Itinerario n. 36. DA UDINE A CIVIDALE DEL FRIULI E NELLE VALLI DEL NATISONE.

Al confine con la Slovenia, nei territori memori della tragica battaglia di Caporetto, si scoprono antiche capitali d’Italia (quella longobarda), chiese rupestri ed innovativi musei del paesaggio culturale.
Il territorio di confine che da Udine conduce verso la Slovenia di Caporetto (Kobarid) è un itinerario non meno interessante sotto il profilo storico ed artistico, e ricco di testimonianze di un passato che acquista valore sin dal Paleozoico (per l’importanza geologica di alcuni ritrovamenti fossili), per poi esprimersi con grande raffinatezza in epoca classica e lasciare rilevanti tracce architettoniche nei secoli successivi. Senza dimenticare i racconti da uno dei fronti più caldi della Grande Guerra. Ci muoviamo dunque tra borghi storici e paesaggi carsici, su un tracciato che in uscita da Udine si articola in direzione Caporetto.

In uscita da Udine, la prima sosta conduce al paese di Povoletto, per la visita all’Antiquarium della Motta e alla Mostra del Fossile, due diversi approcci alla storia millenaria del territorio riuniti negli ambienti di Villa Pitotti. L’Antiquarium espone i reperti rinvenuti durante gli scavi al castello della Motta, a partire dal 1997: uno spaccato di vita altomedievale conservato dal precoce abbandono del castello – di proprietà della famiglia Savorgnan. Tra le testimonianze più significative, gli elementi del corredo di un miles medievale, ma anche semi carbonizzati delle colture messe a dimora intorno alla fortezza, per il sostentamento della comunità.
Nelle sale dedicate alla Mostra del Fossile, invece, si risale al Paleozoico grazie ai numerosi esemplari fossili rinvenuti nel territorio carsico friulano; tra questi, felci, stelle marine, pesci (del Cretacico). Ma anche lo scheletro di un orso delle caverne rinvenuto in una grotta poco distante da Povoletto, e prontamente utilizzato per la grafica del logo del museo.

È senza dubbio Cividale del Friuli, patrimonio Unesco dal 2011, la destinazione principale del nostro itinerario nella storia del Friuli. Il nucleo antico dell’abitato – che oggi è un’elegante cittadina turistica, introdotta dalla scenografico Ponte del Diavolo, di origine quattrocentesca, sospeso sul Natisone – risale alla fondazione del Forum Iulii da parte di Giulio Cesare. Ma è sotto il dominio dei Longobardi che Cividale conosce l’apice del suo splendore, diventando nel 568 d.C. la sede del primo ducato longobardo d’Italia, e poi, per alcuni secoli, residenza dei Patriarchi d’Aquileia. Una visita a Cividale punta immediatamente al noto Tempietto Longobardo, costruito in realtà come cappella annessa al monastero benedettino di Santa Maria in Valle nell’VIII secolo. Si tratta, per la peculiarità dello spazio e per la ricchezza della decorazione, di una delle testimonianze più raffinate (e ben conservate) dell’architettura alto-medievale.
A poca distanza, si accede al Museo Archeologico Nazionale, che riunisce una collezione di reperti di epoca romana, paleocristiana, altomedioevale, romanica e gotica. Ma è soprattutto il focus sull’età longobarda a valere la visita, consigliata anche al Museo Cristiano, che completa l’approfondimento sui Longobardi. Il sito custodisce infatti l’Altare di Ratchis (737-744), voluto dal Duca longobardo poco prima di diventare Re d’Italia; si deve invece alla committenza del primo Patriarca d’Aquileia il Battistero di Callisto.

Centro principale delle Valli del Natisone, San Pietro rappresenta una buona base per raggiungere alcune destinazioni che ben raccontano la storia del territorio. E proprio sul potere del racconto si fonda l’allestimento del Museo di paesaggi e narrazioni (SMO), che propone percorsi interattivi e affreschi multimediali per evocare le storie dei luoghi e le memorie della comunità del paesaggio culturale che dalle Alpi Giulie arriva al mare, nell’area dove la contaminazione con la Slovenia è stata determinante. Ci si immerge tra racconti mitici, canti antichi, illustrazioni, testi della letteratura moderna, brani di musica classici e contemporanei, fotogrammi rubati, fino all’invito ad ascoltare il rumore del vento che soffia nelle valli.
Dal paese si sale, poi, alla volta del Santuario della Beata Vergine di Castelmonte (Prepotto), sorto a oltre 600 metri d’altitudine tra V e VII secolo (all’epoca era solo un sacello), sul luogo di una precedente postazione militare romana (la vista di cui si gode oggi, che nelle giornate limpide spazia fino al mare, conferma l’importanza strategica della vetta). Nella giurisdizione del Patriarcato di Aquileia, fu tra i più antichi santuari mariani del nord-est Italia, presto meta di pellegrinaggio e dunque naturalmente portato a crescere in dimensioni e per ricchezza dell’apparato decorativo. Nel 1253 il santuario era già diventato un borgo, nei secoli successivi crebbe ancora, rafforzando ance le sue strutture difensive in funzione anti-turca.
Rientrando verso San Pietro, un’altra deviazione conduce alla Grotta di San Giovanni d’Antro (Pulfero), chiesa ricavata all’interno di una grotta calcarea. Il sito si raggiunge dopo una breve passeggiata nel bosco e 86 gradini che conducono a 348 metri d’altitudine: all’interno si scopre la decorazione di una chiesa rupestre tardogotica, con le belle mensole antropomorfe che sorreggono i costoloni delle volte, e misteriosi affreschi con simboli riconducibili forse ai Templari. Barocco è invece l’altare di fattura locale, mentre di epoca longobarda è la cosiddetta “loggetta”, cappella intitolata a Santa Maria Antiqua, citata in un documento del XIII secolo.

Tra le trincee e le postazioni d’artiglieria nascoste sulle Prealpi Giulie, nell’ottobre 1917, si consumò la vita di molti soldati, coinvolti nella drammatica battaglia di Caporetto. Il sentiero trekking della Grande Guerra del Natisone consente di tornare indietro nella storia, per osservare da vicino come il conflitto plasmò il paesaggio, tra fortificazioni e trinceramenti predisposti dagli italiani per affrontare l’offensiva austro-tedesca di Caporetto, ma anche vestigia delle installazioni logistiche (strade, fontane, magazzini, teleferiche) edificate fra il 1915 e il 1917. E poi, guardando con più attenzione, i graffiti incisi dai militari durante il conflitto, o i cimiteri di guerra che conservano le lapidi originali dell’epoca. Lungo un itinerario che da Castelmonte si muove verso il Monte Matajur, passando per Monte Špik, Monte San Giovanni, Tribil Superiore, Monte Hum, Monte Kolovrat, Topolò, Monte San Martino, Polava. Tutti nomi oggi tristemente noti per l’immane spargimento di sangue.