
La Chiesa Parrocchiale della Beata Vergine Annunziata a Flaibano è il prodotto di continue modifiche succedutesi nei secoli e culminate nel quasi totale rifacimento avvenuto tra gli anni 1922 e 1933.
Contribuì alle sue decorazioni il grande scultore Giovanni Antonio Pilacorte (1455-1531). È suo il portale laterale che si affaccia sulla piazzetta, adornato con sedici facce di angioletti (putti) uno diverso dell’altro che ornano con grazia l’entrata. All’interno si trovano due notevoli acquasantiere, una del 1511, attribuita allo stesso Pilacorte, ed una del 1671.
Flaibano era una delle sette ville costituenti la pieve di Dignano, pieve che fu unita all’Abbazia di Moggio prima del sec. XIII. Notizie di una chiesa dedicata a Santa Maria si trovano in un documento datato 1466 dell’Abbazia di Moggio nel quale è stabilito che un certo sacerdote dovesse risiedere a Flaibano. Nel 1506 la chiesa venne dotata di un pregevole portale realizzato dal Pilacorte, come attesta un’iscrizione sullo stesso. La chiesa venne consacrata il 15 settembre 1510.
Dalle periodiche visite pastorali si sa che nel 1595 la chiesa era dotata, oltre che dell’altare maggiore, di altri due altari.
Nel 1638 è registrata la presenza sull’altar maggiore di una immagine della Vergine e del Padre Eterno in scultura.
Modifiche notevoli vennero apportate all’edificio nel 1736 e nel 1772, quando venne consacrato l’altare maggiore in marmo con le statue ai lati dell’Annunciazione e dell’Arcangelo Gabriele.
A seguito delle modifiche del 1736 (Vale 1941), il portale del Pilacorte fu smontato e ricomposto sul fianco della chiesa. Come la precedente, la chiesa era collocata all’interno della cortina che cingeva parte del paese.
Nel 1922-23 la chiesa venne completamente restaurata ed ampliata e, dopo il terremoto del 1976, l’edificio è stato oggetto di un restauro conservativo.
L’attuale edificio è ad aula con basse ali laterali, un profondo presbiterio ed un’abside pentagonale. Sul lato sinistro è addossata la sacrestia mentre la torre campanaria è sul fianco destro. La copertura è in coppi.
La facciata è divisa da quattro alte paraste ioniche su plinti che sostengono un cornicione liscio ed un profondo timpano che agli apici sostiene due statue e la croce. Il ricco portale barocco in pietra culmina nell’elegante arco spezzato, che fa corona alla lunetta, impreziosita da una pregevole scultura di Madonna con Bambino, inserita in una piccola nicchia. Il sottostante portale a volta sostiene la parte superiore tramite paraste con capitelli ionici. Agli angoli esterni della facciata sono collocate le statue di S. Pietro e di S. Paolo.
La torre campanaria (alta 34 metri) era originariamente più alta ed a cupola, lesionata gravemente da un fulmine il 29 luglio 1759 venne successivamente abbassata.
Come detto il portale laterale è opera del Pilacorte, datata e firmata 1506. Scultore di origine ticinese Pilacorte si trasferì a Spilimbergo e, nei suoi ultimi anni, a Pordenone. Dalla sua bottega uscì un’abbondante quantità di opere, gran parte delle quali si trova in diverse chiese del Friuli e dei paesi limitrofi.
Il portale di Flaibano venne eseguito secondo un modello presente anche in altri edifici sacri dello scultore. E’ caratterizzato da sedici cherubini, i cui volti sono uno diverso dell’altro. Se ne contano cinque per ciascuno dei lati e sei nella parte superiore.
Nella sovrastante lunetta è inserito un tondo contenente una Madonna dalle forme ampie e materne che stringe tra le braccia il Bambino benedicente.
Sull’architrave si trova l’iscrizione dedicatoria a Maria Madre delle Grazie e la data 1506 (“ANNO ● LVSTRA ● SVP(er) ● TRECE(n)TA ● SEXTO / GRATIARVM ● MATRI ● MARIÆ”) mentre sullo stipite sinistro in basso l’iscrizione dove Pilacorte si definisce Spilimberghese (“1506 /IOHAN(nes) ● ANT(onius) / PILACORTÆ / SPILI(m)B(ergensis) ● FATIE / BAT” – 1506 Giovanni Antonio Pilacorte Spilimberghese faceva).
Sullo stipite destro, in basso, il Pilacorte scolpì il suo simbolo mentre ad un’epoca successiva risale un’altra iscrizione, di difficile lettura, che riporta il nome di Zaccaria Tiritelli e la data del 1660 (ZACHARIA / TIRITEL /1660). In più fonti questa data viene erroneamente riportata come 1506. Un’altra iscrizione con le iniziali N.M. che si trova sullo stipite sinistro è anch’essa ritenuta aggiunta di epoca posteriore.
Quando nel 1736 il portale venne spostato, vennero anche inseriti due nuovi basamenti non decorati per aumentarne l’altezza per adeguarlo alle maggiori dimensioni della chiesa.
L’interno è composto da un’ampia aula sulla quale si aprono quattro cappelle laterali, inquadrato da paraste ioniche, al di sopra delle quali una cornice aggettante corre anche lungo il presbiterio. Sul lato sinistro è collocato il fonte battesimale, su quello destro si apre il portale laterale. Il presbiterio, rialzato di tre gradini e chiuso dalle balaustre, prospetta tramite l’arcosanto a tutto sesto ed è concluso dall’abside con catino. Il soffitto è a capriate scoperte.
Alla chiesa più antica risale anche un’acquasantiera con motivo di putti ad altorilievo sul fusto e motivi decorativi fitomorfi sulla coppa, opera risalente al 1511 e ritenuta anch’essa del Pilacorte. Una seconda acquasantiera, risalente al 1671, è collocata sull’altro lato dell’ingresso.
L’altare maggiore in marmi policromi, con le statue della Vergine Annunciata e dell’Arcangelo Gabriele, venne realizzato nella seconda metà del XVIII secolo dallo scultore Giovanni Battista Bettini di Latisana. Dal 1772 contiene le reliquie dei Martiri Bonifacio e Vittorio.
Questo altare ha preso il posto del precedente, che i documenti ricordano essere stato un trittico in legno dorato a due ripiani con al centro le statue della Madonna con bambino e dell’Eterno Padre, ed ai lati le figure dipinte a coppie ed a mezzo busto dei Santi Pietro Martire e Giovanni Evangelista, Rocco e Urbano (in alto) e quelle a figura intera delle Sante Agata e Brigida (in basso). L’altare era stato realizzato da Bernardino Blaceo, intagliatore e pittore udinese, del quale si hanno notizie tra il 1533 e il 1570. Oggi di questo altare rimangono solo i quattro dipinti con i sei Santi che testimoniano delle buone capacità dell’artista, le cui opere si ispirano alla pittura del Pordenone ma anche all’opera di Pellegrino da San Daniele e di Giovanni da Udine.
La “pala delle anime” con le figure di San Michele Arcangelo che salva le anime purganti e della Madonna col Bambino e Santi, a seguito del ritrovamento di documenti presso l’archivio parrocchiale, relativi ai pagamenti per la stessa avvenuti tra il 1790 e il 1793, è oggi assegnata all’abate pittore Giovanni Battista Tosolini di Tricesimo.
Fonti:
– Bergamini Giuseppe. Guida Artistica del Friuli Venezia Giulia. Associazione tra le Pro Loco del Friuli Venezia Giulia,1999
– Bergamini Giuseppe, Dei Rossi Vieri, Reale Isabella. Pilacorte in Friuli: guida alle opere Clauzetto: Associazione Antica pieve d’Asio; Udine: Società filologica friulana, 2021
– Bergamini Giuseppe. Giovanni Antonio Pilacorte lapicida. In: Pordenon : 47n Congres, 20 setembar 1970
– Claps. Alla scoperta della civiltà dei sassi: guida ai beni culturali e ambientali di quattro Comuni dell’alta pianura friulana. Reana del Rojale: Chiandetti 2006
– De Michieli Giacomina. Storia di Flaibano Edizioni Biblioteca dell’Immagine 2014.
– Goi Paolo Nota sull’attività di Giovanni Antonio Pilacorte in Il Noncello: collana di monografie pordenonesi 1966, 26; p. 47-56
– Le chiese nel Comune di Flaibano. In: Sot la Nape, a. 69, n. 2 (avrîl-jugn 2017)
– Ottogalli Antonella (a cura di) Glesiutis: chiesette campestri del Medio Friuli [Codroipo]: Progetto integrato cultura del Medio Friuli, 2016
– Pettoello Alberta. Un’opera inedita di Giambattista Tosolini a Flaibano In: Sot la nape, a.53, n. 3-4 (setembar-dicembar 2001)
– Rinaldi Carlo. Flaibano: memoria storica Comune di Flaibano, 1988
– Sito internet CHIESE ITALIANE
Info:
Piazza Celso Cescutti, 33030 Flaibano UD
la chiesa è aperta in occasione delle funzioni
Data ultima verifica: maggio 2025
Autore: Marina Celegon
Galleria immagini: Marina Celegon












































