La pieve di San Lorenzo, a Varmo, ha origini che si perdono nel tempo. Le fonti concordano sull’esistenza di una chiesa medievale sul sito e la tradizione storica locale la considera edificata su un sedime antichissimo: ricorda già nella seconda metà del XII secolo una chiesa “in cattivo stato”
Un’altra attestazione importante viene dall’ambito archivistico ecclesiastico, che segnala a Varmo la presenza di un titulanus nei versamenti delle decime del 1296

Per secoli San Lorenzo fu legata alla pieve matrice di Codroipo. Proprio questa dipendenza emerge nella storia locale: la comunità di Varmo cercò a lungo una propria autonomia ecclesiastica, sostenuta anche dai conti di Varmo, famiglia che ebbe un ruolo rilevante nel sostegno materiale e nel prestigio della chiesa.
L’edificio antico venne ampliato o ricostruito nel Quattrocento e poi sostituito nell’Ottocento dall’attuale chiesa.

La storia della pieve è anche la storia del suo patrimonio artistico. L’opera più celebre è il trittico di Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone, completato nel 1529 dopo il rogito del 1526: è il grande capolavoro identitario della chiesa e del territorio. Nella tela di San Lorenzo, il Vangelo sembra quasi uscire dal quadro, dettaglio spesso ricordato come una delle invenzioni più sorprendenti dell’opera.
Accanto al trittico, la pieve conserva altre opere di rilievo: il fonte battesimale del 1541 con lo stemma dei conti di Varmo; la pala di Pomponio Amalteo del 1542 nell’altare laterale sinistro; la pala della Trasfigurazione di Francesco Floreani del 1584; i due altari laterali “gemelli”, espressione della produzione veneto-friulana della seconda metà del Seicento.

Autore: Paola Treppo 13 apr 2026

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica
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