aquileia

Duemila anni fa il paesaggio dell’area antistante la foce del Timavo era molto diverso da quello attuale: là dove oggi è terraferma e vi è la zona industriale del Lisert lungo il Canale Est-Ovest vi era uno specchio di mare (il cosiddetto Lacus Timavi).
Qui esisteva una lunga isola, con due alture rocciose: ce ne parla nel I sec. d.C. Plinio, che la descrive come una piccola isola con sorgenti calde di fronte al fiume Timavo; essa fronteggiava la costa punteggiata da ville con porticcioli annessi. Una di queste residenze. di norma dotate anche di funzioni produttive, sorgeva proprio sull’isoletta, non lontano dal luogo dove ora si trovano le Terme di Monfalcone e già nell’antichità vi era un complesso termale.
I resti della villa (detta “villa della Punta”) sono venuti in luce nel corso di indagini condotte nel 1970-1973. Era formata da una trentina di stanze intorno ad un cortile. A pochi metri è stata fatta una scoperta eccezionale: il relitto di un’imbarcazione adagiato sul fondo roccioso, indizio dell’esistenza di un approdo privato.
Della nave, databile come l’edificio residenziale tra il I secolo a.C. ed il II sec. d.C., si conservano il fondo, quasi per intero (11 m. x 3,8 m.). Si trovava nella parte nord dell’isola, davanti alla costa.
E’ incerto che cosa trasportasse l’imbarcazione, ma è immaginabile che servisse per la distribuzione commerciale dei prodotti della villa (olio, vino, salse di pesce?). All’interno dello scafo si sono ritrovati alcuni oggetti che erano a bordo: vasi in ceramica, un paniere di vimini ed un recipiente di legno contenente uva.
Il relitto è stato oggetto di complicati interventi di recupero e di restauro. E’ rimasto immerso in acqua dolce per ben sette anni e poi, per tre anni, è stato trattato con sostanze consolidanti.
E’ stato quindi musealizzaato ad Aquileia; ora purtroppo non è più esposto a causa dello stato di conservazione deteriorato.
aquileiaDell’ossatura della nave restano 33 ordinate, costituite da madieri in legno di noce che erano collegati al sottostante fasciame da perni (caviglie) in carpino. La chiglia risulta ricavata da un’unica trave in rovere, così come il paramezzale (lungo 7,3 m.). Questo si incastrava sui madieri grazie ad appositi intagli nella parte inferiore; sopra aveva degli incassi quadrangolari per i pannelli che sostenevano il ponte. Il fasciame fu realizzato con tavole di abete assemblate con la tecnica “a mortase e tenoni” poste a paro, erano congiunte a incastro e fissate tramite caviglie.

 

 

Fonte: Testo di Paola Maggi, Renata Merlatti, Gabriella Petrucci (mostra “Una storia per immagini. Viaggio nel tempo e nei luoghi tra Timavo e Isonzo”, Monfalcone – Museo della Cantieristica, 22 maggio – 28 giugno 2020).

 

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica