Itinerario n. 38. IN GIRO PER LA VAL PESARINA (Prato Carnico).

La Val Pesarina è delimitata a Nord dalla catena delle Dolomiti Pesarine mentre a Sud una serie di monti dai profili più dolci e verdeggianti e dai fianchi boscosi la separa dalla conca di Sauris.
Costituita dal bacino del torrente che inizia con il nome di Ongara e finisce con quello di Pesarina, si estende per una ventina di chilometri sulla direttrice est-ovest dalla Forcella di Lavardet, che la collega col Cadore, alla confluenza con il torrente Degano tra Comeglians ed Ovaro.
Prato Carnico costituisce l’unico comune della Valle, una zona piena di boschi e di grandi prati e costellata di piccole frazioni arricchite da numerosi edifici civili e religiosi di pregio.
Abitata fin dal II secolo a.C. dai Carni, la Valle fu poi raggiunta dai Romani e, più tardi dai Longobardi. I Patriarchi di Aquileia dominarono il territorio fino al 1420, beneficiandolo di donazioni e privilegi. Da quella data e per secoli la Val Pesarina fu presidio della Repubblica di Venezia contro la calata degli eserciti germanici e fu anche colonia penale per i condannati della Serenissima.
La Repubblica sfruttò i boschi della Valle per il suo Arsenale navale.
L’ambiente ed il paesaggio non hanno subito pesanti trasformazioni ed ancora oggi è possibile trovare in tutte le frazioni, edifici, anche antichi, nel classico stile della montagna carnica.

1 Sostasio, Chiesa di San Gottardo
La strada che conduceva attraverso la valle al Comelico esisteva probabilmente già in epoca romana ed a Sostasio, la prima frazione che si incontra entrati nella valle, si trovava una stazione di posta. Oggi si percorre la S.S. 465 dalla quale si arriva a Sostasio salendo sulla destra rispetto al fondovalle fino a raggiungere la Chiesa intitolata a San Gottardo della quale si hanno notizie fin dal 1430 quando l’abate di Moggio concesse agli abitanti di costruire una prima chiesa che venne distrutta da una frana nel 1611 e prontamente ricostruita.

2 Avausa, Chiesa di Sant’Osvaldo
Tornati sulla strada principale si incontra la frazione di Avausa nella quale l’esistenza di un edificio sacro è documentata fin dal 1300. La chiesa attuale, costruita tra il 1580 e il 1605 è stata ristrutturata e restaurata più volte.

3 Prato, Chiesa di San Canciano Martire
Arrivando alla frazione di Prato un ampio parcheggio è dominato da un campanile isolato che i locali chiamano “il tòr da Prât” e che rappresenta quanto rimane dell’originario complesso dell’antica Parrocchiale di San Canciano Martire citata nei documenti già nel 1316. Più volte modificata e restaurata venne abbandonata per le sue precarie condizioni quando venne costruita, più in alto, la nuova Parrocchiale.
Sulla parete esterna di un’abitazione vicina alla chiesa si vede un interessante affresco votivo datato 1565 raffigurante la Crocifissione di Cristo. Tra le figure sotto la croce sono riconoscibili Sant’Antonio di Padova, San Pietro, la Vergine trafitta da una spada ed un santo re.
Da Prato una piccola deviazione consente di salire al piccolo borgo di Prico con la Chiesetta di Santa Maria del Caravaggio, riedificata nel 1933 su un più antico edificio. Vi è custodita una pala raffigurante la Madonna di Caravaggio opera di Arrigo Poz.

4 Pradumbli, il “Castrum Dominarum”e la Chiesa di San Pietro Apostolo
Unica tra i borghi della Val Pesarina ad essere posto sulla sponda destra del torrente Pesarina si trova la frazione di Pradumbli nelle vicinanze della quale sono state trovate tracce di un castello collocato in posizione strategica. Si tratta di un edificio fortificato con funzioni di torre di guardia conosciuto dai documenti come “Castrum Dominarum” ed appartenuto alle monache (Dominae) del monastero cividalese di Santa Maria in Valle. Un documento del 1225 riferisce come Gisla, la badessa del monastero, consegnò il fortilizio al Patriarca di Aquileia Bertoldo di Andechs.

5 Pieria Chiesa di Sant’Antonio di Padova ed il Piccolo museo storico delle macchine per la fotografia e cinematografia.
Continuando a risalire la valle si arriva a Pieria, frazione in cui si trova la sede municipale, dove la Chiesa di Sant’Antonio di Padova, costruita tra il 1764 e il 1783, sostituì la precedente risalente al 1690.
Al 1869 risale il campanile che si eleva a fianco della facciata a capanna.
Nei locali dell’ex caseificio sociale vicino al Municipio si trova un piccolo museo dove è esposta la collezione raccolta da Odi Gonano, fin da ragazzino appassionato di cinema e fotografia. Vi sono esposti proiettori di alcune sale cinematografiche della regione ormai chiuse, apparecchi, macchine fotografiche e da ripresa cinematografiche professionali, il tutto raccolto e restaurato dal proprietario.

6 Osais Chiesa di San Leonardo
Proseguendo lungo la valle, nel piccolo borgo di Osais, un poco più in alto rispetto al piano stradale, si erge la Chiesa Parrocchiale intitolata a San Leonardo, la cui costruzione iniziò alla fine del ‘300. Nella seconda metà del XVIII secolo la chiesa subì un importante ampliamento.
In occasione dei recenti restauri sono emerse le tracce di edifici più antichi parzialmente visibili da vetri inseriti nel pavimento.

7 Truia La Chiesa di San Lugano e gli Stavoli di Orias
Oltrepassata Osais, una ripida salita porta alla piccola frazione di Truia per poi raggiungere gli stavoli di Orias, un sito emblematico della cultura silvo-pastorale della Val Pesarina. Truia, il sito abitativo più alto della valle (881 metri), è citata in un testo del 1300 come “Ville di Troy”.
Al centro del piccolo agglomerato vi è una piazzetta dove sorge la Chiesa di San Lugano, edificata attorno all’anno 1685. Si tratta del poco conosciuto San Lugano noto anche come “l’Apostolo delle Dolomiti” in quanto è in queste montagne che diverse località e chiese portano il suo nome.

8 Pesariis La Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, Il Museo degli orologi ed altri antichi edifici.
Pesariis è l’ultimo centro abitato della Valle ed è forse uno dei centri storici della Carnia più interessanti sotto il profilo architettonico ed urbanistico per le numerose costruzioni tipiche risalenti al 1500-1700 con tetti spioventi e coperture in pianelle.
Oltre il centro si trova l’antica fabbrica orologi “Solari”, ancor oggi operante nel campo dell’orologeria industriale e dei teleindicatori, erede di un’antica pratica artigiana. Si racconta, fra storia e leggenda, che un corsaro prigioniero della Repubblica Veneta di nome Solari, spedito qui in esilio, iniziò a costruire orologi dando impulso e vitalità ad un’attività artigianale che diventerà tipica della vallata e che, in tempi recenti, è stata convertita in una nota realtà industriale. Fin dal 1600 in Val Pesarina vennero costruiti grandi orologi da torre, realizzati in ferro battuto o ottone, ed orologi domestici di minor dimensione, per arrivare ai più moderni orologi a palette.
Oggi questa tradizione trova spazio nel Museo dell’Orologio ospitato nel Palazzo della Pesa, nel quale sono visibili orologi prodotti in zona in tutte le epoche. Lungo le strade di Pesariis tra gli edifici e sulle pareti degli stessi è inoltre possibile ammirare, in una sorta di museo a cielo aperto, una notevole serie di meridiane e di orologi tradizionali o originali, collegati in un “percorso dell’Orologeria monumentale” spiegato da depliant e cartellini illustrativi.
L’importanza del paese aumentò nel Quattrocento quando, alla caduta del regime patriarcale, sopravvenne il dominio Veneto. Da documenti risalenti al 1602 emerge il ruolo di Pesariis quale località di confine con il Cadore e luogo delegato al commercio ed ai dazi. Risalgono a quest’epoca le diverse costruzioni che compongono l’attuale articolato complesso del Palazzo della Pesa, che sostituì la vecchia pesa di epoca patriarcale.
A Pesariis nel XIV-XV secolo esisteva una torre con un basamento i cui resti sono visibili alla base di quella che è conosciuta come Casa dell’Orologio. Tra il 1600 e il 1800 l’edificio venne a più riprese trasformato ed utilizzato come abitazione e bottega della famiglia Cappellari, una delle famiglie di Pesariis dedita alla produzione di orologi.
Una chiesa, dedicata si santi Giacomo e Filippo, esistente a Pesariis è citata per la prima volta nel 1348. La chiesa venne ricostruita dapprima nel 1736 e una seconda volta nel 1861 su disegno di Girolamo D’Aronco. Della chiesa più antica rimangono alcune statue appartenenti ad un’ancona lignea realizzata da Antonio Tironi attorno al 1516, per la quale, come risulta da un antico documento, erano previste sei statue su due ordini. Rimangono solo tre statue raffiguranti San Pietro, San Giovanni Battista e un San Giacomo seduto leggermente più grande delle altre due.

E con Pesariis si chiude questo percorso in una valle che in ogni angolo presenta spunti di interesse storici, artistici e naturalistici e che meriterebbe una maggiore valorizzazione a condizione di proteggere e conservare le sue suggestive architetture tradizionali ed il bellissimo ambiente naturale.

Autore: Marina Celegon