Alla fine di via delle Volpi si supera un canale di bonifica (ultima parte del canale secondario di San Piero) e si giunge in breve, lungo via de Amicis, al n. 35, al sito di una villa romana, nota come la villa della “liberta Peticia”, oggi in territorio interamente urbanizzato.
Si tratta di una delle ville dislocate lungo la via consolare che congiungeva Aquileia a Tergeste.
Gli scavi effettuati nel 1955 e negli anni Ottanta ne hanno messo in luce la parte sud orientale, in cui sono riconoscibili tre fasi distinte di costruzione. La villa occupava un’area complessiva di circa 2500 mq.
La prima fase, databile alla seconda metà del I secolo a.C., consiste in tre ambienti contigui affacciati su uno spazio aperto (è la parte più a est). La muratura perimetrale, in ciottoli di fiume, è rafforzata esternamente da pilastri angolari, mentre l’interno, ancora in buono stato, presenta un pavimento in signino, ossia un battuto di frammenti calcarei e di malta, lisciato superiormente e decorato da inserti volutamente casuali di sezioni di ciottoli e pietre colorate.
In una seconda fase, nella prima metà del I secolo d.C., il primo ambiente fu ampliato mediante lo spostamento del muro perimetrale più a sud; il nuovo muro fu costruito in ciottoli con frammenti di laterizi; le parti nuove di pavimento furono invece realizzate in cubetti di cotto e, in corrispondenza della rasatura del muro precedente, in mosaico bianco e nero. Il mosaico bianco e nero si dispone secondo uno disegno a “U”, che racchiude un decoro centrale a scacchiera, secondo lo schema del triclinium: è ipotizzabile dunque che questa stanza venisse utilizzata come sala da pranzo, in cui i romani mangiavano distesi sui triclini, appunto, appoggiati su un gomito. Alla stessa fase si fanno risalire pure l’ampliamento del cortile, ripavimentato a cubetti, e la ripavimentazione dell’ultimo ambiente a est, a sua volta ornato da una piccola scacchiera centrale a mosaico
In una terza fase di lavori il primo ambiente fu suddiviso con delle tramezzature e l’ingresso rinforzato da una nuova soglia, di cui è individuabile l’incasso per la porta. L’accesso a questo ambiente dal vano adiacente era mediato probabilmente da una tenda (aulaeum), come si dedurrebbe dal plinto fornito di incasso per palo, sostegno appunto per il drappo.
Il rinvenimento, nel 1955, di una lapide con epigrafe con cui la “liberta Peticia” dedicava il luogo alla Bona Dea, ha fatto presumere che l’ambiente quadripartito fosse un sacello. La datazione dell’epigrafe al I secolo a.C. indica tuttavia che il luogo fosse votato a quel culto fin dalle sue origini e che fin dalle origini la villa e la sua tenuta fossero proprietà della gens Peticia, già nota a quei tempi nella X Regio.
Questa lapide, che era custodita in Comune, risulta scomparsa una decina di anni fa, durante il trasloco della biblioteca da via dell’Infanzia a via Zambon.

Info:
In via De Amicis, 35 – Staranzano
Per accedere all’area archeologica è necessario contattare la locale Pro Loco (0481 710069).

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica