
L’origine della Chiesa di San Biagio, vescovo e martire vissuto in Anatolia nei primi secoli dopo Cristo, risale al XIV secolo. Dopo i danni provocati dal sisma del 1976 la chiesa è stata restaurata e consolidata tra il 1981 e il 1983. Un nuovo restauro si è avuto nel 2014-2015. Oggi conserva resti di affreschi databili al XIV-XV secolo ed un tondo scolpito con San Biagio Vescovo e San Bartolomeo Apostolo risalente ai primi decenni del ‘500 ed attribuito al Pilacorte.
La chiesa è costruita su un piano leggermente rialzato rispetto al piano stradale. La torre campanaria è addossata alla chiesa sul lato sinistro, fra aula e presbiterio, la sacrestia è sul lato destro ed il manto di copertura è in coppi di laterizio.
La facciata è preceduta da un piccolo loggiato sorretto da due colonnine con, sulla sommità, una cornice che circonda il timpano al centro del quale si apre un oculo. Sopra il portale in pietra è presente una lunetta decorata.
L’edificio è ad aula, con presbiterio rettangolare e soffitto piano. L’area dell’altare è voltata a crociera ed è illuminata da due finestre rettangolari ad arco ribassato. Sul lato sinistro in prossimità dell’altare si apre un ingresso secondario. Al presbiterio, rialzato di un gradino, si accede tramite l’arco santo.
A destra dell’ingresso, in controfacciata, si trova una nicchia che contiene il fonte battesimale. La pavimentazione è in piastrelle di marmo quadrate disposte a scacchiera, con corsia centrale in seminato veneziano.
Nel corso dei lavori architettonici che hanno interessato la parrocchiale di San Biagio di Maseris nel periodo 2007-2008, sulla parete sud della navata e nella zona contigua all’arco santo sono emersi alcuni brani di affresco, risalenti ad epoche e mani diverse. Sono queste importanti testimonianze, della storia dell’edificio sacro e della comunità del piccolo paese, che si sono incredibilmente conservate nonostante le modifiche subite dalla chiesa nel corso dei vari ampliamenti.
Sono state ritrovate tracce delle primitive finestre, ora tamponate, e della coeva muratura in sasso, risalenti verosimilmente al tardo XIV secolo, fatto che ha anticipato di due secoli almeno l’esistenza del luogo di culto, in precedenza ritenuto risalire al Seicento.
L’affresco sulla navata presenta vistose lacune e consta di due brani risalenti a epoche diverse. Il restauro ha separato i due strati collocando su pannelli quello più recente. Quello inferiore è costituito da una decorazione vegetale. Sul superiore, databile a non molto tempo dopo, vennero realizzati due riquadri votivi. Quello superiore, oggi mutilo, raffigura due devoti in preghiera, probabilmente si tratta di un ex voto dedicato da padre e figlio. In basso è visibile una lacunosa dedica in cui si legge la data del 1500 ed i nomi dei paesi di Maseris e Silvella.
Il riquadro sottostante, più articolato sebbene realizzato in modo grossolano, raffigura con dovizia di particolari un gruppo di persone inginocchiate. Lo strato più recente risale al XV secolo mentre quello sottostante è di un secolo precedente (XIV).
Ancora più tarda, risalente al secondo decennio del XVI secolo, è la vicina raffigurazione di San Giovanni Battista, ritratto, all’interno di un’edicola architettonica, mentre vestito di pelli indica con la mano il cartiglio con la scritta ECCE AGNVS DEI. Il brano superstite, interessato da picchettature e cadute di intonaco, faceva parte di una più ampia decorazione, testimoniata dalla lunetta con il Padre Eterno che si è conservata sulla parete dell’arco santo. Purtroppo si è persa la parte centrale della decorazione a causa della realizzazione dell’esistente altare lapideo e della nicchia che ospita una recente scultura di Cristo.
L’artista cinquecentesco attivo a Maseris dimostra una buona padronanza dei mezzi tecnici, con i quali realizza una pittura vivace con una vena fresca e ingenua di narratore popolare. Gli affreschi cinquecenteschi sono stati attribuiti all’ambito di Giampietro da Spilimbergo, attivo in Friuli tra il 1500 e il 1522. Considerato una figura minore della pittura locale della fine del Quattrocento e del primo Cinquecento, fu tuttavia particolarmente apprezzato da una parte della committenza compresa, secondo alcuni critici, quella di Maseris.
Fanno pensare a questo maestro i volti, in particolare quello dell’Eterno, i panneggi, solcati da ombre scure, ma soprattutto l’attenzione nella resa architettonica dello spazio, l’uso di marmi diversi e screziati e la raffinata eleganza dei fregi. La decorazione della parete sud era conclusa da un rosone affrescato seicentesco, oggi staccato e collocato su un pannello.
Sul muro di controfacciata, sopra il fonte battesimale ed ad un’altezza di 2,5 metri, è incassato un tondo dal diametro di 30 centimentri, contenente due figure in altorilievo. La collocazione originaria del tondo non è documentata ma considerato che le figure sporgono dalla cornice è stata avanzata l’ipotesi che si tratti di un elemento decorativo, inserito in origine al di sopra del portale d’ingresso dell’antica Chiesa, come presente in altre chiese friulane. Potrebbe anche trattarsi di una chiave di volta proveniente del primitivo edificio.
La scultura raffigura san Biagio Vescovo, titolare della Chiesa, con la mitria vescovile e, nella mano sinistra, il pettine per cardare la lana usato per il suo martirio, e San Bartolomeo Apostolo, identificabile dal coltello con cui venne ucciso impugnato nella mano destra. Documenti attestano che il culto di San Bartolomeo era praticato nella chiesa già nel XV secolo.
L’opera, un tempo celata sotto molteplici strati di calce e di colori acrilici apposti negli anni novanta del secolo scorso, è stata restaurata nell’estate del 2022, dopo che era stata formulata l’ipotesi che potesse trattarsi di un’opera del lapicida Giovanni Antonio Di o De Bassini, detto il Pilacorte che il restauro ha confermato.
Pilacorte fu uno scultore ticinese che, nato intorno al 1455 a Carona sul lago di Lugano, dopo un’iniziale formazione in patria e un periodo di formazione in Piemonte, nel 1484 si spostò a Spilimbergo, dove tenne bottega, e poi a Pordenone dove morì nel 1531. La realizzazione è stata datata attorno al 1510-20.
Pilacorte fu uno dei lapicidi più richiesti della sua epoca e numerosissime sono le località che ancora conservano opere sue e della sua bottega, come fonti battesimali, acquasantiere, altari, portali e statue isolate, più o meno complesse e decorate.
Nonostante gli strati sovrapposti il tondo si è ben conservato e, con il restauro, sono emersi i dettagli anatomici delle due figure, con tanto di rughe che conferiscono a san Bartolomeo un’espressione corrucciata. I saggi stratigrafici hanno rivelato che il manufatto di Maseris è realizzato in un calcare compatto di colorazione grigia con delle venature grigio scuro e l’asportazione degli strati sovrapposti e la pulizia hanno messo in evidenza tracce dell’originale policromia.
La chiesa di Maseris conserva sull’altare maggiore ai lati due statue una rappresentanti una Sant’Antonio e l’altra San Biagio, ed al centro una Madonna con bambino, opere del secolo scorso.
Fonti:
– Bergamini Giuseppe. Giovanni Antonio Pilacorte lapicida. In: Pordenon: 47n Congres, 20 setembar 1970
– Bergamini Giuseppe, Dei Rossi Vieri, Reale Isabella. Pilacorte in Friuli: guida alle opere Clauzetto: Associazione Antica pieve d’Asio; Udine: Società filologica friulana, 2021
– Camoretto Anna La Pietà di Carlo da Carona nel Museo di Pordenone e il tondo del Pilacorte a Maseris, il restauro di due opere policrome in Dei Rossi Vieri – Reale Isabella (a cura di) Carlo da Carona in Friuli: atti del convegno di studi Udine. Società Filologica Friulana, 2023
– Sito internet della Fondazione Friuli a favore della Chiesa di San Biagio a Maseris di Coseano per il restauro degli affreschi e del tondo del Pilacorte. https://fondazionefriuli.it/cosa-facciamo/progetti/parrocchia-di-santa-maria-assunta-di-maseris-di-coseano/ e https://fondazionefriuli.it/cosa-facciamo/progetti/restauro-del-tondo-lapideo-raffigurante-i-ss-bartolomeo-e-biagio-di-giovanni-antonio-pilacorte/
Indirizzo: Via San Biagio, 25, 33030 Maseris di Coseano (UD)
Data ultima verifica: maggio 2023
Info: la chiesa è aperta in occasione delle funzioni religiose.
Autore: Marina Celegon
Galleria immagini: Marina Celegon

























