magazzini

Giusto vent’anni fa, dall’11 al 30 settembre 1991, si è svolta la prima campagna degli scavi condotti dall’École française de Rome, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università degli Studi di Trieste, che sono proseguiti fino al 2003 in un terreno di proprietà demaniale, situato a nord delle strutture portuali messe in luce da Giovanni Battista Brusin negli anni 1929-1932.
Di queste erano ben visibili larghi tratti (banchine, magazzini, rampe d’accesso ecc.), ma i sistemi di scavo allora adottati non avevano restituito stratigrafie certe né avevano conservato tutta la documentazione necessaria alla datazione delle diverse fasi e all’interpretazione più precisa di quanto era stato messo in luce.
Il Brusin, come si faceva allora e si è continuato a fare ancora per decenni, aveva scavato in velocità: sono significative le foto d’epoca con i vagoncini del trenino Decauville, che evocano la metodologia ‘mineraria’ dello scavo. Si procedeva liberando e valorizzando le strutture murarie, ma conservando solo gli elementi architettonici, le epigrafi, le monete e, per quanto riguarda l’instrumentum – per noi quasi sempre fossile guida insostituibile –, selezionando solo i materiali decorati e iscritti, quelli che recentemente sono stati definiti con felice espressione ‘pottery with a pedigree’.

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Da “Aquileia Nostra” Anno LXXXV – 2014

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica