Il primo nucleo di Rivolto, frazione sita a est di Codroipo sotto la linea delle risorgive, risale al Mille: era posto insieme alla chiesa entro la “cortina” attorno alla quale si sviluppò il paese. Nel 1300 faceva parte del feudo dei conti di Gorizia e nel 1400 risulta soggetto ai conti di Villalta.
Ai margini meridionali dell’abitato si trova la chiesetta di Santa Cecilia, costruita su un largo spiazzo creato da un bivio e circondata da un prato. La chiesetta contiene due piccoli tesori: un ciclo di affreschi databili agli anni Novanta del XV secolo attribuiti ad Antonio da Firenze ed una pala marmorea settecentesca ritraente la Santa titolare.
Si deve la dedicazione alla vergine e martire protettrice della musica, unico caso in tutta l’arcidiocesi udinese, al fatto che l’edificio di culto fu costruito su un terreno detto “la braida della Cecilia”, forse la proprietaria del campo.
Da fonti seicentesche si sa che nel 1483 gli abitanti di Rivolto demolirono la precedente chiesetta edificata nel 1369, perché piccola e in rovina ed iniziarono, il 12 giugno dello stesso anno, la costruzione della nuova chiesa intitolata a Santa Cecilia.
Il nucleo primitivo della costruzione constava di una piccola aula con l’attuale coro dotato, “ad origine” di “altare di pietra … con Icona dorata, dipinta, scolpita con le immagini di S. Cecilia, S. Tiburzio e Valeriano”.
Fino al 1576, anno della consacrazione riportato sul portale laterale, la chiesetta non subì particolari modifiche.
I lavori di consolidamento avvenuti intorno agli anni Ottanta del secolo scorso hanno rivelato come la chiesa originaria venne successivamente modificata ed ampliata. Venne restaurata nel 1650, con l’aggiunta della sacrestia e nel 1858 quando venne rifatto il campaniletto a vela. Ulteriori restauri risalgono al 1980.
La facciata a capanna mostra al centro un ampio portale, che si dice fosse in origine protetto da un portichetto sorretto da due colonnine, con al di sopra una finestra semicircolare. Ai lati due finestre rettangolari con cornici in pietra. Sul colmo della facciata è innestato il campaniletto a vela con due campane che recano la data di fusione del 1858. Sotto la linea di gronda vi è un motivo di mattoni a spigolo che sulla muratura del coro si amplia in un più ampio motivo decorativo ad intreccio ed archetti trilobati, elementi rimessi in luce negli anni ’70.
Sul fianco destro vi sono una porta laterale e due finestre rettangolari e, accorpata al presbiterio, la sacrestia seicentesca con una finestra. La chiesa è intonacata ed ha copertura in coppi.
All’interno la chiesetta presenta una piccola navata con copertura a capriate lignee e tavelle in cotto. La pavimentazione è in piastrelle rettangolari di cotto disposte diagonalmente rispetto alla controfacciata. Al coro quadrato, rialzato di un gradino, si accede tramite l’arcosanto a tutto sesto. Il soffitto è voltato a crociera. Sulla parete sinistra si apre una finestra a lunetta, da quella destra si accede alla sacrestia.
È sulla volta a crociera del piccolo presbiterio che si trovano le opere più importanti della chiesetta.
Ciò che, però, interessa maggiormente della chiesa di Santa Cecilia è il ciclo di affreschi, di indubbio interesse artistico, in essa conservato. Databili agli anni Novanta del XV secolo, gli affreschi sono attribuiti ad Antonio da Firenze, pittore modesto che lavorò quasi sempre in provincia. Proveniva da Firenze, dove si era formato e dove aveva visto le opere di pittori quali Masaccio, Andrea del Castagno e il Ghirlandaio. Le sue opere risultavano innovative rispetto alla pittura friulana della fine del Quattrocento se pur adeguate ai gusti locali. Nuova era la sua maniera di costruire le figure con solidità tutta toscana, l’uso di colori spenti e tenui su toni bruni e azzurri, il gusto per la prospettiva spaziale.
Antonio da Firenze è documentato a Udine dal 1484. Tiene bottega e scuola in contrada Sottomonte e vi muore prima del 1506. Tra i suoi allievi vi fu anche Martino da Udine, detto Pellegrino da San Daniele. E’ possibile che il pittore sia stato chiamato a Rivolto da due dei parroci della chiesa di Rivolto di origine fiorentina Francesco Fiorentino e Joane Baptista de Camusettis di Firenze.
Si sa da documenti che Antonio aveva lavorato anche in altre chiese della zona come la parrocchiale di Codroipo e la chiesa di Virco.
Ognuna della quattro vele, in cui è divisa la volta, contiene al centro un Evangelista con il relativo simbolo, al vertice di ciascuno spicchio una testina di cherubino ed all’estremità inferiore angeli musicanti. Le decorazioni che delimitano i quattro settori sono costituite da una fascia di alloro avvolta da un sottile nastro rosso e da una smerlatura giallo oro.
Gli evangelisti con i loro simboli sono inseriti entro tondi creati da cerchi concentrici dai quali le figure sembrano voler uscire. Le esili ed eleganti figure degli angeli musicanti mostrano ali multicolori ed un interessante campionario di strumenti musicali dell’epoca.
Nella vela dell’evangelista Marco un’arpa gotica accompagnata da flauto e tamburo suonati in contemporanea dalla stessa figura angelica, in quella di Matteo un angelo suona un tamburello a tre file di sonagli e l’altro percuote un triangolo con la relativa bacchetta, in quella di Luca la musica è quella di un organo portativo associato ad una ribeca, infine in quella di Giovanni gli angeli nascosti dietro i decori terminali dell’altare marmoreo suonano una fidula e un liuto.
In origine anche i muri dell’abside dovevano essere interamente affrescati, come attestano alcuni lacerti rimasti sulla parete destra, deturpata quando nel 1650 venne aperta la porta che dà sulla sacrestia. Probabilmente i soggetti trattavano episodi della vita di Santa Cecilia come ci lascia intuire l’unica porzione ancora leggibile sulla parete destra dove si narrano due passaggi salienti della storia della Santa.
Aristocratica romana di educazione cristiana, per volere della famiglia andò in sposa a Valeriane ricco giovane di fede pagana, al quale rivelò solo dopo le nozze di aver fatto voto di castità e di essere sempre accompagnata da un angelo. I lacerti mostrano Cecilia e Valeriano che si recano dal futuro papa Urbano I che battezzò Valeriano, convertitosi alla fede cristiana. L’altra scena mostra l’angelo che reca a Cecilia e Valeriano la palma del martirio e due corone: una di gigli per Cecilia e una di rose per Valeriano.
Nella chiesetta di Santa Cecilia l’intervento di Antonio è stato riferito solo alla volta dell’abside, attribuita al pittore per la maniera solida tipicamente toscana di rendere le figure, la consuetudine di collocare le figure entro cerchi e l’impiego di colori sui toni dei bruni e delle ocre dall’effetto spento e gessoso.
Sulla parete destra dell’arcosanto vi sono i resti di un San Girolamo, con libro e cappello cardinalizio, e di un’altra figura da alcuni indicata come David.
Gli affreschi sulla parete del coro e sull’arcosanto sono diversi e, per similitudine con altre opere sono stati attribuiti a Pietro da San Vito (c. 1470-1544). Sotto una figura in parte conservatasi al di sopra del San Girolamo è presente quella che è ritenuta la firma del Sanvitese, RO DA S VIDO, che alcuni ritengono sia stato un altro degli allievi di Antonio da Firenze.
L’altare maggiore, l’altra opera degna di menzione conservata nella chiesa, nasconde in parte gli affreschi del coro. La struttura è opera del 1761 di Francesco Zuliani, detto il Lessano. L’altare racchiude un bassorilievo in marmo nel quale è rappresentata in primo piano Santa Cecilia, elegantemente abbigliata, con le mani appoggiate sulla tastiera in atto di suonare la musica dello spartito che le sta dinanzi. A destra, sulla soglia e di scorcio, stanno due giovani in ascolto; alla sinistra un angelo poggiante su nubi, rapito dalla delicatezza della musica, si volge verso l’alto dove appare seduta tra le nubi la Madonna con il Bambino tra cherubini ed angioletti in volo.
La pala, dopo un’iniziale attribuzione a Giuseppe Torretti, attivo nella vicina cappella di Passariano, fu assegnata ad Adeodato Pariotti, che l’avrebbe realizzata nel 1796.
Appartenente ad una famosa famiglia di altaristi e scultori udinesi ed attestato tra il 1770 e il 1812 come statuario e altarista, è ritenuto, per le opere che ha lasciato, il migliore della famiglia tanto da essere scambiato con artisti più prestigiosi.
Il legame della Santa con la musica deriva da un brano della sua biografia dove si narra che durante il corteo nuziale, al suono di strumenti musicali (cantibus organis), Cecilia nel profondo del cuore si rivolgeva a Dio con canti e lodi. Ecco che la parola organis, in verità qualsiasi tipo di strumento, musicale o no, fu frainteso dagli artisti a partire dal XVI secolo e fu interpretato come organo portativo, tradizionale attributo della santa.
La chiesetta conserva ancora la vasca dell’acquasanta originale oggi incastonata nel basamento di una delle due finestre della facciata. Si tratta di un manufatto semplicissimo realizzato a cavallo fra il XV e il XVI secolo.
Un dipinto ad olio mostra Cecilia con gli occhi rivolti al cielo ad ascoltare i canti angelici che tiene l’organo portativo a rovescio con l’intento di respingere la musica terrena in favore di quella celeste.
Due quadri di soggetto biblico completano gli arredi della chiesetta: Saul che raduna l’esercito contro Davide e La morte di Assalonne forse opera di Lucilio Candido (1652-1723) che si ispirò a incisioni nordiche di fine Cinquecento.

Fonti
– Bergamini Giuseppe La chiesetta di Santa Cecilia a Rivolto In: Sot la nape, a.27, n.1 (zenâr-marz 1975)
– Bergamini Giuseppe. Arte in Bergamini Giuseppe e Vidoni Flavio (a cura di). Codroipo. Pro Loco di Villa Manin. Ed. Il ponte 1981.
– Giacomini Barbara. La chiesa votiva di Santa Cecilia a Rivolto in Moreno Mariella (a cura di) Codroipo. Inventario dei Beni Culturali del Comune. Quaderni del Centro regionale di Catalogazione dei beni culturali. Villa Manin – Passariano 1996
– Moreno Mariella (a cura di) Codroipo. Inventario dei Beni Culturali del Comune. Quaderni del Centro regionale di Catalogazione dei beni culturali. Villa Manin – Passariano 1996
– Ottogalli Antonella (a cura di). Glesiutis: chiesette campestri del Medio Friuli [Codroipo]: Progetto integrato cultura del Medio Friuli, 2016
– Rizzi Aldo Profilo di storia dell’arte in Friuli. 2. Il Quattrocento e il Cinquecento. Del Bianco Editore 1979.
– Zanini Ludovico Due chiesette in rovina In: Sot la nape, a. 7, n. 6 (novembre-dicembre 1955)
– Sito internet Chiese italiane:
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedacc.jsp?sinteticabool=true&sintetica=true&sercd=68353#

Info:
Indirizzo: Via Zompicchia, 5, 33033 Rivolto-Lonca UD
La chiesa è normalmente chiusa.

Data ultima verifica: ottobre 2023

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon.

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica
Visualizzazione delle schede relative a contesti archeologici visibili nell'arco di 5 km dalla località di partenza