I primi ritrovamenti, gli scavi, le sepolture.
La necropoli di San Mauro è l’unica delle aree sepolcrali longobarde cividalesi di area extraurbana ad esser stata oggetto integralmente di uno scavo programmato. Si tratta del sepolcreto più lontano dalle mura romane: era infatti ubicato sulla collina a nord della città, che prende il nome dall’omonimo scomparso romitorio, documentato dalle fonti scritte a partire dal 1251.
Un piccolo indizio della presenza della necropoli fu il rinvenimento fortuito da parte di un contadino, nel 1886, di una ricca tomba femminile longobarda, in occasione dell’impianto di una vigna. Parte del corredo, allora smembrato, fu recuprato dal priprietario del fondo, Michele Leicht. Nel 1900, suo figlio Pier Silverio Leicht donò al Museo di Cividale una fibula a S in argento dorato e una imitazione barbarica di un Tremisse di Giustiniano I.
I ritrovamenti indussero Paola Lopreato, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Cividale, ad avviare degli scavi sistematici, condotti dalla Soprintendenza Archeoloogica e per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici del Friuli Venezia Giulia negli anni dal 1994 al 1996 e nel 1998. Sono state individuate settantanove sepolture, di cui ventidue longobarde e cinquantasette medievali e rinascimentali. Queste ultime facevano parte del cimitero sorto attorno alla chiesetta che sorgeva sul colle, di cui nel corso dell’indagine sono stati rinvenuti alcuni resti.
I risultati degli scavi sono contenuti nell’opera multisciplinare, che comprende, oltre allo studio dei materiali rinvenuti, le analisi archeozoologiche e quelle antropologiche di entrambi i nuclei sepolcrali: La collina di S. Mauro a Cividale del Friuli. Dalla necropoli longobarda alla chiesetta bassomedievale, a cura di I. Ahumada Silva, in Ricerche di archeologia altomedievale e medievale 35-36, Firenze 2010.
Gli scavi della Soprintendenza hanno interessato solo parzialmente l’area: non è stata infatti ancora accertata la reale estensione della necropoli longobarda, nè di quella medievale e rinascimentale che le si è sovrapposta.
Le ventidue sepolture longobarde, individuate erano presenti in tre settori della collina: tre sepolture nella parte settentrionale, una nella parte centrale; il nucleo più numeroso, con diciotto sepolture, era localizzato verso il margine e nel versante meridionale della collina. Complessivamente le sepolture erano disposte abbastanza regolarmente su sette file.
Delle tombe portate alla luce, nove appartenevano a maschi adulti (di cui otto guerrieri armati), sette a donne adulte, una conteneva i resti di un individuo di età giovanile; altre cinque sepolture erano pertinenti a bambini.
I resti scheletrici erano deposti in fosse pseudorettangolari scavate nello strato naturale di flysch, per lo più dotate di una copertura di pietre. Le tombe contenevano un unico individuo, tranne la 44, che era stata depredata in antico, in cui sono state recuperate ossa sconvolte di un adulto e di un bambino.
I corredi. La cronologia.
Eccettuata la tomba 20, tutte le altre sepolture di adulti e bambini di entrambi i sessi contenevano corredi funebri, nella maggior parte caratteristici del modello culturale longobardo.
I corredi, per lo più di eccezionale ricchezza, comprendevano una vasta gamma di oggetti pertinenti all’armamento, all’abbigliamento, all’ornamento, che sono stati oggetto di lunghe operazioni di restauro. Si segnalano in particolare i gioielli in argento, oro e pietre dure, le monete in oro, argento e bronzo, il vasellame bronzeo, i recipienti in ceramica e vetro tra cui l’eccezionale corno potorio in vetro rosa, attestazione dei superbi reperti che compaiono in corredi di alto livello dell’Italia longobarda.
Numerosi sono i corredi maschili deposti con l’intero equipaggiamento di armi (spatha, scramasax per lo più sospesi alla cintura decorata da elementi in bronzo, argento o ferro ageminato, lance e in un caso arco. In una tomba di cavaliere, il cui corredo è già da alcuni anni esposto nel MAN di Cividale, era deposto il cavallo stesso.
Lo scavo della necropoli ha fornito significative informazioni sui rituali funerari: presentano ad esempio caratteri di eccezionalità le sepolture infantili accompagnate da ricchi corredi, comprendenti anche armi e gioielli tradizionali; importanti anche le tracce di cerimoniali funebri, come le offerte di cibo e bevande, i fuochi rituali e il banchetto, costituiti da carboni, ossi combusti e frammenti di ceramica, testimonianza della frantumazione rituale nell’ambito del convito funebre.
Un buon numero di sepolture sono databili dall’epoca dell’immigrazione (ultimo terzo del VI sec.), altre si collocano cronologicamente tra la fine del VI sec. ed i primi decenni del VII sec.: la necropoli è pertanto quella che a Cividale meglio illustra il rituale funebre delle prime generazioni di Longobardi immigrati in Italia.
Lo studio dei materiali ha permesso di istituire sicuri confronti con corredi della Pannonia (attuale Ungheria), zona di stanziamento dei Longobardi nel VI sec., ma anche con i reperti di importanti necropoli longobarde dell’Italia centrale, come Castel Trosino e Nocera Umbra, e del Piemonte.
L’esposizione.
Per il nuovo allestimento dedicato alla necropoli di S. Mauro, di cui sono esposti i corredi più significativi, è stato scelto il salone del piano nobile del Palazzo dei Provveditori Veneti. Preceduto da pannelli che offrono un quadro aggiornato della situazione storica in cui si collocano la migrazione di Longobardi e la creazione del regno longobardo d’Italia, viene a costituire l’introduzione alla sezione dedicata all’archeologia funeraria di età longobarda, che occupa tutto il piano nobile del Palazzo.
E’ stato scelto di ricreare idealmente un settore della necropoli richiamando l’orientamento ovest-est delle sepolture con vetrine che simulano le fosse funerarie. Gli oggetti di abbigliamento e le offerte sono posti, su sagome, nella stessa posizione in cui sono stati rinvenuti. Ricostruzioni grafiche dell’abbigliamento che caratterizzava nella società longobarda il ruolo del defunto, aiutano il visitatore a interpretare gli oggetti esposti e riconoscere sesso, età e ruolo dei personaggi sepolti. In una postazione multimediale sono reperibili ulteriori informazioni sull’organizzazione della necropoli, sul costume, su metallurgia e oreficeria longobarda. Un grande affresco che ricostruisce il funerale di un capo guerriero sulla collina di S. Mauro integra e chiude l’allestimento.

Autore: Serena Vitri, Isabel Ahumada Silva

Fonte: Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli

Info:
Orario: lunedì 9 – 14; da martedì a domenica h. 8,30 – 19,30 – Tel. 0432700700

Vedi anche: Oggetti_inscritti nella realta funeraria del Friuli Longobardo, a cura di Angela Borzacconi, Fabio Pagano in Le iscrizioni con funzioni didascalico-esplicativa nell’Instrumenta Incriptum, Atti del VI incontro Instrumenta Inscripta, Aquileia 2015, in Antichità Altoadriatiche, vol. LXXXIII, Editreg 2016.
Questo contributo prende in considerazione gli unici tre manufatti iscritti noti nell’ambito del ducato longobardo di Cividale. Si tratta di oggetti rinvenuti in contesti funerari dotati di iscrizioni, rispettivamente legate alla volontà di autorappresentazione identitaria da un lato (puntale da cintura dalla necropoli di Lovaria), specifiche esigenze rituali dall’altro. Riguardo a queste ultime in particolare assistiamo ad un uso consapevole della scrittura finalizzato ad un richiamo cristiano nei manufatti cividalesi (bacile in bronzo dalla necropoli di S. Mauro) e, al contempo, si registrano incisioni scorrette con imitazione palese e ripetitiva dei caratteri alfabetici latini utilizzati quasi essenzialmente come formule magiche (guarnizione da cintura dalla necropoli di Cella).

Oggetti ritrovati:

Anello in argento con diaspro – Primi decenni del VII secolo
Cividale del Friuli (Udine), località San Mauro – Tomba 2 – Defunto di sesso maschile
Ø verga cm 2,4; castone cm 1,5; gemma cm 1,3 – N. inv. 23790
Museo Archeologico Nazionale (Cividale del Friuli), in “Simbologia e iconografia degli anelli nell’Italia Altomedievale“, di Marta Maria Lina Grassino, 2016, Università di Torino.
É costituito da una verga liscia a sezione circolare e da un castone ovale a sezione troncoconica e margine liscio, con due coppie di elementi sferoidali posti ai lati nel punto in cui si innesta la verga.
La gemma ovale in diaspro verde ospitata dal castone reca inciso un amorino che procede verso destra tenendo nella sinistra una freccia e nella destra una fiaccola. Ai lati della figura si distinguono le lettere A, XM. Il diaspro potrebbe essere una gemma di origine romana reimpiegata in un monile longobardo secondo un’usanza propria della società altomedievale italiana e le coppie di sferette all’innesto della verga sono caratteristiche di una tipologia di anelli diffusa nel VII secolo.
L’anello, rinvenuto durante lo scavo del 1994, al momento del ritrovamento riportava alcuni danni, infatti la gemma era scheggiata ai lati e la verga rotta. Si è quindi provveduto ad incollare quest’ultima con un intervento di restauro che ha restituito integrità al manufatto.
Bibliografia: AHUMADA SILVA 2010, p. 26, tavv. 7, 114

Anello in argento con piastra – Ultimo terzo del VI secolo – primi decenni del VII secolo
Cividale del Friuli (Udine), località San Mauro – Tomba 50
Sepoltura non attribuibile in modo specifico
Ø cm 2,2; castone cm 1,8; gr 2,28 – N. inv. 24145
Museo Archeologico Nazionale (Cividale del Friuli)
in “Simbologia e iconografia degli anelli nell’Italia Altomedievale“, Marta Maria Lina Grassino, 2016, Università di Torino.
Verga in argento fuso a sezione semicircolare appiattita alle estremità in lamine che fanno da piano d’appoggio per la piastra piatta e circolare, anch’essa in argento. Questa presenta un monogramma inciso con la lettera N affiancata da una croce entro una cornice punzonata.
L’anello è stato rinvenuto durante la campagna di scavi svoltasi tra il 1994 e il 1998 nella tomba di un bambino di età tra i due e i quattro anni e di cui conseguentemente non è possibile stabilire il sesso.
Bibliografia: AHUMADA SILVA 2010, p. 118, tavv. 64, 114

Periodo Storico: Longobardi
Localizzazione Geografica
Visualizzazione delle schede relative a contesti archeologici visibili nell'arco di 5 km dalla località di partenza