
L’ospedale di Santa Maria costituisce la più antica struttura medica ad uso cittadino della città di Gorizia. Come viene ricordato nelle ricerche del settore, l’esistenza di una tale struttura nelle città già alla fine del Trecento deriva essenzialmente dal carattere cittadino dell’insediamento e dalla velocità della sua crescita.
Il primo riferimento della sua esistenza è contenuto in un contratto di compravendita datato il 22 aprile 1376 nel quale compare la dicitura “in villa Gorieiae ante ospitale Sanctae Mariae”; successivamente, nel 1378, si ha un chiaro riferimento all’ospedale: la struttura viene descritta come un punto di ricovero per malati, perlopiù dedicato a donne, ma al tempo stesso anche area di sostegno per i poveri, situata vicino all’antica chiesetta di S. Ilario (oggi Duomo di Gorizia) in prossimità della piazza del mercato. L’ospedale era, inoltre, associato ad una cappella dedicata a Santa Maria.
Tra il Cinquecento e la prima metà del Seicento l’ospedale resta operativo come dimostrato dai documenti prodotti dagli Stati Provinciali che hanno ottenuto il controllo sulla città dopo che, nel XIV secolo Gorizia era passata sotto gli Asburgo; tali testimonianze sono oggi conservate presso l’archivio storico provinciale nell’attuale Palazzo Alvarez.
Successivamente l’ospedale cittadino cade in disuso in concomitanza della costruzione di una nuova sede posizionata nella periferia di Gorizia, al fuori delle mura cittadine, dove nella metà del Seicento era nata e si stava sviluppando una nuova contrada.
Risale al 1647 l’inaugurazione del nuovo “Pio ospitale delle Poverelle”.
Bibliografia:
– Pillon, L. 2005. “Camera con vista : panoramica su storia e fonti degli ospedali goriziani”. In Le carte di Ippocrate : gli archivi per la sanità nel Friuli Venezia Giulia, pp. 73-86.
– Gregorig, B. 1960. “Lineamenti di storia medica goriziana”. Acta medicae historiae Patavina, v. 11, pp. 61-84.
Info:
Piazza Camillo Benso Conte di Cavour, 34170 Gorizia GO.
Data ultima verifica: ottobre 2025.
Autore di testo ed immagini: Martina Caliendo.




