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I nuclei abitati altomedievali che formano oggi il Comune di Castions di Strada in antico corrispondevano ad una chiesa circondata da un gruppo di abitazioni e da difese elementari dette cortine e questo vale anche per il nucleo abitato che circondava la chiesa di San Martino. Sia pur rapide indagini archeologiche hanno rilevato la presenza in quest’area, posta lungo la via Postumia, di un insediamento romano, poi, probabilmente rilevato dai Longobardi o dai Romano- Longobardi che vi costruirono la chiesa con relativi cimitero e centa difensiva.
La leggenda vuole che San Martino stesso abbia fatto sosta in questi luoghi, secondo quanto anche risulterebbe dalla De vita Sancti Martini di Venanzio Fortunato (530-614).
Orientata in direzione opposta rispetto alla strada che la costeggia, ai margini dell’abitato verso Sant’Andrat, la chiesa di S. Martino è una chiesa molto antica le cui origini risalgono al profondo medio evo, quando il culto di questo vescovo e martire si diffuse in tutta Europa.
L’originaria cappella venne edificata nel 1031 circa, anno della donazione del patriarca Popone (1019-1042) che destinò alcuni possedimenti della Chiesa aquileiese, tra cui Castions di Strada, ai sacerdoti e chierici del Capitolo della Basilica. Il Capitolo aquileiese ebbe il dominio su Castions fino al 1751, anno della soppressione del patriarcato.
Pare che la zona ove oggi sorge la chiesa coincida con l’antico insediamento longobardo, sede di arimannia, distrutto dai franchi nel 776. Questo, sebbene non avvalorato da ritrovamenti archeologici, trova riscontro nel titolo stesso di “San Martino” che, come nel caso degli altri santi guerrieri Giorgio e Michele, indica un’origine longobarda e si riallaccia al momento della conversione dei longobardi dalla fede ariana a quella cattolica.
Che si tratti di un edificio molto antico lo si deduce dallo stile asciutto e pulito, di matrice preromanica, ma anche dal metodo costruttivo con materiale di spoglio, come tegole e mattoni provenienti da edifici e tombe romani, messo a spina di pesce. All’interno due tasselli privi di intonaco e ben illuminati dalle finestre aperte in facciata permettono di verificarlo.
L’edificio venne più volte rimaneggiato dal XIII alla fine del XVI secolo. Nel 1525 la cappella venne ampliata e davanti alla facciata venne costruito un portico, non più esistente, e la sacrestia sul lato nord. Anche successivamente esigenze di restauro o di riparazione hanno comportato alterazioni.
Nel 1947 la chiesa venne restaurata ed in tale occasione venne demolito il portico cinquecentesco.
Nel 1972 venne eseguito un restauro statico ed eliminato il muro di cinta. Nonostante i vari interventi la chiesa ha però sostanzialmente conservato il suo antico aspetto.
La facciata della chiesa è caratterizzata dalla presenza della torre campanaria quasi completamente inglobata nella struttura al centro della facciata. Alla base del campanile è ricavato l’ingresso ad arco ribassato, fiancheggiato ai due lati da una finestra rettangolare con cornice in pietra. Il campanile è piuttosto originale per l’elevato quadrato con cella con quattro bifore romaniche e cuspide conica in mattoni “a pigna”. Sulle pareti esterne rimangono tracce della decorazione pittorica.
L’edificio, orientato nord-est, è ad aula rettangolare di ridotte dimensioni, con sedime al livello del piano di campagna. A sinistra si trova il basso corpo della sacrestia. Sul retro è visibile l’abside, di pianta semicircolare e di ridotta dimensione. L’intero edificio, esclusa la torre campanaria, è intonacato, la copertura è in coppi. Solo un motivo a dentelli sotto la linea di gronda interrompe in maniera sobria la semplicità dell’edificio.
L’interno si presenta con aula rettangolare con soffitto a capriate lignee poggianti su mensoline lapidee che mostra le tavelle in cotto. Sulla parete sinistra si apre l’ingresso alla sacrestia e, di fronte, si trova l’accesso laterale. Sul lato destro si aprono due piccole finestre che illuminano l’aula ed una a feritoia che dà luce all’abside. La pavimentazione è in piastrelle di cotto a spina di pesce.
In fondo all’aula un arco a tutto sesto chiude l’abside semicircolare con volta a semicatino cui si accede tramite un gradino.
Originariamente la chiesa doveva essere completamente dipinta ma oggi rimangono sostanzialmente solo gli affreschi dell’abside. Particolarmente interessante è la serie di apostoli nel catino absidale, realizzata sul modello delle botteghe veneziane attive fra XI e XII secolo e rispondente ai canoni romanici e bizantini. Entro un’archeggiatura lieve, sorretta da colonnine sottilissime, si susseguono le dodici figure degli apostoli caratterizzate da linea netta di contorno, ieratico immobilismo e straordinaria eleganza nei dettagli delle vesti e nella varietà e caratterizzazione dei volti. Hanno un valore ritmico sia le posture delle singole figure che l’orientamento dei volti verso il vicino, a suggerire un sussurrato colloquio a coppie.
Oggi sono chiaramente riconoscibili solo tre degli apostoli: da destra San Paolo con l’attributo della spada, San Bartolomeo, dalla straordinaria veste dorata a motivi circolari verdi e rossi che richiama quella del Cristo Pantocratore, e, subito dopo la feritoia, San Giacomo. Fra i primi due si conserva parzialmente l’immagine, più piccola, di un fedele in preghiera con grossa chiave al polso, identificabile o con il committente o con un camerario amministratore di una confraternita.
Il catino absidale è occupato dal Pantocratore in mandorla fra i simboli evangelici, di cui sopravvivono soltanto il bue di Luca e l’angelo di Matteo. Al centro del catino si colloca un lacerto d’affresco molto più recente, probabilmente secentesco, con robuste figure angeliche intente a sorreggere, con apparente fatica, un globo sormontato dalla croce su cui posano le loro mani due figure: forse Cristo Salvator Mundi e Dio Padre.
Nella nicchia della parete di fondo a destra dell’arcosanto si trova una grande figura di San Biagio, seduto su un’imponente trono marmoreo, rappresentato con piglio severo e gesto benedicente. La figura ricorda gli affreschi cinquecenteschi di Gaspare Negro (1475 – 1549) nella vicina chiesa di Santa Maria.
Al Santo titolare della chiesa è riferito un lacerto di affresco, forse dell’epoca degli affreschi degli apostoli nell’abside, tagliato dalla nicchia che ospita il cinquecentesco San Biagio. Ne resta la sola parte inferiore le cui caratteristiche sembrano rifarsi all’iconografia più tipica della scena di San Martino e il povero. Qui si trovava anche una statua rappresentante San Martino e il povero del XVII secolo che fu rubata nel 1988. Lo stesso soggetto caratterizza poi il moderno bassorilievo lapideo inserito nell’altare.

Fonti:
– Marchetti Giuseppe (a cura di Gian Carlo Menis). Le chiesette votive del Friuli. Società Filologica Friulana. Arti Grafiche Friulane, Udine riedizione 1990
– Ottogalli Antonella (a cura di) Glesutis chiesette campestri del Medio Friuli. Progetto Integrato Cultura del Medio Friuli, Poligrafiche San Marco, Cormons (GO) 2016
– Tirelli Roberto. Storia di Castions di Strada. Edizioni Biblioteca dell’immagine. 2017
– Tirelli Roberto. Arte civile e religiosa nel Comune di Castions di Strada. Comune di Castions di Strada – 1994
– Sito Chiese italiane http://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=68296

Info: Via Codroipo 30, 33050 Castions di Strada UD
la chiesa è aperta il giorno di San Martino, 11 novembre, per la messa dedicata al santo titolare ed occasionalmente in altre giornate.

Data ultima verifica: marzo 2022

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon

 

 

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica