La località di Vacile, documentata per la prima volta nel 1268, fu per lungo tempo possedimento dei signori di Varmo e venne incendiata dai signori di Spilimbergo nel 1361. La Chiesa di San Lorenzo è ubicata in posizione decentrata a est dell’abitato all’interno di un’antica centa. Una chiesa dedicata al santo era già presente nel secolo XIII ma la primitiva cappella in stile gotico fu successivamente modificata ed ampliata, subì rimaneggiamenti nel XV secolo e successivamente nel XVIII e XIX fino ad assumere l’attuale veste neoclassica. Da ultimo l’edificio è stato oggetto di restauri nel 2009 mentre nel 2012 sono stati restaurati gli affreschi all’interno.
La semplicità delle linee architettoniche esterne non fa intuire che all’interno la chiesa ospita nel coro un notevole ciclo di affreschi realizzati attorno al 1508 da Giovanni Antonio de Sacchis detto il Pordenone.
La posizione, l’orientamento e l’impianto della Chiesa sono radicati nella sua origine di cappella risalente al XIII secolo, attestata all’interno di una “centa”, cerchia di mura delimitanti una postazione difensiva, presumibilmente circondata e protetta su di un lato da una scarpata e sull’altro da un fossato (ora colmato) dotato di ponte levatoio che si apriva verso nord, proprio dove oggi è ubicato il cancello di ingresso all’area della chiesa. Il perimetro chiuso della centa poligonale, che mostra una circonferenza di circa 110 metri, risulta chiaramente nelle mappe catastali del XIX secolo come il catasto napoleonico del 1811, e risulta ancora parzialmente leggibile nella planimetria attuale. Si conservano ancora in parte le strutture murarie originali anche se le quote del suolo circostante verso il paese sono state in parte innalzate e livellate.
La chiesa, orientata est-ovest, espone verso il territorio circostante la zona absidale e la parte posteriore della navata che si ergono elevate rispetto al piano di campagna. Verso est la muraglia era stabilita su un declivio e qui sono ancora visibili le strutture murarie residue che sostengono il terrapieno che si elevano per 4-5 metri e che sono costituite da corsi regolari di pietre unite con malta.
La chiesa presenta nel suo insieme una struttura architettonica semplice ed essenziale con facciata tripartita da lesene e con semplice portale centrale, e che è sormontata da un timpano al centro del quale si apre un oculo cieco. Sui lati della chiesa sporgono i volumi corrispondenti ai vani delle cappelle laterali e della sacrestia, tutti rifiniti con intonaco e dotati di semplici cornici di coronamento.
Affianca la chiesa la separata costruzione dell’alto campanile a torre, costruito nel 1990 probabilmente sopra una torre quadrata dell’antica centa sulla quale è stata inserita una cella campanaria secentesca.
L’ambiente interno è ad aula unica con copertura a due falde e capriate lignee a vista. L’aula presenta quattro finestre rettangolari di cui due murate e, sul fondo l’arcosanto a sesto acuto in prossimità del quale si aprono due cappelle, una per ciascun lato. Il pavimento è in seminato alla veneziana.
La zona absidale presenta una volta ripartita da grossi costoloni. Le superfici di intradosso dell’arco, la volta e le pareti dell’abside erano interamente decorate con affreschi datati dagli studiosi attorno al 1508, attribuiti dopo lunghi dibattiti iniziati già a partire dal XIX secolo, ad un ancora giovane Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone (1483 ca – 1539), il maggior artista friulano del Rinascimento e uno dei più importanti pittori ad affresco della prima metà del Cinquecento. Non è ancora stato chiarito come e dove si sia formato il Pordenone. Tra le varie proposte vi è quella relativa ad un suo possibile apprendistato presso la bottega di Gianfrancesco da Tolmezzo (1450-1511).
A lungo gli affreschi vennero attribuiti ad altri autori tra i quali in particolare Pietro da S. Vito, pittore minore della fine del Quattrocento e del primo Cinquecento in Friuli documentato dal 1492 al 1544.
Gli affreschi che impreziosiscono questa chiesa in apparenza semplice costituiscono una notevole testimonianza della produzione pittorica del Pordenone, nella quale è stata rilevata dagli studiosi, quale che sia stata la sua formazione, l’influenza dei pittori più famosi che operavano all’epoca a Spilimbergo ed in Friuli, le cui opere erano quanto di meglio poteva offrire l’arte del tempo, nonché della coeva pittura veneziana conosciuta in un probabile soggiorno nella città lagunare.
Gli affreschi sono stati datati dai diversi studiosi tra il 1506 e il 1511, con maggiore enfasi sul 1508, si tratta di un’epoca in cui il Pordenone era ancora molto giovane, tuttavia egli risulta avere completa padronanza della difficile tecnica dell’affresco cosa che non stupisce dato che in un documento del 1504, relativo al suo contratto di matrimonio, egli risulta già insignito del titolo di maestro.
Nell’intradosso dell’arco trionfale sono visibili Santi a mezzo busto con il simbolo del martirio (si riconoscono Daniele, Caterina, Lorenzo, Stefano, Lucia, Sebastiano, Dorotea). Nel piedritto di destra San Rocco.
Il coro è articolato in otto scomparti nella volta e in cinque nelle pareti.
Gli affreschi delle pareti, frammentari e recuperati solo parzialmente dai recenti restauri, mostrano episodi tratti dalle vite di San Sebastiano e San Lorenzo oltre a scene dal Nuovo Testamento.
L’episodio principale e meglio conservato si sviluppa sulla prima parete di sinistra e mostra San Lorenzo che conduce all’imperatore i poveri e gli storpi dopo che lo stesso gli aveva richiesto di consegnargli le ricchezze della Chiesa. Nella lunetta sovrastante è raffigurato il Martirio di San Sebastiano. La scena, pur solo parzialmente conservata, risulta impostata con sicuro senso dello spazio e piena padronanza prospettica, con i personaggi colti a gruppi scelta che anticipa quello che sarà lo stile del Pordenone maturo.
Nelle successive tre pareti, quelle oblique e quella di fondo, si vede quanto resta delle figure degli apostoli rappresentati a gruppi di quattro. Nelle lunette successive, la cui decorazione è molto deteriorata, sono riconoscibili il Martirio di San Lorenzo e la Resurrezione di Cristo.
Nella parete destra del coro si aprono la porta della sacrestia ed una finestra inquadrata da candelabri e da finti pilastri che sorreggono archi in rovina. Sulla destra si intravedono scarsi resti di una Madonna con il Bambino e di un personaggio inginocchiato. Nello zoccolo che corre sotto le scene e sulla strombatura della finestra sono dipinti medaglioni con volti maschili.
Molto meglio conservati sono gli affreschi della volta i cui otto scomparti, spartiti da robusti costoloni, sono densamente popolati di figure. Al centro, sopra la parete di fondo, Cristo Risorto con lo stendardo nella destra e in atto di benedire con la sinistra, con al di sopra la colomba dello Spirito Santo e in basso due angeli che lo assistono pregando.
Nei quattro spicchi adiacenti, due per lato, si vedono i Padri della Chiesa seduti su nubi entro mandorle a raggera, originariamente dorate, affiancati da putti che reggono mitre, pastorali e i sacri testi. I vertici inferiori sono occupati da Profeti ed Evangelisti con i loro simboli. A sinistra del Cristo si vedono i Santi Girolamo e Gregorio e a destra Sant’Agostino e Sant’Ambrogio. Gli spicchi minori delle volte in prossimità del sottarco ospitano le figure a sinistra di Enoch, al centro di un angelo e a destra di Elia.
Resti dell’originale decorazione ad affresco, molto compromessi dall’apertura delle cappelle laterali, rimangono nell’aula. Sulla parete dell’arcosanto è possibile vedere la sagoma di quella che doveva essere l’altezza originale della chiesa del XV secolo e, al di sotto, le sinopie di un Angelo annunciante e della Vergine. In basso ai lati dell’arcosanto vi sono esigui resti a sinistra di una scena di crocifissione con Maria al lato della croce ed a destra di una figura di santo.
Tra la cappella a sinistra dell’arcosanto dedicata a Sant’Antonio da Padova e l’arcosanto si vedono tracce di un affresco con figure di santi mentre ai lati della cappella di destra, dedicata alla Madonna, emerge la figura di un Santo martire.
In una nicchia si trova un fonte battesimale in pietra datato 1525, con coppa decorata con una fascia di putti alati in rilievo e, alla base del fusto, quattro delfini. E’ anche presente una pila dell’acqua santa del XVI-XVII secolo.

Non lontano dalla Chiesa di San Lorenzo esisteva quello che veniva ritenuto da alcuni un tumulo preistorico non indagato. L’elevazione, a suo tempo ricoperta da alberi ad alto fusto, è stata spianata nel 1981. Presso l’area dove sorgeva la struttura sono in passato affiorati pochi resti fittili di epoca romana: è probabile, quindi, che si tratti di un tumulo protostorico riutilizzato dai Romani. [Il tumulo si trovava nella prima deviazione a sinistra della via Scalet verso la chiesa di San Lorenzo – I.G.M. F. 24 II N – E ; C.T.R. 065071 N 5.in.735 E 2.357.235].

Fonti:
– Bergamini Giuseppe. Note su alcuni affreschi del quattro e cinquecento nello spilimberghese in Antichità Altoadriatiche XVIII Studi Spilimberghesi Centro di Antichità Altoadriatiche Casa Bertoli Aquileia. Udine Arti Grafiche Friulane 1980
– Bergamini Giuseppe e Paolo Goi Secoli d’arte a Spìlimbergo, la splendida Città del Mosaico in Friuli nel Mondo Anno 47 – Numero 526 Luglio 1998
– Bergamini, Giuseppe Arte e artisti del Rinascimento a Spilimbergo In: Spilimbèrc : 61m Congres, 23 di setembar 1984 – P. 333-36
– Boni de Nobili Francesco. Guida ai luoghi e alle opere di Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone nella Provincia di Pordenone – Dario de Bastiani Editore Vittorio Veneto 2015
– Comune di Spilimbergo. Biblioteca Civica. AA.VV. Ricerche storico-archeologiche nello Spilimberghese. Comune di Spilimbergo 1986 (Quaderni spilimberghesi; 2).
– Furlan Caterina, Francescutti Elisabetta Introduzione agli affreschi di Marzinis. Nuove riflessioni sulla giovinezza del Pordenone
– Furlan Caterina. Il Pordenone e Giovanni da Udine: artisti friulani e “universali” in Pastres Paolo (a cura di) Arte in Friuli dal Quattrocento al Settecento. Società Filologica Friulana, Udine 2008
– Miotti Tito. Castelli del Friuli. Feudi e giurisdizioni del Friuli occidentale. Del Bianco 1980
– Rizzi Aldo Profilo di storia dell’arte in Friuli. 2. Il Quattrocento e il Cinquecento. Del Bianco Editore 1979.
– Sito internet CHIESE ITALIANE: http://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=65778
– Sito internet IPAC: http://www.ipac.regione.fvg.it/aspx/ViewProspIntermedia.aspx?idScheda=27&tsk=CA&tp=vRAP&idAmb=120&idsttem=6

Info:
Via G. Carducci, 6, 33097 Vacile PN
la chiesa è normalmente aperta in occasione delle funzioni.

Data ultima verifica: giugno 2022

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon. Mappa dal catasto napoleonico e foto dall’alto dal sito IPAC.

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica
Visualizzazione delle schede relative a contesti archeologici visibili nell'arco di 5 km dalla località di partenza