
La frazione di Portis, a nord del centro di Venzone lungo la Statale 13 Pontebbana, venne gravemente danneggiata dai terremoti del 1976. Dove sorge “Portis vecchio” per legge non si può più abitare né edificare a causa della fragilità della montagna che sovrasta il paese, e che è in parte franata con il sisma.
Rimangono i resti di alcune abitazioni con evidenti tracce dei danni subiti. Da alcuni anni l’area è utilizzata come polo di addestramento della SERM Academy, scuola internazionale di formazione per la gestione della risposta in emergenza sismica.
Nel 1976 l’intera popolazione fu evacuata e trasferita un po’ più a monte, dove venne fondato il 28 novembre 1981 il borgo di Nuova Portis, al cui ingresso si trova la nuova Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo, costruita nel 1991.
L’edificio, pur moderno, richiama le forme delle chiesette tradizionali. Si presenta con facciata a capanna ed ampio ingresso centrale arcuato. Al fianco si eleva il campanile. L’aula ha soffitto a travi lignee e capriate ed è illuminata da quattro finestre rettangolari. Il presbiterio, sopraelevato di un gradino, prospetta con l’arco santo ed è illuminato da sei alte finestre rettangolari. Sul lato destro dell’aula due aperture ad arco a tutto sesto immettono alla sacrestia e al battistero. Nel muro sotto il portico a fianco della chiesa sono stati inseriti alcuni reperti dell’antica chiesa di San Bartolomeo.
I resti dell’antica chiesa (46.35015 – 13.14371) e del cimitero si trovano a monte della strada statale, all’altezza di Portis vecchio. Fortemente lesionata dai terremoti del 1976 ed ubicata nella zona a rischio, la vecchia chiesa di San Bartolomeo è stata lasciata allo stato di rudere. L’edificio di culto più antico aveva origini forse duecentesche (la tradizione parla di un’antica chiesetta detta «pagana» (termine che si ritiene indichi una chiesa di epoca longobarda) collegata alle stazioni di viaggio che nel X-XI secolo sorsero lungo la via che conduceva da Aquileia in Carinzia. Alla chiesa era annesso un eremitorio, di cui si ha notizia in un atto del 1336. Venne completamente ristrutturata e ampliata tra il 1861 ed il 1876. Dell’edificio rimangono parti della facciata e dei muri laterali, invasi dalla vegetazione.
Proveniente dalla vecchia Parrocchiale ottocentesca è un grande crocifisso in pioppo dipinto (174x156x30 cm) che probabilmente venne realizzato per la chiesa medievale e che oggi occupa il centro dell’abside. Il grande crocefisso di Portis ha sempre suscitato un vivo interesse fra gli storici dell’arte, trattandosi di uno dei cinque crocefissi medievali conservatisi nel Friuli Venezia Giulia.
Le numerose alterazioni subite dal crocifisso nel corso dei secoli hanno determinato giudizi e proposte cronologiche molto distanti tra loro. Nei primi decenni del secolo scorso era ritenuto opera del XV o XVI secolo. Più recentemente è stata proposta, ed ormai è quasi unanimemente accettata, una datazione all’epoca dei patriarchi Gregorio da Montelongo (1251-1269) e Raimondo della Torre (1273-1299), promotori nella seconda metà del XIII secolo di nuovi e più intensi scambi tra i territori patriarcali e l’entroterra veneto e lombardo.
L’opera conserva numerosi elementi che testimoniano ancora il suo originale carattere romanico. Di forma più arcaica e stilizzata sono l’alta corona gemmata, il torace tripartito, il perizoma e le sue pieghe piatte ed aderenti, gli stinchi ed i piedi finemente intagliati. La corona, scolpita in un unico pezzo con la testa, è elemento specifico dell’iconografia del Cristo trionfante del XII secolo.
Il crocefisso risente di un duplice influsso culturale, germanico e veneto-bizantino, conseguenza delle vicende storiche e della posizione geografica del territorio di Venzone. Per l’iconografia della maestosa corona regale e per l’impostazione generale, la scultura è collegabile con opere di ambito nordico, ma per l’andamento del corpo e per i moduli plastici richiamerebbe la produzione regionale influenzata dall’arte veneto-bizantina. E’ stata fatta l’ipotesi che il Crocifisso sia stato realizzato da una bottega friulana, la cui opera testimonia la pluralità delle componenti culturali e figurative presenti nei territori patriarcali.
Cristo è raffigurato con il capo leggermente reclinato verso destra, le braccia inclinate verso l’alto che sorreggono il peso del corpo e le mani a cucchiaio con il pollice verso l’interno. La scultura presenta uno spessore massimo di trenta centimetri, paragonabile a quello del Crocifisso del Duomo di Cividale che ricorda per l’intera impostazione formale.
Il busto appare quasi perfettamente frontale e le gambe accostate e lievemente flesse verso sinistra, conferiscono un andamento sinuoso all’intera figura; i piedi, finemente intagliati e leggermente ruotati verso l’esterno, poggiano su un suppedaneo ornato di foglie. Il volto e i lunghi capelli a boccoli risultano rilavorati in epoca moderna, così come i baffi e la barba ora semplicemente dipinti, ma un tempo a rilievo.
Il restauro del 1991 ha permesso di constatare che lo strato pittorico visibile, risalente al XVIII secolo, costituisce la quarta ridipintura sulla policromia originale. Il restauro ha evidenziato la frammentaria conservazione degli strati di colore più antichi ed è stato deciso di conservare quello settecentesco.
Sulla croce, in legno di pino, è dipinto un albero ocra su sfondo blu, ed un’iscrizione latina in caratteri maiuscoli gotici che recita “Guarda o mortale una tale vittima è sacrificata per te”.
Della chiesa ottocentesca provengono anche la lastra tombale del primo pievano di Venzone (1397) e quanto si è conservato del fonte battesimale realizzato da Carlo di Francesco da Carona (detto Carlo da Carona o Carlo da Udine), nato verso il 1485 e venuto ancor giovane in Friuli, a San Daniele prima e a Udine poi. Tra i più interessanti lapicidi operanti nella regione fu attivo dal 1509 al 1545.
Fonti:
– Bertoni Cren Nadia Il Crocifisso della Chiesa Parrocchiale di Portis in Blason Scarel Silvia (a cura di) Il Cristo ritrovato. Dalla Basilica dei Santi Felice e Fortunato di Aquileia alla Cappella Bresciani di Cervignano del Friuli: confronti e restauri. Gruppo Archeologico Aquileiese (IS) 2006.
– Bertoni Nadia, Cren Stephane. Il Crocifisso di Portis. Storia e restauri di una scultura lignea medievale. Parrocchia San Bartolomeo Apostolo. Portis 1998.
– Marchetti Giuseppe e Nicoletti Guido. La scultura lignea nel Friuli. Silvana Editoriale d’Arte Milano. 1956
– Menis Gian Carlo Un museo nel terremoto: l’intervento del Museo diocesano di Udine a favore dei beni culturali mobili coinvolti nel terremoto del 1976 Pordenone: GEAP; Udine: Museo diocesano d’arte sacra, 1988
– Morandini Stefano, Cozzi Donatella (a cura di) Portis: la memoria narrata di un paese. Sommacampagna: Cierre edizioni, c2017.
– Nazzi Laura scheda n. 13 in Mor Luca (a cura di). Il crocifisso di Cividale e la scultura lignea nel Patriarcato di Aquileia al tempo di Pellegrino II. (secoli 12.-13.) Torino [etc.]: Allemandi, c2014
– Semff Michael Appunti sulla scultura lignea romanica in Friuli, in La scultura lignea in Friuli – Atti del Simposio Internazionale di Studi, Udine 1983, pp. 102-115.
– Sito Chiese Italiane http://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=69092
Indirizzo: via Portis, Portis Nuova 33010 VENZONE (UD) [statale SS13, incrocio via Portis]
Data ultima verifica: marzo 2022
Info: la chiesa è aperta in occasione delle celebrazioni.
Autore: Marina Celegon
Galleria immagini: Marina Celegon.



















