Nell’ambito di un progetto di riqualificazione della Piazza Foro Giulio Cesare è stato effettuato uno scavo (2005-2006) che ha consentito di comprendere meglio le fasi di crescita della città nel corso del tempo.
L’area era stata trasformata in spazio aperto nel 1912 dopo la demolizione di un intero isolato.
Lo scavo ha riguardato la metà settentrionale della piazza, ovvero la zona immediatamente circostante e adiacente il monumento di Adelaide Ristori. Tale settore appariva meno disturbato da interventi di scasso recenti legati ad altre perlustrazioni…
Ubicata al centro dei principali assi viari urbani, questa zona doveva essere affiancata da quartieri abitativi di pregio posti nelle immediate vicinanze, come attesterebbero i rinvenimenti di pavimenti musivi che si datano al I sec. d.C.
Tuttavia solo a partire all’incirca dal IV sec. d.C. è attestata una frequentazione dell’area in questione. L’assenza di materiale altoimperiale identificato nei limitrofi contesti urbani farebbe supporre l’esistenza di un grande spazio aperto nel centro della città romana.
L’impianto di strutture abitative, pur di modesto carattere con fondazioni in muratura e alzati di legno, pare collocarsi tra V e VI secoloo. Successivamente al loro abbandono, il perimetro di queste abitazioni fu riutilizzato come recinto cimiteriale. Lo scavo ha infatti intercettato parte di un più vasto sepolcreto che potrebbe datarsi al VI-VII secolo d.C., del quale sono state messe in luce tre sepolture, circondate da ciottoli e lastre di arenaria, relative a due bambini e ad una giovane donna sepolta con un individuo fetale sistemato sul bordo della fossa.
Il cimitero cadde in disuso e fu obliterato da terreni irtivi che sottolineano come tutta la zona rimase per lungo tempo uno spazio aperto. Solo a partire dall’età bassomedievale l’area fu occupata da un grande palazzo affacciato sulla strada principale (verso ovest) e dotato di giardino sul retro. Di questa grande dimora, databile nell’ambito del XIV secolo, sono state rinvenute una grande stanza pavimentata in cocciopesto, una serie di altri vani minori ed una parte degli spazi esterni in acciottolato o semplicemente sistemati in terra battuta.
In una fase successiva, il palazzo fu sottoposto ad una generale ristrutturazione: tutti i vani furono rialzati mediante riporti di macerie e si ricavarono ambienti più piccoli dei precedent attraverso la messa in opera di tramezzi murari caratteristici da tessiture eterogenee con ampio uso di elementi edilizi di reimpiego.
In questa fase, databile a partire dalla metà del Quattrocento sulla base dei materiali rinvenuti, venne anche creato un vano discarica per lo smaltimento dei rifiuti ubicato nell’ambito degli ambienti di servizio collegati alle cucine.
I reperti recuperati costituiscono essenzialmente scarti di cucina, ma anche resti della progressiva diminuzione di oggetti legati alla vita quotidiana. Se ne deduce un significativo quatro dell’intero apparato domestico di una cucina cividalese dei primi anni del Quattrocento.

Fonte:
– Angela Borzacconi, estratto dal “Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici del FVG“, n. 1/2006, Del Bianco Editore, pp. 42-47

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica
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