Sulla sommità del colle è situata la chiesetta di San Martino, la più antica di Artegna, il cui campanile con tamburo ottagonale è sormontato da una cupola metallica con angelo anemometro, divenuto il simbolo del paese.
La costruzione originaria, che risale al 1205 (come attesta l’epigrafe posta esternamente sopra l’ingresso), forse, venne a sua volta edificata sulle fondamenta di un precedente edificio di origine longobarda.
Nel 1299 il castello e la chiesa di San Martino furono assediati e distrutti dai Gemonesi. L’edificio di culto venne ricostruito nel 1303; di quest’epoca sono rimasti il presbiterio con volte a crociera, posto fuori asse rispetto all’attuale navata, e la monofora gotica (tipica di questo periodo) con archetto trilobato sulla vetrata sulla parete meridionale.
Venne nuovamente distrutta dal terremoto del 1511 e riedificata tra il 1515 e 1519.
«Come dichiara l’epigrafe posta sopra l’ingresso principale, i lavori per la ricostruzione della chiesa di S. Martino si resero necessari per riparare i guasti causati dal rovinoso terremoto del 14 marzo 1511, che tante distruzioni procurò nell’intero Friuli. Sulla testimonianza poi di altre iscrizioni murate o incise all’esterno, sappiamo che nel 1515-16 erano ultimati i muri perimetrali, che nel 1518 la bella facciata in pietre squadrate fu decorata con le finestre e il portale e che finalmente per populum arteniensem reparata la pieve rinnovata fu inaugurata nell’anno della Salvezza 1519». (Gian Carlo Menis, “L’antica pieve di San Martino di Artegna e gli affreschi di Gian Paolo Thanner”, Comune di Artegna 1999).

Cappella di San Martino, affreschi di Paolo Thanner

All’interno si conservano gli affreschi realizzati dall’artista friulano di origini bavaresi Gian Paolo Thanner e risalenti alla prima metà del XVI secolo. Sulla volta sono raffigurati i Dottori della Chiesa con gli Evangelisti e i loro simboli; sulla parete di fondo sono rappresentati i Dodici Apostoli e la Passione di Cristo.
Sulla parete sinistra della navata si apre la cappella di San Martino interamente affrescata. Sono visibili nella fascia inferiore: San Martino e il povero, San Giovanni Battista e San Rocco, nella fascia superiore un’Adorazione dei Magi e nell’intradosso dell’arco le figure dei Profeti.

        Paolo Thanner, San Martino e il povero

Nella chiesa di San Martino in Castello sono visibili tre stele iscritte murate nella parete interna ai lati dell’ingresso principale dell’edificio di culto; non ci sono notizie sicure sul loro reimpiego.
La prima stele è già citata nel Cinquecento da Jacopo Valvason di Maniago (1566, ms) che però la dice a Zegliacco, in ciò ripreso anche da Mommsen (CIL, V 8651).
Fulvia Mainardis (2005), con varie motivazioni, ipotizza che da Zegliacco sia stata reimpiegata nella pieve di San Martino, forse per l’ara del santo, insieme alle altre due lapidi – la cui provenienza è totalmente ignota – tutte riutilizzate con le epigrafi non visibili; le tre stele, poi, sarebbero state ritrovate nel 1973 durante i primi restauri effettuati nella chiesetta che portarono alla scoperta dell’altare cinquecentesco del titolare. D’altro canto, Gabriele Caiazza (1996-1997) riporta una testimonianza orale secondo la quale “alcune” lapidi romane (queste?) vennero riutilizzate nel vecchio altare maggiore della chiesa e che, soltanto in un secondo momento, imprecisato, vennero murate nella controfacciata interna.

La prima stele iscritta presenta il testo, inciso su sette righe, che riporta l’epitaffio dei componenti della stessa famiglia: L(ucius) Canteniu(s) L(uci) f(ilius) Iugalio, Vettia M(arci) f(ilia) ux(or?), L(ucius) Cantenius L(uci) f(ilius) Balb(us?), T(itus) Cantenius L(uci) f(ilius) Uccis(…) vivi f(ecerunt) sibi et suis.
Il gentilizio della famiglia Cantenius, è diffuso nell’Italia nordorientale e il nome della donna, Vettia, è frequente ad Aquileia e nel territorio di Iulium Carnicum, nel quale rientrava anche Artegna. La stele si data ai primi decenni del I sec. d.C. per la paleografia.

La parte superiore centrale di una stele iscritta presenta un’iscrizione incisa su otto righe, di cui la penultima è da considerare un’aggiunta successiva, mentre l’ultima è autentica: (…)aediu(s-.) (…) I a IIIIII(vir) (hic) situs est, (fecit) (sibi e)t uxori Bib(uliae?) (-.) Secundae (et…) (…) f(ilio) Nobilio(ri) (exs) (…) eat (…?) vel (…)fat(…?).
Nel testo sono ricordati i mnomi del titolare della tomba (Caedius (?)) e dei membri della famiglia (la moglie Bibulia e il figlio Nobilior (?). La stele si può datare al I sec. d.C.

La ricostruzione del testo della terza stele iscritta è solo ipotizzabile e l’ultima riga sembra essere un’aggiunta posteriore. …? te (…) et T(…) (e)
Non ci sono elementi sufficienti per proporre una datazione.

Info: Via delle Chiese, Artegna

Bibliografia:
A. Gargiulo, Antiqua Marmora, Consorzio Castelli storico del FVG, 2005, pp. 13-15.
Fulvia Mainardis, Iulium Carnicum storia ed epigrafia, la seconda è la n. 71 pp. 170-173, la prima è il n. 73 pp. 174-175, la terza è n. 124 pp. 220-221; 2008.
Artegna, Ecomuseo parco archeologico del colle di San Martino
, Comune di Artegna, pp. 15-16.
AA.VV., Le Guide del Friuli Venezia Giulia, vol. 4 Prealpi e Piana del Tagliamento, 1997 Provincia di Udine, p. 15.

Leggi allegato studio sui reimpieghi: Fulvia MAINARDIS, Iscrizioni romane e non, reimpiegate nella Chiesa di San Martino in Castello (Artegna. UD) , in Quaderni Friulani di Archeologia, XIV-2004.

Periodo Storico: Alto Medioevo
Localizzazione Geografica