Ai limiti nord di Sedegliano si staglia la chiesetta della Madonna del Rosario, uno dei tanti luoghi di culto la cui titolazione ricorda la vittoria delle flotte cristiane contro i turchi nella celebre battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. La celebrazione della sconfitta turca, nata come festa di Santa Maria della Vittoria, venne confermata da Papa Gregorio XIII mutandone il nome in festa del Santo Rosario. La chiesetta di Sedegliano venne probabilmente completata nel 1574, data leggibile sulla cornice superiore della finestra che si apre a destra del portale in facciata, e dedicata alla Madonna del Rosario.
La devozione alla Madonna, un tempo invocata dalla pietà popolare per scongiurare le incursioni dei turchi, venne in seguito rivolta a chiedere protezione dai pericoli derivanti dalle guerre, dalle calamità naturali e dalle malattie.
E’ probabile che, più che di un nuovo edificio, si trattasse del restauro di un precedente più antico forse danneggiato da un ciclone del quale rimase memoria in un quadro.
Oggi la chiesetta, rimaneggiata nel XVII secolo e restaurata nel 1984 ad opera del locale gruppo degli Alpini, presenta un ampio portico con tre arconi ribassati appoggiato alla facciata con portale e due finestre laterali e, al di sopra del portico, un finestrone rettangolare ed un piccolo oculo infine sormontati sul colmo del tetto dalla bifora campanaria.
Sotto il portico, sopra il portale d’ingresso, è presente un tondo a bassorilievo con l’immagine della Madonna col Bambino fra due angeli che richiama la statua della Madonna conservata all’interno.
L’aula è rettangolare e termina nel presbiterio quadrato illuminato da due finestre laterali. A destra dell’edificio sporge la sacrestia.
L’ampio interno ha soffitto piatto. Sulle pareti dell’aula la copia di due dipinti del 1768, trasferiti per sicurezza ai civici musei di Udine, che rappresentano la distruzione della chiesa durante un ciclone e le processioni della statua della Madonna.
Il presbiterio, rialzato di un gradino, prospetta tramite l’arcosanto a tutto sesto. Il soffitto a vele contiene immagini di cieli stellati ed angeli. Nella lunetta sopra l’altare una Madonna con Bambino e santi. La decorazione fu realizzata dal pittore Giovanni Furlani nel 1919 come voto per lo scampato pericolo della comunità durante la ritirata di Caporetto del 1917.
Nel sottostante altare, di schema cinquecentesco, quindici tondi con i Misteri del Rosario circondano la nicchia nella quale è collocata la statua della Madonna del Rosario.
Di autore ignoto, la statua originaria, non lavorata sul retro, è stata attribuita a intagliatori isolati, maestri Tolmezzini del XV e XVI secolo. Venne rubata da ignoti il 3 agosto 1976 e poi ritrovata sotto il ponte della Lavia fra Colloredo e Pasian di Prato. Riportata nella chiesa fu nuovamente rubata nel giugno del 2001 e, da allora, non è stata più ritrovata. Nel Seicento Agostino Bruno (1603) in visita per conto del Patriarca, descrisse la statua come “di legno scolpito, dorata, con ornamenti di scultura lignei dorati recentissimi”.
Ancora nel 1978 venne scritto (Rinaldi) che “La scultura rivela un artista esperto e ottimo conoscitore del dosaggio plastico e cromatico di un materiale come il legno. Basta inoltre «operare un confronto fra iconografie simili e contemporanee, per notare come la Madonna in esame ponga in risalto un tipo somatico di donna forte, quadrata… leggermente nordica, ma addolcita nel composto e aristocratico senso materno della matrona latina, nei tratti delicatissimi di un volto veramente ben riuscito…»”.
La statua che occupa attualmente la nicchia è una copia recente dello scultore Demet Engelbert, attivo a Udine.
L’immagine della Madonna fu da sempre ritenuta capace di grazie e guarigioni tanto che numerosi sono gli ex voto e i P.G.R. donati al luogo di culto. In periodi di siccità si traslava in processione la statua della Madonna del Rosario alla parrocchiale e qui la si lasciava esposta fino all’arrivo della pioggia. Altre processioni hanno come meta la chiesetta in particolari giornate del calendario liturgico.
Sulla porta che dal presbiterio immette nella sagrestia si legge la data 1838. In quest’ultima in una lunetta è visibile un affresco con la Crocifissione con la Vergine e San Giovanni.

Fonti:
– Cescutti Maristella Piccoli tesori nascosti nel Sedeglianese In: Sot la Nape, a. 69, n. 2 (avrîl-jugn 2017)
– Rinaldi Carlo Sedegliano Storia Arte Ambiente nel Comune di Sedegliano. Editrice La nuova Base-Udine 1978
– Marchetti Giuseppe (a cura di Gian Carlo Menis). Le chiesette votive del Friuli. Società Filologica Friulana. Arti Grafiche Friulane, Udine riedizione 1990
– Ottogalli Antonella (a cura di) Glesiutis: chiesette campestri del Medio Friuli [Codroipo]: Progetto integrato cultura del Medio Friuli, 2016
– Sito internet Chiese Italiane
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=68891

Indirizzo: Via Santa Maria, 19, 33039 Sedegliano UD

Data ultima verifica: aprile 2023

Info: la chiesa è normalmente chiusa.

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon:

 

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica
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