Itinerario n. 28: I CASTELLIERI DEL CARSO MONFALCONESE.

carso

Nel territorio di Monfalcone i primi segni di frequentazione umana risalgono ad almeno 3500 anni fa.
Alcune delle alture carsiche che costeggiano il moderno abitato ospitano, ancora oggi, i resti di monumentali abitati fortificati
fondati, con una precisa strategia nella scelta della posizione, a partire dalla media età del bronzo (1600 – 1350 a.C.).

Km. 30 c.  Partenza ed arrivo a Monfalcone.
Di questi “castellieri”, insediamenti difesi da cinta murarie in pietrame, troviamo ancora delle tracce sul terreno nonostante i gravi accadimenti che hanno interessato le nostre terre durante i due conflitti mondiali. Si devono allo studioso Carlo Marchesetti le prime ricognizioni e raccolte di dati sul campo che interessano i castellieri del Carso giuliano e istriano: la sua monografia “I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia” del 1903 continua a rappresentare un punto di partenza fondamentale per qualsiasi riflessione sulle modalità di insediamento dell’età del bronzo nella Venezia Giulia.
Nel Carso Monfalconese sono attestati sei insediamenti: da ovest verso est troviamo San Polo- Gradiscata, le Forcate, la Rocca, il Monte Golas, la Moschenizza e il Monte Flondar.
L’occupazione delle alture carsiche avviene in due periodi distinti, uno risalente al Bronzo Medio (1600 – 1350 a.C.) e l’altro tra il Bronzo Finale e la prima età del ferro (1150 – 950 a.C.).
Come accennato la scelta delle posizioni non è stata casuale, ma rispondeva a precise necessità di controllo sia delle risorse provenienti dall’altipiano carsico, sia delle vie di traffico che convergevano nella pianura sottostante (quella fluviale con il ramo pedecarsico del fiume Isonzo, le vie terrestri lungo la linea delle risorgive, i percorsi marittimi che arrivavano alla costa).
In base ai dati attualmente disponibili l’abitato più antico e più importante è quello di San Polo-Gradiscata. Il sito era circondato da una doppia cinta difensiva (con una altezza residua tra i 2 ed i 5 metri) e le indagini condotte dal Marchesetti all’interno dell’area abitativa hanno restituito abbondante materiale ceramico e resti di fauna. La principale caratteristica dell’insediamento di San Polo-Gradiscata era data dal suo essere l’unico punto dal quale si potevano controllare sia gli altri importanti siti coevi, ossia Redipuglia verso nord e il Castellazzo di Doberdò nel versante interno dell’altopiano carsico (lungo la via del “Vallone”), sia la zona costiera con il delta dell’Isonzo e le isole citate da Plinio il vecchio. L’appellativo che egli usa, clarae (Naturalis historia, III, 26, 151) non vuol certo dire che questo fosse il loro nome in antico.
Intorno al 1300 a.C. al sistema fortificato San Polo – Redipuglia – Castellazzo si aggiunge il sito della Rocca, che permetteva di controllare una porzione più ampia della costa e quindi delle vie di traffico.
Con il Bronzo Finale (1150 – 950 a.C.) comincia la seconda fase di colonizzazione e riorganizzazione del territorio. Tra San Polo-Gradiscata e la Rocca viene fondato il sito delle Forcate, mentre più a est sorgono i nuovi insediamenti sul Monte Golas, la Moschenizza e sul Monte Flondar.
I castellieri del Monte Golas e quello della Moschenizza erano forse solo avamposti strategici utili ad ampliare la visibilità ed il controllo della costa fino alle isole del lacus Timavi, mentre il castelliere del Monte Flondar aveva la funzione di raccordare la nuova linea difensiva costiera con la “vecchia” tratta interna del Vallone controllata dal Castellazzo di Doberdò.
Questa proliferazione di aree occupate rispondeva principalmente alla necessità di “gestire” con sicurezza l’area di incontro delle vie commerciali di beni di lusso (l’ambra del Baltico, sostanze esotiche): il territorio del Monfalconese, l’estremità più nord del mar Mediterraneo, rappresentava, da questo punto di vista, il raccordo fondamentale tra le tratte marittime e quelle terrestri che univano nord, sud Europa e le aree medio-orientali.
Il sistema organizzato dei castellieri perde importanza tra V e IV secolo a.C. probabilmente a causa del trasferimento delle vie commerciali (che si spostano verso occidente).
Le alture del Carso vengono via via abbandonate ed utilizzate in epoche successive in maniera sporadica (riguardo a San Polo Marchesetti registra il rinvenimento di alcune inumazioni di epoca romana).
Solo l’altura della Rocca, in epoca medievale, venne riutilizzata per l’installazione di un fortilizio a difesa del primo nucleo abitato di Monfalcone alle pendici carsiche.
Le ricerche sul campo sono state (e sono ancora) piuttosto carenti; se tralasciamo le ricognizioni e gli interventi di Carlo Marchesetti all’inizio del XX secolo, ad oggi si segnalano solo limitate attività di ricognizioni di superficie (ad esempio quella di Ugo Furlani sulla Moschenizza nei primi anni Settanta) e di schedatura dei siti noti (ad opera di Emanuela Montagnari Kokelj ad inizio anni Duemila).

Autore: Massimo Calosi