Il territorio di Mereto di Tomba risulta abitato fin dall’età romana in base ad alcuni ritrovamenti concentrati nella zona della Cortina medioevale ora occupata dalla chiesa cimiteriale dei Santi Daniele e Agostino, edificio del XVI sec. con fasi costruttive più antiche.
L’edificio tuttora ben conservato, anche se ha subito numerosi rimaneggiamenti è senz’altro la chiesa dei Santi Daniele e Agostino che si può far risalire al X secolo d.C. Molto probabilmente la chiesa primordiale fu eretta al momento della costruzione della cortina difensiva che gli abitanti edificarono nell’Alto Medioevo per difendersi dalle incursioni barbariche che devastarono il Friuli. Dapprima consacrata al solo San Daniele, assunse poi la dedicazione a San Agostino in seguito alla presenza in loco dei Padri eremitani di San Agostino.
La cortina è ben documentata storicamente: Pietro Someda De Marco nel suo “tenue contributo alla storia delle cortine”, pubblica una controversia tra gli uomini di Mereto di Tomba e quelli di Baraccetto, a proposito della mercede da dare al portinaio della cortina di Mereto, che era eretta in comunità tra i due borghi. Allo stesso si doveva dare una mezzina di miglio per ogni casa in detta cortina. Questo canone doveva essere versato da entrambe le comunità. Sempre Someda asserisce che l’assemblea di Mereto si riuniva al suono della campana e fino al XVI secolo si teneva “ante Cortinam ubi solet fierit publica vicinia“.
Oggi della cortina non resta molto, tuttavia si legge ancora chiaramente la presenza della struttura fortificata e circondata dal fossato, per l’ampio rialzo su cui sorge la chiesa e la zona cimiteriale.
La sopraelevazione che va da due a tre metri di altezza dal piano di campagna è l’unico elemento sopravvissuto. In un disegno della fine del secolo XVIII la cortina è ben descritta: attorno alla chiesa dei Santi Daniele e Agostino si ergeva un muro con torre portaia; attorno a questo un altro muro con ampio fossato.
Il terremoto del 1348, le invasioni turche (sec. XV), le guerre fra Venezia e l’Imperatore d’Austria (1509-1517) ed infine il sisma del 1511, provocarono la distruzione della chiesa che venne quasi completamente ricostruita nel corso del XVI secolo. Più precisamente il rifacimento che le ha conferito l’attuale aspetto risale al 1537, come si può leggere sulla corda dell’ultima capriata verso il presbiterio.
Risale infatti a questo secolo l’ingrandimento del coro, l’affresco del gigantesco S. Cristoforo ancora visibile sul lato esterno, l’acquasantiera opera di ignoto artigiano ed infine le due campane poste sul campanile biforato (detto un tempo la “toresse”), di cui non si ha più traccia.
Un intervento di un restauro compiuto fra il 1985 e il 1987 ha permesso fra l’altro di portare alla luce una colonna (vedi nata in calce) che fungeva da architrave della facciata, ora conservata all’interno di una bacheca a causa del cattivo stato di conservazione.
La chiesa dei SS. Daniele e Agostino ebbe la funzione di chiesa parrocchiale fino alla costruzione del nuovo edificio di culto.
Durante alcuni lavori nell’area cimiteriale sono state rinvenuti frammenti di lucerne, embrici, tegole e ceramica che documentano l’esistenza di un insediamento romano probabilmente sviluppatosi in relazione alla strada Concordia-Norico. Questa importante via di traffico commerciale raggiungeva i centri d’oltralpe attraversando la media fascia collinare e la pedemontana friulana. Anni or sono ne sono state rintracciati i resti nella frazione di Tomba.
Dalla località Cortina provengono anche materiali d’età longobarda da corredi funebri di alcune sepolture rinvenute lungo gli spalti artificiali. Si tratta di oggetti d’uso maschile come guarnizioni da cintura per la sospensione delle armi, uno scramasax (pugnale simile ad una spada), alcuni coltelli ed un pettine.
La piccola collina su cui sorge la chiesa ospitava una costruzione fortificata con aggeri difensivi, le cui prime notizie storiche risalgono al XIV secolo, ma che non si esclude fosse gia esistente in eta tardoantica altomedioevale.

DMF

Nota sulla “stele” di Mereto di Tomba, di Luca Mor.
Sulla facciata della piccola chiesa nel cimitero, durante alcuni lavori di consolidamento effettuati nel 1985, è riapparsa questa singolare colonna utilizzata come architrave (alt. 110 c.; diam. 25 cm); senz’altro un materiale di recupero e presumibilmente precedente il rinnovamento cinquecentesco dell’edificio.
Rimosso ed attualmente esposto all’interno, in una nicchia sulla sinistra, il manufatto si presenta perlopiù lavorato a bocciarda. L’estremità superiore è assotigliata dal sottosquadro si cui affiora severo il rilievo stilizzato e perfettamente ovale di un volto a grandezza naturale. La leggibilità fisionomica è in parte compromessa da alcune rotture e dalle manomissioni di un malaugurato tentativo di ripristino. Ciò nonostante, si denota ancora una certa cura dei dettagli, specialmente nella tensione estatica dello sguardo: gli occhi ravvicinati sono sporgenti e scontornati sui bordi. Segue la progressiva sfumatura delle arcate sopraccigliari, il profilo ricorvo della calotta, le orecchie appena sbozzate e una piccola bocca schiusa. Altrettanto particolare è la sagoma appiattita e ben delineata che si sviluppa nell’incavo ellittico al di sotto del viso, ma senza lambire le membra e disposta oltre lo scarto necessarioper maneggiare lo scalpello in fase di esecuzione: si potrebbe anche supporre che si tratti di un  imprecisato elemento esortativo.
Questo ritrovamento è contestualizzabile in un territorio storicamente importante sin dall’età protostorica, di cui numerose sono le testimonianze di sepoltura, ma è con l’avvento dell’epoca tardorepubblicana ed augustea, grazie al locale passaggio della strada che da Concordia conduceva verso il Norico, che si assiste ad una vera e propria frequentazione antropica. La stessa area cimiteriale occupa il terrapieno della cosiddetta “cortina medievale” insediata sul sito di un supposto castelliere protostorico, forse occupato successivamente dai romani con una statio sino ad essere riutilizzato per un uso funerario in età longobarda…
da “La stele di Mereto di Tomba” di Luca Mor in “Gli Echi della Terra – Cultura celtica in Friuli“, Edizioni Giardini 2002, pag. 19

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica
Visualizzazione delle schede relative a contesti archeologici visibili nell'arco di 5 km dalla località di partenza