografia:
– Bergamini G., Tavano S. Storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia. Chiandetti Editore 1991
– Buora Maurizio. Guida di Udine. Arte e storia tra vie e piazze. Edizioni Lint Trieste 1986
– Mor Luca. La scultura monumentale in Friuli: itinerario breve dall’età romanica al Trecento in Pastres Paolo (a cura di) Arte in Friuli. Dalle origini all’età patriarcale. Società Filologica Friulana 2009
– Tomasi Michele, Santi, scultori, committenti nel Friuli gotico: attorno all’arca di Odorico da Pordenone in Splendori del Gotico nel patriarcato di Aquileia. Civici Musei di Udine 2008
– Sito Chiesa del Carmine http://www.parrocchiacarmine.it

Info: Via Aquileia, 63 – Udine

Vedi anche: Udine. Gli affreschi nella Chiesa di San Francesco – https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/udine-gli-affreschi-nella-chiesa-san-francesco/

Galleria immagini:

 

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica
Visualizzazione delle schede relative a contesti archeologici visibili nell'arco di 5 km dalla località di partenza