Il mulino era localizzato lungo la Roggia Plovia (l’idronimo trae origine dall’aggettivo femminile latino publica, nel significato di “pubblica” riferito ovviamente all’acqua), poi Roggia dei Mulini, alimentata dal Tagliamento e risalente al XIII secolo, epoca in cui sorsero sulle sponde numerosi opifici.
Da Ospedaletto, dove sono poste le opere di presa, il canale attraversa ancora oggi la piana di Gemona sino a confluire nela Fiume Ledra dopo un percorso di 5 km. in un territorio privo di acque superficiali, che si estende ai piedi del conoide formato dal Torrente Vegliato.
La gestione della roggia, soprattutto nei primi tempi, richiese degli interventi continui e sistematici per garantire il regolare deflusso delle acque: la portata non era costante e le sponde non ancora consolidate.
Già nel Duecento in alcuni documenti venivano riportate le spese sostenute dal Comune per la sistemazione dei terreni adiacenti al canale, di cui veniva ribadito l’uso pubblico. Tutti gli impianti mossi dalla forza idraulica erano dislocati all’esterno della cinta muraria di Gemona, spesso soggetti ai saccheggi e alle devastazioni in caso di guerre ma anche alle piene ricorrenti del Tagliamento, dimostrandosi per questo precari e vulnerabili.
Alla prima metà del Trecento risalgono numerosi atti notarili che riguardano concessioni per l’edificazione di mulini, contratti e locazioni.
Nel 1305 il patriarca Omobono, affittò un sedime a fra’ Alberto, suo vicario parroco di Gemona, perchè vi costruisse un mulino nuovo sulla roggia che scorreva davanti all’Ospedale di S. Spirito ad Ospedaletto, obbligandolo a versare ogni anno mezza marca al patriarca (B.C.U., Documenti Bianchi, 3 marzo 1305).
Il 1 aprile 1311 lo stesso Omobono concesse ad Ermanno notaio e Blasio, fratelli di Gemona, la licenza di costruire “unum molentinum in aqua quae dicitur Plovia in loco vocato Piriola” con l’obbligo di pagare mezza marca di denari nuovi a Natale (A.C.A.U., 227).
Biagio fu Pietro Plet di Gemona venne investito il 1 novembre 1312 di un sedime per mulino da erigersi su terreno di sua proprietà “in Roya Tulmenti infra molentinum Hospitalis de Glemone et molendinum Mattiussi dixit frixorie” pagando annualmente la solita mezza marca (Thesaurus Ecclesiae Aqujleiensis, Udine, 1847, p. 320).
Il 3 luglio 1347 “Facino q. Valenti di Gemona affitta un molino sotto Gemona nell’acqua della Plovia per un anno a Giovanni filio di Simone di Buie col patto di divdere il prodotto della muldura così che in due parti vadano a detto Fazino e la terza parte a Giovanni locatario” (Vincenzo Joppi, manoscritto Notoriarum, vol. XV, Udine 1885).
Nella nota illustrativa ai Capitoli fra i proprietari dei molini sulla Roggia di Gemona, tratti dal “Quaderno delle deliberazioni consigliari 1430-31 nell’Archivio Municipale di Gemona“, di Luigi Billiani vengono citati otto mulini di cui uno “con sega”, oltre a un battirame e a un battiferro, alcuni dei quali appartenenti a conventi e a confraternite religiose: è probabile che uno di questi abbia costituito la struttura originaria su cui successivamente, dopo molti avvicendamenti e trasformazioni, si insediò l’attività del Mulimo Venturini. Gli altri erano di proprietà in parte di famiglie dell’aristocrazia mercantile che costituivano il ceto dirigente di Gemona, in parte del ceto medio fortemente radicato nelle attività cimmerciali e artigiane. …
Il Mulino Venturini è stato in attività sino al 1976, quando il terremoto distrusse l’edificio. Negli ultimi tempi era chiamato “mulin des feminis” poichè a macinare, utilizzando due macchine a palmenti e una a cilindri, erano quasi sempre le donne della famiglia.
Dell’antica attività si conserva unicamente una macina, esposta oggi all’esterno dell’abitazione ricostruita.

Fonte:
AA.VV. Ruote d’acqua per farina, Mulini della Carnia e del Friuli nell’itinerario del fotografo Albano Quaiattini, Utopie Concrete, Venzone 2002, pp. 49-50.

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica
Visualizzazione delle schede relative a contesti archeologici visibili nell'arco di 5 km dalla località di partenza