Grande grotta riparo, posta a circa 20 metri sopra il corso del Rio Secco. Il sito è oggetto di sondaggi a partire dal 2002, per concessione del Ministero dei Beni Culturali e della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli – Venezia Giulia, sostenuti dall’Amministrazione del Comune di Clauzetto e diretti dal Dott. Marco Peresani dell’Università di Ferrara. Il recupero di un nucleo sfruttato mediante la tecnica Levallois, in uso presso le popolazioni di Neanderthal, associato a piccoli frammenti di ossa contenuti in un sedimento argilloso con presenza di carboni, ha fatto supporre che la grotta fosse frequentata durante il Paleolitico medio. La datazione al radio-carbonio (C14) effettuata sul materiale biologico recuperato (Unità 5), ha permesso di collocare con precisione l’età di questa frequentazione a circa 42.000 anni fa.

Rio Secco, disegno Mauro Cutrona, occupazione neandertaliana

Sulla base di questo risultato sono iniziate a partire dal 2010, e proseguono tuttora, una serie di campagne sistematiche di scavo sempre dirette dal Dott. Marco Peresani, che hanno messo in luce una sequenza stratigrafica che va dal Paleolitico superiore (Gravettiano) al Paleolitico medio (Musteriano). Allo stato attuale delle ricerche, le indagini hanno portato alla luce resti riconducibili all’accensione di fuochi (carboni, ossa combuste, selci bruciate), accumuli di ossa animali, centinaia di selci scheggiate e strumenti, tra cui gli indispensabili raschiatoi impiegati nel trattamento delle pelli e punte scheggiate con il metodo Levallois utilizzate per la caccia e per macellare le carcasse degli animali. Lo studio dell’abbondante quantità dei resti ossei, rinvenuti nei livelli riferibili al Musteriano finale (46-42 mila anni fa), attesta la presenza di animali tipici di un ambiente con foreste debolmente arborate e spazi aperti, quali cervi giganti, caprioli e alci, ma anche bisonti, stambecchi e camosci. Inoltre, le abbondanti risorse trofiche (relative alla nutrizione) e le possibilità di riparo offerte dalle numerose cavità carsiche della zona dovevano costituire un habitat ideale per le popolazioni di orso delle caverne e di orso bruno. La coesistenza tra questi grandi carnivori e i neandertaliani, quindi, non era dettata solo da un fattore cronologico di compresenza, ma anche dalla necessità di utilizzare come ricovero gli stessi ripari, soprattutto nei mesi invernali. L’ottimo stato di conservazione delle ossa rinvenute nella Grotta del Rio Secco ha infatti permesso di riconoscere gli effetti di una serie di incontri/scontri avvenuti tra gli orsi e gli ultimi uomini di Neandertal, rivelando molte tracce di taglio conseguenti alla rimozione della pelliccia e al recupero della carne. La cottura e il consumo di carne di orso dovevano essere abituali, come sembra indicare anche una rilevante quantità di ossa bruciate e, ancora, con tracce di taglio. Un’evidenza molto interessante è derivata dal ritrovamento di una falange ungueale di aquila reale, datata tra i 48 e i 49 mila anni, conservante segni di taglio legati alla sua rimozione dalla carcassa; questo ritrovamento, insieme ad altri del tutto analoghi in alti siti in Italia e in Europa, alimenta il dibattito sulle riscoperte capacità cognitive, simboliche e artistiche degli uomini di neandertal, del tutto simili a quelle della nostra specie.
Notizie raccolte sul luogo: Questo riparo fu utilizzato da pastori sino a metà del secolo scorso (vedi muretti a secco all’ingresso della cavità naturale). In questa grotta, già segnalata dal Gruppo Speleologico di Pradis, fu trovata una lama in selce.

Bibliografia:

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Autore: Nicola Nannini

Info:
Fg. 9 Mappale: 224 Altitudine (m.s.l.m.): 600 – Foglio CTR: 048 – SE ; – Coordinate UTM WSG84: 335890E – 5123545N
Strada che collega Pradis di Sotto a Campone. Oltrepassato il borgo Battei deviazione a sinistra per strada forestale.
Sito di proprietà del Comune di Clauzetto.
Ubicazione dei materiali: Museo della Grotta di Pradis in località Gerchia.
Url: http://www.grottepradis.it

Periodo Storico: Preistoria
Localizzazione Geografica