sauris

La prima menzione che si conserva di Sauris risale ad un documento del 1280. L’ipotesi che “coloni” di stirpe tedesca provenienti dalla bassa Carinzia si fossero stabiliti in zona alla metà del XIII secolo è confermata dai recenti studi sul dialetto locale oltre che dal fatto che le chiese più antiche vennero dedicate a San Lorenzo e a Sant’Osvaldo, due martiri del III e VII secolo, il cui culto era molto diffuso in Carinzia.
In un documento del 1344 il vicario del patriarca Bertrando di Sant-Geniès confermava alla chiesa di San Lorenzo a Sauris di Sopra (e analogamente a quella di Sant’Osvaldo a Sauris di Sotto) quaranta giorni di indulgenza per chi avesse visitato gli edifici sacri in alcune festività religiose, indulgenza già concessa una prima volta nel 1328.
La Chiesa di San Lorenzo fu oggetto di una lunga serie di ampliamenti e rifacimenti. Il primo di cui si ha notizia risale al 1361 anno in cui l’8 luglio l’edificio risistemato venne nuovamente consacrato e nel 1515 la chiesa fu interamente ricostruita in pietra e consacrata nuovamente.
Nel 1595 si sa che la chiesa era dotata di un fonte battesimale e di tre altari con, accanto all’altare di San Lorenzo, quelli della Vergine e della Cena Pasquale. Il campanile venne terminato nel 1604.
Nel XIX secolo furono ricostruiti i muri di contenimento del cimitero, la chiesa venne allungata e vennero costruiti il vano per il battistero, le cappelle per gli altari laterali, la nuova sacrestia e rifatto il tetto in scandole di legno, al di sotto del quale il soffitto piano venne decorato con pitture.
Nel 1936 il soffitto crollò e della decorazione rimangono solo i medaglioni raffiguranti gli evangelisti.
Il terremoto nel 1976 rese la chiesa inagibile e i lavori di restauro della chiesa e del campanile vennero completati nel 1985.
saurisOggi la chiesa di San Lorenzo, che si raggiunge scendendo dal paese, si presenta come una tipica chiesetta alpina di stile gotico tedesco. Sorge su uno spiazzo pianeggiante circondata da un piccolo cimitero. Sulla facciata in pietra si apre un rosone. Il tetto è molto spiovente ed è coperto con scàndole di legno di larice. L’abside è poligonale con tre monofore con arco a sesto acuto. La torre campanaria ha una svettante guglia poligonale.
L’edificio è a navata unica con profili in pietra locale e soffitto a capriate in legno, riportate a vista nel restauro successivo al terremoto del 1976, che accentuano la verticalità degli spazi e contribuiscono alla luminosità dell’interno. Dietro l’arco trionfale in pietra tufacea si apre l’abside a pianta poligonale, tipicamente gotica, coperta da una bella volta a vele sottolineate da costoloni. I peducci degli archi conservano poche tracce dell’antica decorazione geometrica.
La chiesa conservava due pregevoli altari lignei. L’altare della Madonna del Rosario, collocato nel vano nella parete sinistra fu realizzato intorno al 1650 da Gerolamo Comuzzo da Gemona. Nell’originaria struttura in legno, scolpita e dorata, sono state inserite copie delle statue della Madonna del Rosario, di San Domenico e Santa Caterina da Siena, rubate nel 1969.
Nella cappella di fronte è ancora oggi conservato l’altare a sportelli (Flügelaltar) dell’Ultima cena o dell’Eucarestia, eseguito da Michael Parth da Brunico, di cui sarebbe l’ultima opera e che costituisce una delle sue opere più significative nel territorio del patriarcato di Aquileia, assieme al Flügelaltar del Santuario di Sant’Osvaldo a Sauris di Sotto.
Michael Parth da Brunico (1475 ca – 1551) è uno degli artisti d’oltralpe che ha operato in Carnia lasciando realizzazioni di assoluto pregio grazie alla qualità dell’intaglio, al raffinato uso della doratura e dei colori, nonché a una speciale vivacità nel comporre le scene entro canoni indubbiamente tradizionali ed alquanto lontani dalle più aggiornate tendenze del “moderno”. Nelle sue opere, nelle quali spesso la parte prettamente scultorea dialoga con quella pittorica (affidata peraltro ad un diverso artista, identificato più volte in Nicolò da Brunico) si apprezzano sia la composizione che la capacità tecnica, in particolare nelle figure dai volti squadrati e severi, intensi e carichi di umanità.
Negli altari ad ali, tipica espressione della cultura lignea di area alpina, gli sportelli rimanevano generalmente chiusi, per proteggere i preziosi intagli interni dalla polvere e soprattutto per consentire, in occasione di cerimonie e festività, una scenografica esposizione delle raffigurazioni scintillanti di ori e policromie.
L’altare dell’Eucarestia è composto da un’alta predella dipinta da un ignoto pittore dei primi decenni del cinquecento con due episodi del Vecchio Testamento, la Caduta della manna e il Serpente di bronzo. La predella fu modificata, per far posto ad un tabernacolo marmoreo settecentesco che conserva reliquie della SS. Croce e di San Lorenzo. Il coronamento a guglie della parte superiore di gusto tipicamente gotico (Gespert) è l’unico del Parth che si è conservato intatto fino a noi. In origine era completato da statuine raffiguranti un santo tra due angeli che oggi, per sicurezza, sono conservate altrove.
Nello scrigno di questo Flügelaltar è raffigurata, ad alto rilievo, la scena dell’Ultima Cena. Nelle portelle compaiono l’ingresso di Gesù a Gerusalemme e la Preghiera di Gesù nel Getsemani: gli episodi evangelici che precedono e succedono l’istituzione dell’Eucarestia. Tali composizioni derivano da incisioni di Albrecht Dürer, parte della cosiddetta Kleine Passion, e sono completate dalle tipiche decorazioni a racemi. Durante la Settimana Santa le portelle vengono chiuse, dando modo di osservare la decorazione esterna, con le figure, a bassorilievo, dell’Angelo Annunciante e della Vergine.
Sull’altare si leggono in tre punti le iniziali dell’autore, M.P., Michael Parth, e la data, 1551. Fu la confraternita del Santissimo Sacramento a rivolgersi per la realizzazione dell’opera alla stessa bottega di Brunico che aveva realizzato, quasi 30 anni prima, l’altar maggiore nella chiesa di S. Osvaldo a Sauris di Sotto. Rispetto a quest’ultimo, l’altare di Sauris di Sopra mostra, accanto ai modi tardo-gotici propri della bottega, un certo influsso dell’arte rinascimentale italiana, specie nella scena centrale, con la prospettiva del pavimento a riquadri.
Per quanto riguarda le altre opere, l’altare maggiore originale della chiesa venne distrutto da un incendio nel 1757 e sostituito da un altare di stile barocco in marmi bianchi e colorati, con le statue dei santi Lorenzo e Giuseppe.
saurisIl fonte battesimale è del 1701 con copertura in rame. L’organo è dell’inizio del XIX secolo. Alle pareti sono appesi quattro medaglioni ovali con le figure degli Evangelisti, recuperati dal soffitto crollato ed i quadri della Via Crucis, che con le loro scritte in tedesco testimoniano come la popolazione locale utilizzasse la lingua germanica anche in ambito religioso.

Autore: Marina Celegon

Fonti:
– Bucco Gabriella. Le chiese del Comune di Sauris. Deputazione di Storia Patria per il Friuli 2017.
– Pastres Paolo (a cura di) Arte in Friuli dal Quattrocento al Settecento. Società Filologica Friulana, Udine 2008
– Tilatti Andrea. La parrocchia di Sauris: le chiese, gli uomini, i santi, in “Metodi e ricerche”, n. s., XII/2 (1993), pp. 5-44 (con aggiunte e aggiornamenti ora stampato in Sauris Zahre. Una comunità delle Alpi Carniche, I, a cura di D. Cozzi, D. Isabella, E. Navarra, Udine 1998, pp. 63-90).
– Virgilio Gianni. Castelli e fortificazioni della Carnia ovvero le antiche pietre come testimoni del tempo. Andrea Moro Editore 2013
– SAURIS-ZAHRE https://www.sauris.org/chiesa-di-s-lorenzo-sauris-di-sopraouberzahre/

Info:
Sauris di Sopra, 20, 33020 Sauris di Sopra UD
tel. 0433 86007 – 3332318418.

 

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Periodo Storico: Basso Medioevo
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