
Il mulino di Pastor, chiuso al pubblico ma ancora in grado di funzionare, utilizza le acque di una roggia alimentata dal fiume Ledra e denominata Grava (dal friulano “grave” ghiaia; l’idronimo sta ad indicare dei terreni in cui si riversavano nei secoli passati i sedimenti trasportati dalle piene del Tagliamento, che allagava la piana prima della costruzione del grande argine eretto tra Ospedaletto e Cimano)…
A Buia, ricca di acque di risorgiva, i primi mulini sorsero nel basso Medioevo. Uno di questi viene citato in un documento del 1435: era costruito sulla Roggia Grava autorizzata dal patriarca di Aquileia nel 1287 (a benefiare della concessione di “Trahere unam Roian de aqua Ledrae” era stato un certo Asquino di Buia).
Un capitolo degli Statuti della Comunità, del 1371, obbligava i mugnai di Buia ad utilizzare per i cereali la misura di Gemona.
Nei secoli successivi le rogge ed i canali sussidiari del Ledra subirono continue modifiche per aumentare la portata e ricavare i salti necessari ad azionare gli impianti (mulini, battiferro, segherie, trebbiatrici, …) che erano stati realizzati lungo il loro corso.
Nella frazione di San Floreano si ha notizia di due mulini idraulici…L’opificio che operava lungo la Grava appartenne anticamente ai conti Savorgnan, per poi passare in proprietà alla famiglia Barnaba di Buia, che ancora oggi ne è proprietaria .. Nel 1970 il mulino chiuse al pubblico.
L’altro mulino sulla roggia Grava è andato distrutto con il terremoto del 1876; era detto “di Pevar” e risaliva al XIV secolo.
Il mulino “di Pastor” attualmente si presenta a tre piani, con murature in pietra e laterizi e vani regolari collegati verticalmente da ripide scalette di legno. Della struttura originaria l’edificio conserca il corpo base a forma di parallelepipedo, su cui nel 1925 fu realizzata una sopraelevazione per l’inserimento dei nuovi impianti di macinazione a cilindri. …
All’interno del mulino si può osservare la grande macina fissa tipica del sistema di macinazione a palmenti (quella superiore è stata prelevata e trasferita nel giardino di casa dei proprietari (famiglia Barnaba).
Bibliografia:
– Falcioni G., Cenni storici e statistici sui mulini da grano nella provincia di Udine. Tip. Seitz, Udine, 1878, pp. 32-35
– Ellero G., Buja. Terra e popolo. Comune di Buia, 1984, pp. 100-102
– Gri G.F., Giurisdizione e Vicinia nell’età moderna. Il caso di Buia, in “I Savorgnan e la Patria del Friuli dal XIII al XVIII secolo“, Prov. di Udine 1984, pp. 181, 194
– Santi F., Mulin di Pastor. In “Cjases di Buje“. Associazione culturale “el Tomat”, Buia 2002, pp. 19-22.
Fonte:
AA.VV. Ruote d’acqua per farina, Mulini della Carnia e del Friuli nell’itinerario del fotografo Albano Quaiattini, Utopie Concrete, Venzone 2002, pp. 51-53.




