Gli scavi archeologici degli anni ’80, i cui risultati sono in parte ancora visibili all’interno dell’aula, hanno evidenziato sotto il pavimento cinquecentesco una successione di fasi edilizie che dal periodo romano si protrae fino al XIII secolo (quando, per l’appunto, fu eretta la fabbrica romanica).
Sembra che il luogo venisse occupato per la prima volta nella tarda età imperiale da un complesso produttivo-artigianale, comprendente una cisterna in muratura con volticina in cocciopesto e un “focolare”. Queste strutture, situate presso il perimetrale sud della chiesa, erano servite da una stradina lastricata che correva con andamento NO-SE, seguendo il naturale pendio del terreno. In un periodo di poco posteriore al primo impianto, il complesso, che certamente si estendeva oltre il perimetro della chiesa, fu ampliato verso est mediante la costruzione di un vano quadrangolare di incerte dimensioni, con pavimento in cocciopesto, delimitato da un muro in “opus incertum“; al suo esterno si impiantò una fornace, forse funzionale alla fusione di oggetti in bronzo. La presenza all’interno del vano di una vasca di forma leggermente ellittica (68×80 cm), profonda circa 40 cm, con l’imboccatura rivestita da pietre, ha fatto ritenere che l’ambiente avesse assunto, in una fase di posteriore a quella originaria, la funzione di aula di culto, provvista di vasca battesimale.
Le aree poste a sud e a sud-est del complesso artigianale e dell’aula quadrangolare ospitarono una necropoli, le cui origini possono essere fissate, in base a scarsi elementi di corredo, intorno alla fine del VI sec. Questo cimitero, dove gli inumati erano deposti in piena terra entro fosse rettangolari talora delimitate da pietre, ha mostrato una continuità di vita fino al IX-X sec., allorché il suo margine orientale fu occupato da una costruzione absidata di modeste dimensioni e mal conservata, forse un’aula di culto, ovvero l’annesso di un più vasto complesso ecclesiastico.
A partire da questo periodo, l’occupazione funeraria del sito sembra concentrarsi piuttosto nella zona orientale dell’area di scavo, laddove si è riscontrata una notevole densità di sepolture, con uso prevalente di casse di legno; questi elementi, insieme con gli oggetti di corredo, testimoniano un uso cimiteriale prolungatosi almeno fino al XIII-XIV sec., anche oltre la costruzione della chiesa romanica che inglobò tutte queste preesistenze.
Il nuovo edificio cultuale, largo quanto l’attuale ma più corto circa di 20 metri, era concluso a est da un’abside semicircolare, all’esterno del quale si sviluppò un ulteriore nucleo di sepolture. Alla chiesa tardomedievale appartiene un “sacrarium” contenente numerose suppellettili liturgiche, dismesso agli inizi del XVII sec.
Delle fortificazioni medievali che inglobarono il Monte di Buja, ricordato già a partire dal X secolo come “castellum”, rimangono pochi resti che, insieme con le fonti documentarie, consentono una sommaria ricostruzione dell’evoluzione del complesso difensivo, le cui origini si vorrebbero far risalire già al periodo romano (Menis).
Nella fase di maggiore espansione, nel XIV sec., il “castrum cum suis fortiliciis” si articolava in tre punti strategici, corrispondenti alle tre vette del Monte, collegati fra loro e racchiusi nel perimetro di un’unica cortina (“murus zironi”), ancora testimoniata da ampi tratti di mura, soprattutto sul versante nord, presso il borgo abitato.
Nel XIV sec. venne costruita la cappellina annessa alla chiesa, dedicata alla Vergine, coperta da una volta a botte tutta affrescata, forse da Valente di Valcone di Gemona nel 1328. Sono dipinti il gruppo dei 12 apostoli e 10 soggetti mariani che formano un ciclo completo e unico in Friuli della vita della Madonna.
Dopo il terremoto del 1511, nel 1518 fu ricostruita la chiesa e collocato il portale principale, come si legge sull’architrave; nel 1520 fu ultimato il campanile pentagonale, come risultava dalla data incisa sul cornicione della cella campanaria.

Fonte: http://www.ipac.regione.fvg.it

 

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica