La frazione di Dierico di Paularo ha nella Parrocchiale di Santa Maria Maggiore, dichiarata monumento nazionale, l’opera più importante della Valle d’Incarojo. L’edificio sacro, il cui aspetto esteriore neogotico risale alle modifiche subite nel 1870, contiene al suo interno due importanti opere d’arte cinquecentesche, un altare ligneo di Antonio Tironi ed un ciclo di affreschi di Giulio Urbanis.
Una pergamena del patriarca Ludovico della Torre, datata 1300, rivela che già a quel tempo esisteva la chiesa di S. Maria a Dierico. Infatti nel 1300, un abitante di Dierico, in rappresentanza dei fedeli delle dodici borgate del Canale, ottenne dal patriarca che il pievano di Illegio nominasse un sacerdote per l’amministrazione dei Sacramenti nella Valle d’Incarojo. Tuttavia si dovrà arrivare al 1533 prima che un sacerdote stabilisse fissa dimora nel Canale.
La chiesa di Dierico, dall’inizio della sua storia e fino al 1772, dipese dalla Pieve di Illegio. Nel 1680, a seguito di un incendio l’archivio della Pieve andò distrutto ee andarono così perduti i documenti più antichi relativi alle varie chiese sottoposte, compresa quella di Dierico.
L’antica chiesa, di cui rimane solo la parte absidale, era in stile gotico. Subì un ampliamento all’inizio del XVI secolo per il quale venne nuovamente consacrata nel 1507. Nel 1577 venne costruito il campanile. Rimane una descrizione dello stato della chiesa nel 1602, in occasione di una visita pastorale del Canonico Agostino Bruno da Tolmezzo.
Nel 1870 il corpo centrale della chiesa, escluso il coro, era cadente e venne demolito. Nel 1883-1884 la chiesa subì una completa ristrutturazione e venne aggiunto l’attuale corpo architettonico a croce greca. Il coro dell’antica chiesa venne salvato e inglobato nella nuova costruzione. A seguito del sisma del 1976, tra il 1980 e il 1983 la chiesa venne restaurata ed in tale occasione venne tolto l’intonaco che copriva gli affreschi.
Oggi l’edificio si presenta a pianta centrale a croce greca, posto su un terrazzo elevato rispetto alla strada principale. Il complesso è caratterizzato dal tamburo centrale ottagonale con quattro oculi, culminante nel tetto a falde. Dal vano centrale, caratterizzato dalle possenti arcate ogivali, si dipartono due bracci laterali con altrettanti altari, e si eleva la lanterna centrale che dà luce all’interno. Nell’angolo fra il presbiterio e il braccio di sinistra si eleva la torre campanaria.
Sul fondo, sopraelevato di due gradini, si trova il profondo presbiterio cui si accede tramite un arco ogivale, che si conclude con un abside a tre lati, voltato a vela con costolonature, chiavi di volta e mensole lapidee, corrispondente al coro dell’antica chiesa.
Nel secolo XVI la chiesa di Dierico si arricchì del suo splendido altare in legno dorato oggi collocato nel coro, opera di Antonio Tironi da Bergamo. Si tratta di uno dei tanti artisti lombardi, stabilitisi in Friuli nel XVI secolo. Della sua vita si sa poco. Nel 1500 lavorava di intaglio a bottega a Udine, città nella quale morì nel 1528. Ebbe il suo primo incarico in autonomia nel 1506 e si hanno notizie di almeno sedici ancone da lui eseguite e d’altre cinque a lui ordinate.
La grande ancona di Dierico, commissionata all’artista nell’agosto del 1522, è giunta fino ad oggi pressoché intatta e ben conservata. Il grande altare consta di una struttura a tre piani sovrapposti, con nicchie separate con archi e lesene, entro le quali si allineano complessivamente quindici statue. Tutta la struttura è chiusa da un’intelaiatura solida, massiccia, con pilastri decorati con un fine intaglio di foglie e fiori secondo il gusto lombardesco.
Partendo dall’alto, al centro, è collocata la figura del Redentore, ai lati, le Vergini Martiri a mezzobusto in spazi definiti da colonne, a sinistra Santa Lucia e Santa Caterina, a destra Santa Barbara e Santa Apollonia.
Nel piano mediano, al centro si staglia la figura di San Giorgio che uccide il drago. Ai lati, in singole nicchie ed a figura intera, a sinistra San Floreano e Sant’Urbano Papa, a destra San Vito e San Rocco.
Nel piano inferiore, in centro, è posta la Vergine Maria Incoronata col Bimbo in braccio. La figura è mistica e melanconica, il panneggio elegante e sobrio. Ai lati, anche qui in singole nicchie, stanno due statue a figura intera per parte, a sinistra San Leonardo e San Giovanni Battista e a destra San Pietro e San Michele.
L’opera rivela nelle statue una varietà di posizioni, di movimenti, di espressione e di panneggi del tutto singolare nella cerchia degli intagliatori locali. L’ancona poggia su un finissimo altare fornito di un paliotto con angioletti in gloria, che rivelano una padronanza di schemi e mezzi tecnici per nulla arretrati in rapporto alla coeva scultura italiana. Questa opera lignea del Tironi da Bergamo, è ritenuta forse la migliore tra le poche rimaste dell’artista.
Vi sono notizie che a Dierico lavorò anche l’altro grande intagliatore cinquecentesco Giovanni Martini, nato a Udine, tra il 1470 ed il 1475 e qui morto nel 1535. E’ pervenuto un documento del 3 novembre 1551, con il quale il genero del Martini Giovanni Bonis-Leale, richiede agli uomini di Dierico in Carnia il pagamento di un’ancona fatta dal suocero, opera della quale si è persa traccia.
E’ aperta la discussione sui rapporti tra i due artisti, anche se è sempre più accreditata l’ipotesi che il Martini, più giovane dell’altro, si sia in alcuni casi ispirato all’opera del Tironi del quale, dopo la morte, concluse su incarico della famiglia alcune opere rimaste incompiute.
Gli spazi del coro gotico dell’antica chiesa cinquecentesca, erano interamente decorati ad affresco. Sulla parete destra si apre la porta che conduce in sacrestia. Tracce di altre porte poi murate sono state rese visibili dai restauri.
Gli affreschi si devono a Giulio Urbanis, particolarmente attivo in Carnia ed ultimo rappresentante della grande tradizione dei frescatori friulani del Cinquecento. Nato a San Daniele attorno al 1540 entrò a far parte della scuola dell’Amalteo di cui venne considerato il migliore allievo. Si sa che egli ha lavorato fino al 1611 e si ritiene sia morto due anni dopo, all’età di circa 70 anni.
Pur formatosi alla scuola dell’Amalteo e nella tradizione del Pordenone, in alcune opere mostra una sorta di recupero della tradizione locale tardo quattrocentesca, conseguente alle particolari richieste di una committenza di matrice religiosa, diffusa in Carnia e in Friuli, dal gusto artistico attardato.
paularoPer quanto riguarda la realizzazione degli affreschi di Dierico, mons. Antonio di Gallo, che nel 1909 era qui curato, riportò alla luce sotto gli intonaci gli antichi affreschi dei quali fece una descrizione nella quale affermò di aver trovato sopra l’architrave della porta della sacrestia, la data MDLXXXXVIII (1598) ed il nome dell’Urbanis, iscrizioni che vennero distrutte nei successivi lavori di ampliamento della porta della sacrestia.
In seguito, sotto altri curati, gli affreschi vennero ricoperti nuovamente di intonaco e così rimasero fino ai lavori di restauro che interessarono la chiesa danneggiata dal sisma del 1976. I restauri del 1981 hanno confermato l’attribuzione della decorazione all’Urbanis.
Rispetto a quanto descritto da mons. Gallo in un secolo si sono perse molte scene. Dei dodici apostoli che dovevano affrontarsi sulle pareti laterali, quelli della parete destra sono pressoché perduti, così come perduta è la scena della Crocifissione che decorava un tempo la lunetta. Solo sul lato sinistro rimangono leggibili le figure di sei Apostoli al di sopra delle quali, nella lunetta, lacunosa rimane una Natività con i pastori. Anche la decorazione delle pareti dietro l’altare è in gran parte perduta.
Meglio conservati sono gli affreschi dell’articolato soffitto a costoloni. Al centro vi è la figura dell’Eterno Padre, con grande barba bianca e globo in mano, circondata da bianche nubi e angioletti. Convergono verso la figura del Padre quattro spicchi contenenti altrettante raffigurazioni degli evangelisti con i dottori della chiesa: San Luca con Sant’Ambrogio, San Giovanni con Sant’Agostino, San Marco con San Girolamo, San Matteo con San Gregorio Magno.
Dietro l’altare sono visibili le figure dell’Angelo Annunziante e della Beata Vergine Maria, mentre sul lato verso l’arco vi sono tre piccoli angeli. Nelle lunette sopra le due finestrelle gotiche sono rappresentati, a mezzo busto, i santi Martiri Stefano e Lorenzo.
Sugli altri spazi definiti dalle articolate costolonature, dipinte come le chiavi di volta con motivi floreali, si possono vedere le figure dei Profeti Isaia, Gioele, Baruch, Geremia, Amos, Osea, Daniele, Michea, Zaccaria, Malachia e, in tondi a mezzobusto, le sante Vergini Martiri: Lucia, Apollonia, Agata, Barbara, Caterina, Dorotea, Giuliana e Fosca. Tutti i Profeti tengono in mano un filatterio contenente un passo delle Sacre Scritture.
Nella chiesa sono conservati anche un fonte battesimale ed un’acquasantiera provenienti dalla chiesa più antica, oltre a diverse pregevoli statue in legno di epoche differenti.

Fonti:
– Bergamini Giuseppe. Guida Artistica del Friuli Venezia Giulia. Associazione tra le Pro Loco del Friuli Venezia Giulia.1999
– Bergamini Giuseppe e Tavano Sergio. Storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia. Chiandetti Editore, Reana del Rojale 1991
– De Favento Maria Grazia Antonio Tironi e i suoi contatti con Giovanni Martini In: La Panarie, a.14, n.82 (lug.-ago. 1938)
– Dierico di Paularo (UDINE) Note storiche Arti Grafiche Friulane – 1970
– Marchetti Giuseppe e Nicoletti Guido. La scultura lignea nel Friuli. Silvana Editoriale d’Arte Milano. 1956
– Pugnetti Paolo, Sollero Natalino La Chiesa di Santa María Maggiore a Dierico di Paularo. Tolmezzo: Banca carnica, stampa 1984
– Rizzi Aldo Profilo di storia dell’arte in Friuli. 2. Il Quattrocento e il Cinquecento. Del Bianco Editore 1979.
– Sito Chiese Italiane http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=68634

Indirizzo: Via Reginaldo Giuliani 18, Località Dierico, 33027 Paularo UD

Data ultima verifica: settembre 2022

Info: la chiesa è aperta in occasione delle funzioni.

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon.

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica
Visualizzazione delle schede relative a contesti archeologici visibili nell'arco di 5 km dalla località di partenza