Sul colle di San Rocco/Koromacnik, nel Comune di San Dorligo della Valle – Obcina Dolina, gli scavi archeologici dell’accampamento romano repubblicano di San Rocco/Koromacnik hanno messo in luce vaste e complesse strutture di difesa che svelano nuove conoscenze sull’architettura militare romana di II e I secolo a.C.
Il Monte San Rocco, caratterizzato terreni lasciati incolti e ricoperti da rovi e sterpaglie serviti da una strada bianca, è stato oggetto di imponenti sbancamenti, in particolare in corrispondenza del versante nord-occidentale, finalizzati al recupero di materiale in funzione della creazione del porto industriale e per la costruzione dello stabilimento Wätszilä Italia. Già agi inizi degli anni ’90 del secolo scorso vi era stata riconosciuta, anche sulla base di analisi aerofotografica, un’ampia struttura a forma di trapezio, con un quadrato iscritto e i terreni avevano restituito in superficie materiale di età romana. Recentissime ricerche basate sulla tecnica di rilevamento Lidar hanno consentito di acquisire maggiori informazioni sul sito e sulla sua destinazione: la struttura è stata connessa con un forte di età romana, ascrivibile sulla base del materiale affiorante ad età tardorepubblicana.
Il riconoscimento di un forte di età romana sulla sommità del Monte San Rocco getta nuova luce sulla funzione importante e strategica dell’intero comprensorio gravitante sul torrente Rosandra. Punto di passaggio e di penetrazione verso l’interno, la vallata si presenta oggi fortemente alterata dal punto di vista paesistico da massivi fenomeni di antropizzazione che non consentono di cogliere la fisionomia del paesaggio antico ma i cui segni permangono numerosi nella stratificazione del territorio: il monte San Rocco venne individuato in età romana repubblicana quale luogo strategico per l’allestimento di un forte a controllo di una ampia fascia di territorio compresa tra terra e mare. Il sito viene riconosciuto come ulteriore contesto ai sensi dall’art.143, lett. e) del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
Sta infatti per concludersi la seconda campagna di scavi, condotta su concessione ministeriale sotto la direzione del dott. Federico Bernardini del Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e del Venice Centre for Digital and Public Humanities dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, in collaborazione con l’Università di Trieste, l’Istituto di Archeologia dell’Accademia Slovena di Scienze ed Arti/ Znanstvenoraziskovalni center Slovenske akademije znanosti in umetnosti e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia.
San Rocco potrebbe aver svolto un ruolo centrale negli scontri del 178-177 a.C. che portarono alla sconfitta degli Istri, di cui resta la testimonianza di alcuni storici antichi tra cui Tito Livio, ed in eventi bellici successivi fino circa alla metà del I sec. a.C.
L’altura di San Rocco, infatti, in gran parte proprietà della Comunella Srenja Vicinia Bolliunz Comune, è sede di uno dei più antichi accampamenti romani conosciuti in Europa, con ogni probabilità costruito poco dopo la fondazione di Aquileia (181 a.C.) nella prima metà del II sec. a.C. Il colle è lambito a sud dal torrente Rosandra e si eleva in una posizione strategica a poche centinaia di metri dal punto più interno e protetto del golfo di Trieste.
L’accampamento che lo occupa ha un’estensione di oltre tredici ettari e presenta una planimetria piuttosto complessa. La principale struttura di fortificazione ha una forma quasi semicircolare (larga fino a circa 600 m), mentre al suo interno si riconoscono varie murature. Tra queste, sulla sommità della collina, è ancor oggi riconoscibile una fortificazione rettangolare di circa 100×50 m.
Gli scavi hanno interessato parte della fortificazione rettangolare sommitale ed un tratto della grande fortificazione esterna, con lo scopo di definire le tecniche costruttive e la cronologia delle strutture. Le ricerche hanno permesso di mettere in luce complesse opere difensive costituite da terrapieni associati a strutture in pietra e fossati, senza confronti nei pochi siti coevi noti nella penisola iberica. Più nel dettaglio, il muro di difesa esterno, largo circa 10 m, presenta dall’esterno verso l’interno dell’accampamento un piccolo fossato che probabilmente ospitava una palizzata, una massicciata di pietre alta circa 1.5 m, un ulteriore piccolo fossato con ogni probabilità utilizzato per il fissaggio di ostacoli lignei e infine, a una quota leggermente maggiore, un camminamento largo circa 5 m composto da un muro a sacco e un terrapieno interno, in origine protetto da un parapetto ligneo. La struttura conserva tracce evidenti di un incendio che ha raggiunto temperature molto elevate. Lo studio dei materiali ceramici rinvenuti, soprattutto anfore, e degli abbondanti resti di carboni, con ogni probabilità permetterà di precisare la cronologia della struttura e di comprendere se possa essere legata alla guerra del 178-177 a.C., come recentemente ipotizzato, o a un momento successivo.

Nella foto:
Immagine dei resti di un tratto della grande struttura di fortificazione che circonda il colle di San San Rocco/Koromacnik (foto di Stefano Furlani).

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Bibliografia: Flego, Župančič 1991, pp. 28-29; Flego, Rupel 1993, pp. 193-195; Paesaggi costieri 2008, pp. 122-125; Degrassi 2014; Bernardini et alii 2015, pp. 2-3 (con bibliografia).

 

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica
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