Gli scavi eseguiti nel 1953-54 all’estremità sud-occidentale dell’antica città hanno portato alla scoperta di due tratti delle mura di cinta tardoantiche e, alle loro spalle, di tre aree scoperte. In questi spazi, si identificano delle piccole strutture di mercato, destinati in tarda età imperiale (IV-V secolo) alla vendita di merci. La stretta connessione con il vicino corso del Natiso è testimoniato dalle aperture riscontrate sulle mura di cinta. Evidentemente in questo punto esistevano degli approdi per il rifornimento dei punti di vendita che afferivano a questo complesso.

Strutture Mercati
Delle tre strutture interpretate come mercati, ne sono attualmente visibili due. La più orientale si articola intorno ad un’area scoperta, dotata di un pozzo e di canalette di raccolta dell’acqua nella parte settentrionale. I blocchi quadrati con fori passanti che la delimitano erano probabilmente destinati a reggere dei sostegni lignei per una copertura, a protezione degli spazi di vendita. La più occidentale, invece, analogamente costruita intorno ad un cortile centrale, rivela la presenza su ogni lato di porticati, alle spalle dei quali si dovevano inserire le varie botteghe. In una di queste furono rinvenute, interrate, una trentina di anfore: al momento della scoperta, esse contenevano ancora chicchi di grano semicombusti.

Mura
La doppia linea di mura difensive visibile nel fondo Pasqualis appartiene ad una fase avanzata dell’età imperiale (IV secolo), quando la città fu dotata di una nuova cinta che in questo punto seguiva l’andamento del fiume Natiso. La linea più interna, spessa tre metri, è costruita con abbondante materiale di riutilizzo, proveniente dalla demolizione di edifici in altre parti della città. Ad essa si collegava, sul lato interno, una torre rettangolare, non aggettante, che è stata ricoperta dopo gli scavi.
La linea più esterna, di larghezza inferiore, costituì probabilmente un potenziamento del tratto retrostante, in funzione di antemurale, e fu aggiunto verosimilmente in pieno V secolo.

Orario di apertura: 08:00 – 19:00

Fonte: www.fondazioneaquileia.it

La nascita di Aquileia romana e il legame con il fiume Natissa.
Nuove importanti scoperte nella città romana. Grazie alle ricerche emerge la stretta connessione fra il fiume Natissa, le mura e le piazze … dagli scavi della primavera 2018…. Dopo aver condotto un rilievo delle murature rimaste in luce dopo gli scavi novecenteschi e dopo una prospezione geofisica su tutto l’areale, con la campagna 2018 si sono aperti due ampi settori di scavo. Il saggio aperto sul lastricato più occidentale ha messo in luce almeno tre fasi di frequentazione precedenti, che coprono un arco cronologico che va dal I al V sec. d.C.
Di grande interesse è un livello di travi bruciate, dove si sono raccolti cumuli di semi di cereali, che potranno fornire dati di grande utilità sull’alimentazione del tempo. Il saggio aperto tra le due cinte murarie ha fissato la datazione di quella più interna al IV secolo e quella più esterna al V d.C., rivelandone le tecniche di fonazione e aprendo nuove riflessioni sul loro significato nel quadro della storia urbana: il possente muro interno fu realizzato recuperando i materiali costruttivi da altri monumenti urbani per realizzare così una robusta struttura fortificata.
Di grande importanza per ricostruire l’alzato è stato il rinvenimento del crollo di un ampio settore della facciata, costituita da ricorsi di mattoni e altri di blocchi lapidei e dotata di una piccola feritoia. Il muro più esterno, invece, costruito mediante un preliminare consolidamento del terreno con pali di legno e anfore rinvenuti in ottimo stato di conservazione, era caratterizzato da alcune aperture con rampe di risalita verso le piazze, con buona probabilità connesse ad approdi sul fiume. …

Autore: Elisa Michellut

Fonte: www.messaggeroveneto.it, 6 luglio 2018

AQUILEIA (Ud). Un’antica piazza.
Una nuova piazza che, unitamente alle due rinvenute nel 1953-1954 dall’archeologo Giovanni Brusin, dentro l’area del Fondo ex Pasqualis posto a sud della basilica patriarcale e oggi gestito dalla Fondazione Aquileia, nel V secolo costituiva il fulcro dell’attività economica cittadina.
aquileiaUna vera zona «mercantile», adibita a scambi commerciali favoriti dalla vicinanza al fiume, la cui presenza viene ora confermata proprio dalle operazioni di scavo recentemente condotte dall’équipe del Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università di Verona, su concessione ministeriale, in accordo con la Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, con il sostegno economico della Fondazione Aquileia.
«Circostanza che ha reso la nostra missione ancora più entusiasmante, perché lavorare nelle aree aperte al pubblico consente di instaurare un rapporto con i visitatori, e man mano che le scoperte affiorano raccontare loro la nostra professione», osserva Patrizia Basso dell’Università di Verona.
Un’archeologia partecipativa, potremmo ribattezzarla, che dopo oltre mezzo secolo dal contributo di Brusin aggiunge una terza, importante, tessera. Oltre a mostrare una pavimentazione in lastre lapidee, integrate a elementi di reimpiego, tra cui un tombino in ottimo stato di conservazione, la sezione della piazza indagata «ha rivelato tutta una serie di strutture laterali, riconducibili con buona probabilità alla preesistenza di un portico a due navate, che doveva a sua volta ospitare botteghe e bancarelle».
Evidenze che, lette congiuntamente, «ci dicono che qui sorgeva un polo commerciale, che nel V secolo, venne a costituire il nuovo cuore pulsante della vita economica e sociale dell’Aquileia tardoantica».
Altri indizi giungono dal sistema di attracchi e rampe di collegamento per portare le merci dal fiume Natissa ai punti di vendita urbani, «e quindi a queste piazze che, scavo dopo scavo, il tempo ci sta restituendo. Curiosa anche la datazione, perché a questo periodo risale il noto assedio di Attila e degli Unni, che le fonti raccontano come una pagina di grande rovina per la città di Aquileia».
Una storia cui questo quartiere sommerso aggiunge nuove righe. Visto che i dati rinvenuti stanno ricomponendo il mosaico di un centro commerciale ante litteram, «che in pratica dismise il ruolo dell’antico foro romano, un tempo centro della città, trasferendo la quotidianità degli abitanti nella nuova piazza del business».
Interessante «sarà studiare i numerosi chicchi di cereali combusti trovati sotto le travi della copertura bruciate durante l’incendio che provocò l’abbandono del complesso, i quali ci permetteranno di ipotizzare il regime alimentare dell’epoca».
Tra gli approfondimenti, le operazioni di carotaggio per lo studio sull’andamento dell’antico Natissa, mentre un laboratorio di dendrocronologia di Verona sta studiando i pali di legno per datare gli anelli di accrescimento degli alberi da cui provengono.

Fonte: www.larena.it, 5 ago 2019

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica