girolamo

La chiesa di San Girolamo, la cui data di costruzione non è nota, nel 1683 fu restaurata, ma, poi, a causa dell’abbandono in cui fu lasciata a lungo, era in condizioni tali che, nel 1873, venne riedificata dalle fondamenta.
Negli anni successivi venne di nuovo abbandonata fino al termine della Prima Guerra mondiale, quando don Angelo Molaro decise di ampliarla, ridandole forma e stile primitivo.
I lavori iniziarono nel 1924 e nel settembre del 1933 fu benedetta; è a questo periodo che, probabilmente, si deve riferire il reimpiego di tutti i reperti romani che oggi sono visibili all’esterno o all’interno della chiesa e che provengono da Aquileia o dal territorio circostante.
Esternamente presenta il tetto a doppio spiovente, il protiro con monofora campanaria a tutto sesto e il campanile a vela.

girolamoMurato nello stipite sinistro del protiro è un frammento di un altare funerario con armi. Sono visibili solo due lati e, al centro, si notano parte di una corazza composta dal thorax e dalla spalla destra coperta da una manica con cinque scanalature, e, in basso, uno schiniere. Si può collocare nel I sec. d.C..
girolamoNello stipite opposto si può vedere un frammento di sarcofago con erote alato. La figura, posta su un piano ribassato e vista di 3/4, si presenta nuda ed è conservata solo fino alle cosce; visto la sua posizione, si capisce che reggeva l’ansa della tabula dove veniva incisa l’iscrizione che decorava la fronte anteriore del sarcofago, della tipologia a cassapanca. In base ai confronti, si può collocare tra la seconda metà del II sec. d.C. e i primi anni del III sec. d.C..
Nella facciata esterna, a destra dell’ingresso, è murato un frammento di lastra con iscrizione, in gran parte perduta, che sembra riferirsi ad un monumento funerario di cui dovevano essere precisate le misure, e ricorda un mensor, cioè un architetto. Visto le condizioni del frammento, è difficile ipotizzare una data precisa, ma si può pensare all’età imperiale.
girolamoSopra la porta laterale sinistra della chiesa è visibile un frammento di capitello di lesena corinzieggiante. Rimangono la parte superiore della voluta laterale sinistra, al centro una voluta con rosetta centrale e a destra metà stelo. Si colloca nella prima età imperiale.
Un frammento di capitello corinzio di tipo asiatico adattato ad acquasantiera a muro è reimpiegato all’interno dell’edificio, nella parete destra.
Presenta una corona d’acanto a larghe foglie con cinque lobi suddivisi in tre foglioline aperte e distese; la voluta sinistra è completamente scomparsa, mentre sono mutili quella destra, la sommità delle foglie a sinistra e lo spigolo destro dell’abaco, decorato con una cornice ad archetti.
Sopra il capitello è visibile una cornice con motivo a righe oblique che, con ogni probabilità, formava l’acquasantiera originaria.
In base ai confronti l’esemplare si può collocare tra la seconda metà del II e la prima metà del III sec. d.C..
Nel braccio settentrionale del transetto, a sinistra dell’ingresso, è murato un sarcofago a cassapanca con iscrizione posteriore.
La tabula a cartigli presenta un motivo decorativo a rosetta a destra e un fiore a petali stilizzato a sinistra ed accoglie, nel piano ribassato, l’iscrizione che ricorda l’abate letterato Giovanni Biavi, nato nel 1684 e morto nel 1755. Egli fu sepolto nella chiesa di San Michele Arcangelo, ma, per ricordarne l’opera, venne inciso il suo nome su questo sarcofago romano.
Al di sotto, è murata una lapide che spiega come i cittadini di Cervignano elevarono quest’arca, proveniente da Aquileia, a memoria del loro concittadino nel 1932.
Accanto alle anse della tabula sono visibili due volute noriche e nel fianco sinistro del monumento si nota un foro, indice di un riutilizzo successivo; si può ipotizzare che il sarcofago sia quello che, secondo don Angelo Molaro, era conservato in precedenza nella fattoria del sig. Piani a San Girolamo e lì usato per abbeverare il bestiame. Si colloca tra il III e il IV sec. d.C..

Per completezza, si segnala che nella muratura esterna della chiesa è riutilizzato anche un frammento di fregio di epoca altomedievale.

Bibliografia:

Per i reperti:
– G.B. BRUSIN, Inscriptiones Aquileiae, a cura di M. Buora, III. Udine 1993 (Pubblicazioni della Deputazione di storia patria per il Friuli, 20), p. 1236 n. 3504.
– A. GARGIULO, Reimpiego del materiale lapideo romano nella provincia di Udine, Tesi di laurea, Università degli studi di Udine.
L’arte svelata di Cervignano tra storia e architettura, a cura di Antonio ROSSETTI, Michele TOMASELLI e Orsola VENTURINI e con le foto di Igino DURISOTTI, 2017, pp. 34, 35, 36, 38, 44.
www.ubi-erat-lupa.org

Per la chiesa:
– G. FORNASIR, Cervignano del Friuli: monografia storica, Udine 1957.
– A. MOLARO, Cervignano e dintorni: cenni storici, Udine 1920.
L’arte svelata di Cervignano tra storia e architettura, a cura di Antonio ROSSETTI, Michele TOMASELLI e Orsola VENTURINI e con le foto di Igino DURISOTTI, 2017, p. 112.

Foto dai siti:
www.ricre.org
www.ubi-erat-lupa.org

Autore: Alessandra Gargiulo

Info:

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica