Il toponimo Pasiano è di antica origine ed è riconducibile al nome proprio latino Pacilius. Naturalmente non sappiamo chi sia questo Pacilio, anche se si è ipotizzato trattarsi di un colono romano che, essendo diventato proprietario in loco di alcune terre, decise di stabilirvi la sua dimora dando origine all’abitato del capoluogo.
Per quanto riguarda le effettive origini di Pasian di Prato si può far riferimento ad alcuni ritrovamenti archeologici, uno dei quali in località Muris a nord-est della Chiesa della Madonna dei Roveri, tra il capoluogo e Colloredo di Prato, dove nel 1985 sono affiorate alcune macerie romane corrispondenti ad un insediamento imprecisato posto su un terreno arativo posto in piano, su un leggero rianzo. Sempre nello stesso anno, in località Ratices, a sud-est verso Bressa di Campoformido, si rivennero resti di tombe ad inumazione del tipo a sarcofago con copertura di embrici, su terreno arativo.
Sulla sponda destra del Cormôr, non lontano dalla Chiesa di Santa Caterina al limite tra i Comuni di Campoformido e Pasian di Prato, a sud della carrareccia denominata strada di Selva in un campo detto Cjamp de uere (campo di guerra) oggi occupato dal Villaggio Primavera, furono rinvenuti resti di alcune tombe orientate sud-nord, del periodo romano, in vasi in terracotta ora andati dispersi. Inoltre a fine ‘800 venne individuata un’area, sempre lungo la riva destra del Cormor, poco al di sotto della località “Le Selve” nei pressi del ponte della ferrovia, dove venne ritrovata una necropoli e residui di scorie di fusione di ferro, mattoni refrattari ed altri fittili. L’area poteva essere interessata da una attività produttiva di fonderia e di fornace.
Anche le origini della frazione di Passons sono antichissime e risalgono ai primi secoli dopo Cristo. Ritrovamenti archeologici si verificarono nel corso dell’Ottocento, e particolarmente interessante fu quello, nel gennaio 1885, di 12 scheletri sulla riva destra del Cormôr vicino al fosso della strada che conduceva al Casale Casanova; ognuno degli scheletri aveva al fianco un pugnale. I dodici scheletri erano disposti alla distanza di due metri l’uno dall’altro. Secondo gli studiosi si trattava di sepolture di epoca barbarica.
L’abitato di Bonavilla invece è legato alla vicenda storica dell’assassinio del Patriarca Bertrando di San Genesio.
Di fatto il 6 giugno 1350 Bertrando, all’età di novanta e più anni, stava rientrando con il suo seguito da Sacile, dopo essersi recato a Padova, quando venne assalito di sorpresa e ucciso con cinque coltellate dai soldati dei congiurati sul guado del Tagliamento, a San Giorgio della Richinvelda. Subito dopo venne portato a Udine, lungo l’antica via cosiddetta “trevisana” su un carro di legno tirato da vacche e accompagnato da due prostitute in segno di disprezzo per il corpo del defunto; pare che il Patriarca, ormai senza vita, sia passato proprio per la località di Bonavilla. In questo luogo, per ricordare il passaggio del prelato, è stato costruito un piccolo monumento commemorativo.
Tornando al toponimo “Pasiano”, esso compare per la prima volta nel Kodex Suppl. 72, conservato presso l’Archivio di Stato di Vienna. E’ un documento redatto nel periodo compreso tra il 1076 e il 1084, nel quale si fa riferimento alla donazione da parte del conte goriziano Marquardo di Eppenstein, di alcuni beni in Pasiano: “Anno domini millesimo decimo nono comes Marquardus pater Ulrici patriarche et Henrici comitis dederunt bona in Paseliano….“; la traduzione: “Nell’anno 1019 il conte Marquardo, padre del Patriarca Ulrico e del Conte Enrico, donò beni a Pasiano”.
Interessante è anche la citazione, risalente al 10 luglio 1230 di un certo Daniel Saltary de Pasilian tra i testimoni di un processo tenuto nell’Abbazia di Sesto al Reghena. Altre citazioni di Pasian di Prato sono state rinvenute in diversi documenti successivi raccolti nel Thesaurus Ecclesia Aquileiensis e, a partire dal XIV secolo il nome appare nei documenti con sempre maggior frequenza.
Durante il Medio Evo la comunità di Pasiano fu sottoposta all’amministrazione civile dell’Abbazia di Rosazzo.
Verso il 1420 il Friuli entrò a far parte della Serenissima Repubblica di Venezia e ne seguì le sorti anche in campo bellico. Proprio in occasione della guerra dalla Serenissima contro l’Austria si ha notizia di un soldato originario del capoluogo: le cronache infatti citano il nome di “Bertossius filius Michaelis, Decani de Pasigliano Prato” che fu fatto progioniero il 1° agosto 1509 nel corso di un combattimento presso Remanzacco; per il suo riscatto furono chiesti 400 ducati, una somma considerevole per l’epoca e dovuta al fatto che questo “decano” di Pasian di Prato doveva essere alquanto facoltoso.
Dalla metà del secolo XVI Pasian di Prato, istituì una vera e propria comunità rurale ed amministrativa, la Vicinia o assemblea dei Capifamiglia, che ogni due anni eleggeva un Decano; dalla definizione di tale autorità deriva il cognome oggi più diffuso nel comune: Degano.

Fonte: www.pasian.it e altre.

Vedi allegato: Il cippo di Bertrando

Bibliografia: Amelio Tagliaferri, Coloni e legionari romani nel Friuli celtico, G.E.A.P., Pordenone, 1986.

DMF

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica